A Reggio Cgil, Cisl e Uil: ripartire dal Sud per unire il paese

A Reggio Cgil, Cisl e Uil: ripartire dal Sud per unire il paese

italia spaccata

Senza un'idea di sviluppo per le regioni del Sud non ci sarà nemmeno una crescita del Paese e quindi nemmeno un ruolo dell’Italia all'interno dell'Europa. Questo è l'appello forte che Cgil, Cisl, Uil lanceranno domani da Reggio Calabria, città 'simbolo' di un Mezzogiorno sempre più lontano dall'Europa e dal resto del paese in termini di occupazione, infrastrutture, servizi pubblici, sanità, scuola, formazione, persino nel livello di natalità.

Sono tante le motivazioni che porteranno sabato in piazza migliaia di lavoratori, pensionati, giovani ancora una volta sotto le bandiere dei sindacati confederali. Sarà una grande manifestazione di protesta ma soprattutto di proposte sul tema del Mezzogiorno che nelle politiche del Governo è finora il grande assente, praticamente un fantasma. Manca una svolta programmatica, una visione strategica. Ci sono ormai centinaia di vertenze aperte al Mise, molte delle quali come Whirpool, Ilva, Blutec, Alcoa riguardano il destino di tante famiglie meridionali. Non basta la cassa integrazione o la minaccia di revocare gli incentivi alle imprese che chiudono o delocalizzano. Così come non è più possibile assistere a questa fuga sistematica dei giovani laureati, in 18 anni più di un milione e mezzo, tante donne laureate soprattutto, tanti cervelli costretti ad emigrare dal Sud verso altri paesi. Questo è lo ' scippo' più grave, che ha spaccato come non mai il Nord ed il Sud, impoverendo ancora di più alcune aree del nostro paese.

E tutto questo avviene nell'indifferenza della classe politica nazionale ed anche di una parte del mondo dell'informazione, mentre a livello locale non si riesce ad imprimere quella spinta favorevole agli investimenti. In questi mesi lo abbiamo ribadito nelle tante iniziative che abbiamo fatto in tutte le regioni: il problema grave, soprattutto nel Meridione, rimane quello delle infrastrutture e dei ritardi nella costruzione di ferrovie, strade, servizi sociali e sanitari adeguati, nella banda larga e nelle altre opere pubbliche indispensabili per aprire una reale opportunità di sviluppo, occupazione e progresso. Chi volete che venga oggi ad investire nelle regioni del Sud con l’alta velocità che si ferma a Salerno, una rete autostradale dell'epoca dei Borboni, vecchia ed obsoleta, scuole ed ospedali che cadono a pezzi, una criminalità sempre più radicata ed invadente, un territorio lasciato a se stesso dove, come sanno bene i calabresi, basta un temporale per provocare morte e devastazione?

E’ la stessa Europa che incoraggia la realizzazione di grandi reti di collegamento, i “corridoi europei” che devono arrivare fino al Sud per favorire l’integrazione ed una piena circolazione delle merci e dei cittadini. Le infrastrutture servono al nostro Paese per ridurre quel costo aggiuntivo che limita la nostra capacità competitiva. Vale per l'autostrada Napoli- Bari, per la Sassari Olbia o la Siracusa- Gela. Vale per la Statale Ionica, per la realizzazione di quanto previsto dai contratti di programma di Ferrovie o di Anas in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria,

Sicilia, Sardegna. Parliamo di porti, acquedotti, dighe, ferrovie, metropolitane, termovalorizzatori, ospedali, fino alle scuole dei piccoli comuni. Ma tutto, invece, è fermo, paralizzato. Di 37 grandi opere strategiche programmate negli ultimi 15 anni, soltanto 11 sono quelle arrivate al traguardo. Il decreto “sblocca cantieri' è solo un pericoloso palliativo, perchè indebolisce il codice degli appalti e depotenzia l'Anac, quindi la prevenzione ed il contrasto delle mafie, la trasparenza e la sicurezza dei lavorarori. Non è questa la strada da seguire.

Sono i nuovi investimenti in infrastrutture, innovazione, ricerca, scuola, a fare da moltiplicatore per la creazione di posti di lavoro. Ma la cosa grave è che non si interviene nemmeno sulla formazione e sulle competenze che servono alle aziende del sud, o su come accelerare ed assicurare l'effettiva spesa dei fondi europei che in Italia vengono impiegati per meno del 10 per cento delle possibilita'. Per questo il sindacato è in campo. Dobbiamo proseguire sulla strada del dialogo e dei patti regionali e territoriali, in cui tutti i soggetti assumano impegni reciproci. Le zone economiche speciali (Zes) devono davvero diventare un volano per per attrarre maggiori investimenti italiani e stranieri. Il Sud non ha bisogno di guerre di religione, ma di coesione sociale e di accordi per uno sviluppo rispettoso dell'ambiente.

Ecco perché il Governo, le Regioni e le istituzioni locali hanno delle responsabilità enormi e sono chiamate a dare una risposta concreta ai bisogni del territorio. Ma un punto deve essere chiaro: le risorse europee vanno spese bene e rapidamente, ma non possono essere sostitutive della spesa ordinaria dello Stato. Così come strumenti uguali per affrontare situazioni diseguali non offrono alcun vantaggio al Sud. Lo abbiamo visto con i fondi di industria 4.0 che sono andati tutti alle imprese del Nord perchè nel Sud non c'erano le aziende in grado di utilizzare quello strumento. In un paese ancora spaccato in due come l'Italia servirebbero incentivi fiscali forti e mirati diversificati tra Nord e Sud per favorire gli investimenti produttivi e le assunzioni a tempo indeterminato dei tanti giovani disoccupati che non chiedono oggi sussidi ma un lavoro vero e stabile. Questa è la vera 'manovra', la sfida da lanciare all'Europa in nome dello sviluppo. Per questo il sindacato è in campo.

Se il Governo non darà risposte e non aprirà un confronto vero con le parti sociali in vista della prossima Legge di Bilancio, la nostra mobilitazione continuerà. Il tema del riequilibrio territoriale deve essere affrontato strutturalmente come una 'questione nazionale', come più volte ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella. Occorre lo sforzo di tutti i soggetti, istituzionali, politici e sociali per un grande patto, una stagione di innovazione e di cambiamento rimettendo al centro il lavoro, la crescita, gli investimenti. E' questo il messaggio che la Cisl insieme alla Cgil e alla Uil domani vogliono inviare al Governo Conte, consapevoli di una ritrovata stagione di unità sindacale, frutto di proposte e piattaforme comuni e di un rinnovato rapporto con milioni di lavoratori, pensionati, giovani.

*Segretaria Generale Cisl

***La manifestazione muoverà da Piazza De Nava (di fronte al Museo Nazionale) alle 9 mattina, dov'è previsto il concentramento, verso piazza Duomo per la conclusione.