MINISTRI. Ma la Calabria nel Governo non c’è

MINISTRI. Ma la Calabria nel Governo non c’è

lassenza

E’ innegabile che la composizione del nuovo Governo Conte sia in quanto a composizione a trazione meridionale. Sono i numeri a spiegare tutto: undici ministri su 21 sono del sud e ben quattro sono campani, tre siciliani, due lucani (tra cui quello dell’Interno) e due pugliesi. Ad essi va aggiunto addirittura il premier, il foggiano Conte. Nel precedente Governo i ministri del sud erano appena 7.

  Come tutto questo si tradurrà nell’azione del Governo giallorosso è ovviamente tutto da vedere, vista tra l’altro l’assoluta nebulosità dei programmi. Già ieri taluni facevano notare, ad esempio, una contraddizione possibile di progetti tra la titolare del ministero del Lavoro e quello del Sud: la prima ispiratrice del reddito di cittadinanza ed il secondo che, in quanto attuale vicedirettore Svimez, punterà verosimilmente ad affrontare i nodi strutturali del disavanzo tra Nord e Sud.

  Ed altrettanto poco chiaro è come il nuovo esecutivo intenda affrontare e risolvere il nodo dell’autonomia differenziata. E’ vero che sulla carta le posizioni di 5S e Pd potrebbero convergere ma già da entrambi gli schieramenti si sono levate autorevolissime voci che puntano a non fare retrocedere la questione del Nord nell’attenzione di Governo e partiti.

  A tutto ciò si aggiunga la partita delle elezioni regionali, anche nel sud, con il nodo cioè delle possibili alleanze tra le due forze politiche di governo anche nelle regioni dove si voterà prossimamente e che coinvolgono anche importanti regioni del sud tra cui Calabria e Campania. Insomma, se per il momento il Meridione vince l’asticella dell’attenzione dovrà restare assai alta e attenta l’azione di forze politiche e sociali.    Per il momento c’è però un dato che salta agli occhi e che rileva più di un problema: la nostra amata Calabria da quegli 11 ministeri meridionali è totalmente esclusa. Scomparsa. Non c’è. Come se non ci fosse. Ignorata. Cancellata.

  Eppure sia 5S che Pd avevano ed hanno nomi non secondari da avanzare, alcuni erano stati financo dati per certi come ministri in ruoli tutt’altro che secondari. Alla fine dalla lista che Conte ha consegnato a Mattarella non ne è però rimasto nessuno.

  Unica regione del sud a non avere rappresentanti. Non è detto che sia un male o che sia per forza di cose un segnale di abbandono ma qualcosa forse vorrà pur dire. Qualche riflessione dovrà pur sollecitarla.

   Non avere donne o uomini nel Governo del Paese è sicuramente un segnale che oggi forse la Calabria è vista, a torto, più un problema o un impiccio da levarsi di torno. Oppure un giudizio fin troppo sprezzante sulla classe dirigente, politica e non solo. Oppure ancora un segnale lanciato per un cambio di rotta. Chissà…. Certo non saranno le nomine dei sottosegretari a sanare la ferita e la lacuna già sancita mercoledì scorso al Palazzo del Quirinale. L’autunno calabrese già denso di tante incognite si apre con uno scenario poco rassicurante.