SCUOLA e SISMA/2. La scelta della Calabria

SCUOLA e SISMA/2. La scelta della Calabria

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Oggi si può parlare e si parla di un modello Calabria per la scuola, è necessario che se ne parli ancora di più domani, man mano che gli edifici adeguati o ricostruiti entreranno in funzione. Adesso ci sono lavori in corso, gare affidate o da affidare, o progettazioni da sviluppare per i Comuni che stanno partendo adesso.

È un racconto da fare, segnandone le tappe principali. È necessario conoscerlo adesso, mentre ancora si sta svolgendo, con il finale ancora da scrivere.

È necessario fare questo racconto in questi tempi in cui le notizie si accumulano nel web. In cui i social si muovono come tornadi. Il web stesso a volte sembra la base dello smog, il fumo pesante e malefico unito alla nebbia impenetrabile. È necessario perché, questo della Calabria, potrebbe diventare un modello Italia.

È utile quindi riprendere sia le decisioni tecnico-politiche che sono i presupposti del modello Calabria, sia le ricadute e i risultati ottenuti, cioè gli impatti, e quelli che si otterranno nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Alcune questioni sono particolarmente importanti, e tra queste certamente la questione sismica, madre di tutte le questioni.

Si tenga conto che in tutta l’Italia ci sono circa 3.000 edifici scolastici in zona sismica 1 e circa 16.000 in zona sismica 2. Nella Calabria ce ne sono circa 1.500 in zona sismica 1. Cioè circa il 50% di tutti gli edifici scolastici italiani in zona sismica 1 è in Calabria. Gli altri edifici in Calabria sono in zona sismica 2. Bisogna prendere atto della situazione reale del nostro paese dove 19.000 scuole distribuite nelle zone sismiche 1 e 2 impongono la sicurezza nelle scuole come un grande (e sottovalutato) problema nazionale.

La Regione Calabria ha dato nel proprio territorio una risposta tecnico-politica cruciale: TUTTI gli interventi strutturali negli edifici scolastici devono puntare all’adeguamento sismico o alla demolizione con ricostruzione e non al solo miglioramento. Cioè devono puntare a rendere le scuole atte a resistere al sisma, con le conoscenze tecniche ad oggi normate. Testualmente la Giunta ha deciso di “… dare indirizzo agli uffici regionali affinché vengano ritenuti ammissibili esclusivamente interventi strutturali che conseguano l’adeguamento sismico o la demolizione e ricostruzione dell’edificio.” Non distribuiamo soldi: imponiamo la costruzione e le modifiche delle/nelle scuole che possano salvare la vita dei nostri ragazzi, dei loro insegnanti, dell’intero personale scolastico di ogni singolo edificio.

La decisione della Giunta del Marzo 2017, coi vincoli sopra riassunti, non è stata facile. Oggi con il senno del poi può sembrare banale, ma quando è stata presa andava in forte controtendenza rispetto alle altre Regioni, alla visione ministeriale e anche rispetto al passato della stessa Regione Calabria. Roma ha voluto conto e ragione di questa decisione della Calabria.

Fare un intervento di miglioramento può avere un valore medio dell’ordine di 90mila euro, fare un intervento di adeguamento può avere un valore medio di circa 900 mila euro. È banale osservare che a parità di soldi miglioramenti se ne potrebbero fare per circa 10 volte in più e quindi i like sarebbero almeno decuplicati. Non bisogna aggiungere commenti. Bisognava solo scegliere se pensare agli alunni, agli insegnanti, al personale non insegnante, alle famiglie. E allora si è bruciata la possibilità dei like, dei grandi numeri nei social. La Giunta, la Calabria, ha scelto. E speriamo che tutta l’Italia faccia come in Calabria.

*UniRc, Vice Presidente della giunta regionale della Calabria