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SALVINI E LA MAFIA CANCELLATA

SALVINI E LA MAFIA CANCELLATA

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“Qualche mese o anno e la mafia sarà cancellata”, tanti hanno riso alle parole del ministro dell’interno, ma molti, molti di più, no. E nessuno è così ingenuo da poter credere nell’eliminazione repentina delle mafie, ma a nessuno si può chiedere di aderire totalmente a una lotta perpetua. Qualunque guerra a cui non si dia una prospettiva di vittoria è una guerra persa.

Così il vento che ha riempito le vele della lotta antimafia si è smorzato dopo aver soffiato impetuoso per quasi tre decenni, forte come mai era accaduto prima nella Repubblica. Leggi, uomini, mezzi, consenso per arrivare al punto che la mafia forse non morirà mai, che ha più soldi e uomini di trent’anni fa.

“E allora perché lottare?”, una società chiamata alla lotta se lo chiede, e poi si stanca. Norme le più dure, fra i paesi d’Occidente, pene lunghissime, restrizioni carcerarie da paese in guerra, interdizioni economiche, scioglimenti delle amministrazioni pubbliche e commissariamenti in crescita esponenziale. Procuratori, poliziotti e preti, protagonisti unici nelle narrazioni letterarie, in quelle cinematografiche e televisive. Investigatori fra i migliori del mondo.

Niente. Gli sforzi sono serviti ad arginare organizzazioni che senza sarebbero state immensamente più forti. Però la ‘ndrangheta è passata da 47 a 147 miliardi di fatturato, dicono. E in Italia i poveri sono diventati più poveri, i lavoratori hanno avuto diminuite le loro garanzie. E in Calabria si va via più di prima, con tutti i sistemi dei servizi fermi agli anni Settanta.

Forse bisognerebbe chiedersi se non si sia sbagliato in qualcosa, se non si è saputo approfittare di un consenso quasi totale di trent’anni per mettere al tappeto il nemico. E forse non bisognerebbe meravigliarsi se il vento, ormai, arriva a folate. In Italia l’entusiasmo va per cicli, gli italiani sollevano miti che immancabilmente poi faranno cadere al suolo. Nella lotta al crimine non si è saputo separare una mafia stracciona, violenta, ma di pecorai che ha sempre volato basso facendo razzie fra i paesi, nelle regioni periferiche, che ha annichilito le fragili difese di un popolo lasciato alla sua mercé, da un sistema criminale altro dalla mafia, sovraordinato rispetto a essa ed enormemente potente, che ha utilizzato la mafia stracciona, servendosene nei modi più svariati, che ha concesso legittimazioni, immunità ai suoi capi, e le ha revocate, che ha inglobato i suoi elementi utili e gli altri li ha sputati in giro per 41 bis.

Forse, un sistema inquisitorio che è stato formidabile, si è lasciato sfiancare inseguendo la parte bassa, quella rumorosa, del crimine. La mafia stracciona, appunto. Si è lasciato insabbiare dietro alle prede minute. E ora, adesso che servirebbe la potenza massima per accostarsi a un sistema criminale che è sempre stato sovraordinato rispetto alle mafie classiche, che le ha governate a proprio vantaggio, il respiro viene meno. Ed è stato sbagliato pensare che per i cambiamenti sarebbero bastate le ruspe della repressione, accanto a esse sarebbe servita una società di costruttori che è mancata. Il mondo lo si è semplicemente diviso fra giusti e loschi senza la possibilità per nessuno di mutare il proprio destino.

Ed ecco, tutti lo sanno che le mafie non saranno cancellate in qualche mese o anno. Meglio. Per le mafie straccione bastano sì, i mesi e gli anni. Per i sistemi veri, per i potentati accucciati nel grembo della società, il lavoro è solo all’inizio, ma non si può pensare a un nuovo consenso trentennale. Bisogna darseli dei tempi, anche se sono inventati.