L’INTERVENTO. Quando nella sinistra c’era il Pci

L’INTERVENTO. Quando nella sinistra c’era il Pci

berlinguer

Per adeguarsi a questi fastidiosi tempi oscuri, che vedono l’ascesa di grotteschi capitani padani che imitano tragici condottieri del secolo scorso e annunciano repressioni esemplari parlando in nome di tutto il popolo, il Corriere sposa la causa del sovranismo e ne dà una versione per così dire culturale.

 Con il pathos che si respira nella destra ungherese o polacca, sul foglio di via Solferino Aldo Cazzullo ha infatti invocato nei giorni scorsi la soluzione finale della questione comunista.

Con un tono di mistica esaltazione, che al solito accompagna i cultori di un odio viscerale verso idee e movimenti (persino Berlinguer viene censurato perché era “pur sempre un comunista”), nel giornale si prova quasi un senso di invidia per la Germania “dove i conti con gli spartachisti erano stati chiusi subito dopo la Grande Guerra, con il contributo dei socialdemocratici”.

Una pagina buia della storia tedesca, con l’assassinio di Rosa Luxemburg, una delle più grandi menti del ‘900, viene ripescata perché ha il merito di aver “chiuso i conti”, appunto un vero regolamento dei conti è quello sollecitato, con i demoniaci comunisti.

A Cazzullo ha risposto in tono e con giusta indignazione il prof. Michele Prospero. Poiché al fondo di ogni anticomunismo, o volontà di “chiudere i conti”, riposa sempre un cumulo di ignoranza, il Corriere enuncia un postulato fasullo da cima a fondo: “Ovunque il comunismo è andato al potere, l’ha mantenuto con i gulag e la polizia politica”.

I comunisti negli anni Trenta sono andati al governo in coalizioni, fronti popolari in Francia, in Spagna. E non risulta a Parigi alcuna apertura di gulag; in Spagna poi la legittima repubblica “rossa” è stata sepolta con la guerra civile e l’appoggio nazifascista al generalissimo.

Nel dopoguerra i comunisti hanno sostenuto gli esecutivi socialisti nei paesi nordici, sono andati al governo in Francia e in Italia e hanno accettato, in entrambi i casi, il loro allontanamento dalle coalizioni antifasciste.

A cadere ferito sotto il piombo è stato semmai il capo comunista, e con lui, nelle fabbriche nelle piazze e nelle campagne, decine di operai, contadini, giovani militanti che hanno perso la vita in un paese difficile che vanta il più elevato numero di assassini politici in tempi di democrazia.

In Cile i comunisti erano saliti al governo legittimamente e a interrompere il “metodo pluralista” di transizione al socialismo disegnato dal socialista Allende sono stati i golpisti con il sostegno americano.

Oltre alla storia deformata per “chiudere i conti” sul piano delle idee, il Corriere ricorre anche all’esplicita invocazione dell’eversione costituzionale. L’assunto del giornale è infatti che “l’anticomunismo e l’antifascismo dovrebbero essere come l’aria e l’acqua: valori condivisi da tutti, la premessa comune di qualsiasi confronto politico”.

Per essere coerente con questa sovversiva asserzione, il Corriere dovrebbe chiedere la rimozione della firma di Umberto Terracini dal testo della carta repubblicana, potrebbe anche invocare la restituzione delle medaglie d’oro agli eredi dei 7 fratelli Cervi e ai comunisti che più di altri sono marciti in galera e caduti nella lotta di liberazione.

Visto che il contributo più rilevante alla stesura della Costituzione vigente, tra i leader di partito, venne proprio da Palmiro Togliatti (che suggerì peraltro al socialista Basso la formula dell’articolo 3, uno dei più innovativi nella storia del costituzionalismo) l’equivalenza di fascismo e comunismo (“l’aria e l’acqua”) sostenuta dal giornale della borghesia comporta soltanto la scelta, alquanto significativa, di porsi contro e fuori le radici storiche reali della costituzione repubblicana.