L'ANALISI. Elezioni regionali: i due Mario, Sergio e tutti gli altri

L'ANALISI. Elezioni regionali: i due Mario, Sergio e tutti gli altri

i due mario

Le giornate di giovedì e venerdì scorsi, tra Sant’Antonio e Sant’Eliseo,  saranno ricordate da Mario Occhiuto e Mario Oliverio come quelle del mancato chiarimento sul loro futuro di possibili candidati alla massima poltrona del governo regionale calabrese.

Andiamo per ordine. Il 13 giugno, giorno in cui si venera uno dei Santi più popolari in Italia e anche in Calabria, il sindaco di Cosenza decide di presentare la squadra dei suoi sostenitori nella città capoluogo di regione, nel cuore di Catanzaro. Una scelta, che inizialmente era sembrata un atto di gratificazione a quello che doveva essere il massimo sponsor della sua complessa operazione per la conquista della Cittadella: Sergio Abramo, consolidato Sindaco di Catanzaro. La realtà ha rivelato qualche sorpresa di non poco conto. Alla presentazione alla stampa delle liste che dovrebbero sostenere Occhiuto si avvertivano i mugugni dei centristi dell’UDC fortemente delusi per il trattamento elettorale riservato proprio a Cosenza al loro leader storico Lorenzo Cesa in occasione delle recenti elezioni europee. Non era presente il Vice Presidente del Consiglio regionale, in quota PD, ma accreditato come entusiasticamente approdato tra le truppe del Sindaco di Cosenza. Ciconte avrebbe dichiarato ad un alto esponente di FI che era ancora “ troppo presto “ per una presentazione ufficiale delle liste in campo... Ben sapendo che fino alle elezioni, nella politica calabrese possono succedere tante cose e tanti cambiamenti di fronte... 

Ma la vera e sicuramente non gradita  sorpresa della giornata catanzarese di Mario Occhiuto è stata l’assenza del padrone di casa, cioè di Sergio Abramo. A questo punto nessuno ha creduto alle giustificazioni del vuoto assordante dovuto alla mancanza del Sindaco e Presidente della Provincia di Catanzaro.

E‘ evidente che qualcosa si è rotto nel giocattolo arditamente costruito tra Mario e Sergio. E si sa che, in  politica come nella vita, anche se nulla è irreparabile, quando un giocattolo si rompe è difficile ricostruire un oggetto, come un progetto, con le stesse caratteristiche precedenti. Per la verità l’uscita di Abramo a sostegno di Occhiuto aveva aperto uno scenario sorprendente e molto intrigante per chi conosce bene i caratteri dei due sindaci e le loro legittime aspirazioni.

Mario e Sergio sono due personaggi diametralmente opposti. Come opposte sono le loro culture e le filosofie che guidano la gestione delle due città. Cosenza è una città aperta al cambiamento, che persegue un’idea di città moderna in cui si persegue una concezione del bello che deve sposarsi con la domanda di servizi al cittadino, in un mix coraggioso tra vecchio e nuovo. Anche se non appaiono risolti i problemi del vecchio meraviglioso centro storico, che appare sempre più abbandonato al suo destino di degrado, mentre la gestione amministrativa della macchina comunale appare spesso precaria e pericolosamente traballante, anche rispetto alle oggettive difficoltà in cui versano gli Enti Locali.

Catanzaro vive ormai da molti anni una decadenza di ruolo, che si sostanzia plasticamente nell’abbandono e nella crisi in cui è sprofondato il suo centro storico, privato delle sue funzioni direzionali, strangolato nelle sue attività commerciali da una politica scriteriata della mobilità e del traffico. Abramo ha dimostrato nel quasi ventennio della sua gestione della città, di essere un amministratore molto attento e capace nel far quadrare i conti, se necessario anche attraverso lacrime e sangue per i cittadini. Da questo punto di vista il Comune di Catanzaro può vantare una gestione virtuosa del rigore finanziario, di cui si rendono fidati interpreti ed esecutori vigili urbani e agenti di riscossione delle imposte comunali. Ma si sa che di rigore si può anche morire. La gestione della crisi del centro storico è figlia, tra l’altro, di questa visione rigorista, che non accetta, per esempio, di sacrificare qualche modesta entrata derivante dalle sovrabbondanti strisce blu in cui è stato ingabbiata la parte storica della città. E si capisce perchè stia crescendo la vera opposizione dei cittadini, anche contro l’incapacità dell’opposizione delle forze politiche tradizionali. Eppure Sergio Abramo è al top delle sue performances politiche e personali, agevolato anche dalla pochezza del contorno di “amici e oppositori”. Ecco perchè, considerate le possibili incognite sul percorso elettorale di Mario Occhiuto, ha deciso di defilarsi. Senza grandi proclami, ma con un gesto deciso e inequivoco, aperto a tutte le possibili soluzioni sulla strada verso la Cittadella. Nel giorno di Sant’Antonio.

La situazione nel PD calabrese è l’esatta fotografia di Zingaretti, il segretario nazionale. All’esterno si lanciano segnali verso nuovi interlocutori politici assai improbabili e, ad oggi, indefiniti, mentre all’interno crescono e si moltiplicano i dissensi e le divisioni. E per quanto riguarda l’opposizione al Governo di Salvini e Di Maio assistiamo quotidianamente al rumore di un disco rotto che sa meravigliarsi solo delle “divisioni” tra i due padroni del vapore. Troppo poco e scontato! Così come è avvenuto nel corso della kermesse voluta dal Vice Segretario Orlando, venerdì scorso in un noto albergo di Lamezia Terme. In cui chi si aspettava parole chiare sul futuro di Mario Oliverio è rimasto profondamente deluso, malgrado le premesse della vigilia. Tra i più delusi sicuramente l’ex segretario regionale Ernesto Magorno, che nei giorni scorsi soffiava nell’orecchio di qualche amico che “ A questo punto Mario ( Oliverio ) dovrebbe fare un passo indietro...”

Guardando il tavolo della presidenza dell’incontro del T Hotel, sembrava di assistere ad una scena della straordinaria serie televisiva di Sky su Chernobyl, in cui difronte all’immane tragedia, che si stava per consumare, l’apparato del Partito Comunista in assise stabiliva che non c’era alcun pericolo per la popolazione...

Allo stato dell’arte, con un Partito incapace di parlare alla gente e di capire i veri problemi dei giovani, delle donne, degli operatori economici, dei professionisti,  degli intellettuali, dei disoccupati e dei meno abbienti, l’unica proposta politica in campo, pur assai discutibile, rimane quella del Governatore uscente. Che si appella al consenso dei “suoi” Sindaci, forte di una narrazione dei risultati della sua gestione, di cui dal Pollino all‘ Aspromonte i cittadini calabresi stentano a leggerne gli effetti sulla qualità della loro vita quotidiana. Eppure bisogna realisticamente prendere atto che questo PD, così stando le cose, non può fare a meno del supporto di Mario Oliverio, che, nel bene e nel male e con pochi compagni fidatissimi, ha gestito tutto il potere possibile e illimitato in questo quinquennio.

A meno che Zingaretti, Orlando, Guccione, Magorno non pensino in extremis di affidarsi ai miracoli del Profeta Sant’Eliseo.