Guerre democratiche. Riparte la polemica nel Pd tra chi vuole allearsi coi 5* e chi no

Guerre democratiche. Riparte la polemica nel Pd tra chi vuole allearsi coi 5* e chi no

trittiRiesplode la polemica (a rischio nuove frantumazioni) dentro il Pd nazionale. Coinvolge personaggi di prima grandezza come Matteo Renzi, l’ex ministro (ed ex segretario del Pd) Dario Franceschini e, ancora prima di lui, Massimo D’Alema che del Pd non fa più parte.

Franceschini è partito all’attacco proponendo esplicitamente, con un’ampia intervista al Corriere della Sera, l’apertura di un dialogo in vista di un accordo tra il Pd e il M5s. Sul punto era già intervenuto il segretario Pd Nicola Zingaretti con un perentorio se il Parlamento si scioglie l’unica ipotesi in campo per il Pd saranno le elezioni. Insomma, niente alleanza coi 5*. Nei giorni scorsi aveva, invece, già rotto il ghiaccio Massimo D’alema su Repubblica sostenendo che la diveersità tra Lega e 5s sul voto alla presidente della Commissione europea, era un segnale di rottura tra i due partiti e che, quindi, il Pd avrebbe dovuto lavorare a un rapporto nuovo coi pentastellati. Insomma, alleanza coi 5* ora richiesta in modo esplicito Franceschini dal Corriere e già sollecitata e anticipata da D'Alema. Matteo Renzi, con cui Franceschini ha polemizzato direttamente nella sua intervista, è contro questa ipotesi di alleanza. In realtà, il tema è sotteso a tutto il dibattito interno al Pd ed è difficile capire quale sia al momento la posizione maggioritaria. Un tema, comunque, che sembra poter aprire altre frantumazioni.

Renzi su Facebook scrive: "Tutte le volte che faccio una intervista contro Salvini e Di Maio parte qualcuno dal Pd che mi attacca. Ci sono abituato, non è più un problema. E mentre io ieri sera difendevo la comunità di donne e uomini del Pd dalle schifose strumentalizzazioni di Di Maio sulla vicenda dei poveri bambini di Bibbiano, altri aprivano ai grillini (…) Ci vuole chiarezza, una volta per tutte. E allora prendo sul serio le parole di oggi (22 luglio, ndr) di Dario Franceschini, in una intervista in cui per metà attribuisce a me la colpa di tutto ciò che è successo in questi mesi e per metà fa l'elogio del Movimento cinque stelle: Insieme possiamo difendere certi valori, dice Dario, dei grillini. Insieme a loro, ok. Ma - aggiunge Renzi - senza di me, sia chiaro. Perché io non vedo valori comuni con chi ha governato in questo anno”.

Renzi continua: “Sostenere che sia sempre colpa mia di tutto e del fatto che io abbia portato la Lega al 35 per cento buttando l'elettorato italiano in mano a Salvini o che abbiamo perso le elezioni per il mio carattere mi sembra incredibile. E mi piacerebbe che chi come Dario è in politica da decenni avesse l'onestà intellettuale di fare un'analisi meno rozza”.

“Aggiungo che chi, come Franceschini ha perso nel proprio collegio e poi consegnato la propria città alla destra dopo settant'anni, forse potrebbe avere più rispetto per chi il collegio lo ha vinto e continua a governare i propri territori. A meno che non si voglia dire che anche a Ferrara è colpa di Renzi. Mi sono dimesso dalla guida del governo – continua l’ex premier - tre anni fa, mi sono dimesso dalla segreteria un anno e mezzo fa: mi sono dimesso, io, che pure ho vinto a casa mia, a differenza di chi è sempre lì, dai tempi del governo D'Alema, a spiegarci come va il mondo dopo aver perso tutto. Sicuramente è comodo considerarmi l'alibi ma io non sono più la guida del Pd da più di un anno”.

“Per me – continua Renzi - l'alleanza con i Cinque stelle è un errore politico. Non ho valori comuni con i Cinque stelle. I grillini a Strasburgo hanno votato Sassoli, bene. Lo hanno fatto però anche Berlusconi e Orbàn. Che facciamo? Difendiamo i nostri valori con Orban? C'è un tema di politiche: sul lavoro, sul giustizialismo, sui vaccini, sulla Tav, sui Benetton, sulla Gronda di Genova, sul Tap, sul merito nella scuola, sulle riforme costituzionali, sull'immigrazione, su Timmermans e sull'Europa, sulle Olimpiadi, sui rifiuti di Roma, sulle chiusure domenicali, sulle infrastrutture, sull'immigrazione, sui diritti civili e potrei continuare a lungo, vedo un abisso di differenze tra loro e noi. O perlomeno tra loro e me.

C'è un tema poi più grande", aggiunge. "I Cinque stelle non sono un movimento democratico. Hanno una piattaforma opaca, un rapporto stravagante con la Rete (vogliamo dirlo o no che quando partono i finti tweet contro Mattarella, nel giorno in cui Di Maio annuncia di procedere contro il presidente per alto tradimento, quei finti tweet non sono fatti dai russi, ma sono chiaramente 'made in Italy'? O facciamo finta di rimuovere tutto?), una capacità di aggressione alle nostre persone esattamente identica a quella di Salvini.

E ancora: "Chiarito che sono concettualmente contrario, mi domando che gusto ci sia ad aprire ai Cinque stelle per ricevere il giorno dopo da Di Maio la risposta: Non ci accordiamo col partito di Bibbiano. Ma che senso ha? Che gusto c'è? Franceschini si sforza di offrirmi un trattato di tattica parlamentare e di saggezza politica, ma il godimento nel prendere schiaffi - addirittura da uno come Di Maio - non si chiama politica, si chiama masochismo. A me fa schifo sentirmi dire che il mio partito è quello che usa l'elettroshock contro i bambini. Non ho valori comuni con un omuncolo meschino che per prendere un voto strumentalizza anche gli orrori.

Noto che a qualcuno piace aprire a chi ci insulta, aprire per farsi dire no grazie. A me no. Mi spiace", sostiene l'ex presidente del Consiglio, "che tutte le volte il mio nome sia tirato in ballo in polemiche interne al Pd. Penso sia ingiusto. Ho proposto una mozione di sfiducia perché mi sembrava naturale che l'opposizione alzasse la voce contro Salvini e che i Cinque stelle fossero messi alla prova per capire davvero le loro intenzioni.

Il segretario Zingaretti ha detto no e per rispetto nei suoi confronti mi sono fermato senza raccogliere le firme dei parlamentari. Ho fatto lealmente la mia campagna elettorale a fianco dei candidati del Pd alle Europee e nei territori cercando di dare una mano. Ho finanziato una scuola di formazione politica", sottolinea ancora l'ex segretario del Partito democratico, "e iniziato una battaglia contro le fake news che spero sia utile all'Italia, prima ancora che al Pd".

E infine: "Se qualcuno vuole davvero fare l'accordo con i Cinque stelle ci provi, alla luce del sole, senza dover attaccare me. Io non condivido questa scelta e per il rispetto che devo a chi mi ha eletto nel collegio, non voterò la fiducia a un governo Pd-Cinque stelle. Chi vuole provarci lo faccia: nessuno potrà impedirmi di oppormi ad alta voce come è mio diritto. E come è mio dovere. Si può rinunciare a una poltrona, come io ho fatto più volte, ma non si può rinunciare alla dignità".