L’ANALISI. Pd, M5s e le prossime elezioni regionali

L’ANALISI. Pd, M5s e le prossime elezioni regionali

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Solo chi ha scarsa confidenza con la politica ha potuto immaginare che i 5* fossero pronti e disponibili ad allearsi col Pd immediatamente nei territori, anche se proprio lì si giocheranno decisive partite politiche di peso nazionale nei prossimi appuntamenti elettorali regionali.

E solo chi non ha nessuna confidenza con la complessità della politica può pensare che sia inutile insistere perché tanto si perde tempo e basta. La logica politica, invece, impone che in diversi dei prossimi appuntamenti (Umbria, Calabria, Emilia e Romagna, Toscana) Pd e 5* trovino come minimo, se sarà difficile realizzare vere e proprie alleanze organiche, il modo per darsi reciprocamente un robusto sostegno politico.

Ma facciamo un passo indietro e quindi due in avanti. Fin dal minuto successivo a quello in cui Salvini s’è presentato all’incasso, Pd e M5s hanno, senz’averlo concordato, costruito insieme un robusto recinto che escludeva in modo radicale due soli scenari: 1) elezioni anticipate, e/o 2) un nuovo governo tra Lega e M5*. Scelte ovvie e obbligate per impedire la sostanziale scomparsa dei 5* (già visibile nel passaggio tra il voto politico ed europeo) e la sostanziale emarginazione del Pd ridotto a irrilevante minoranza nel quadro di un’affermazione trionfale di un Cdx a trazione populista con il Centro sempre più compresso e la destra sempre più radicalizzata.

La rapida (e cinica) lucidità di Grillo e Renzi (che hanno per primi accettato il rischio di chi dice cose diverse dalle precedenti, ubbidendo alla sostanza del meccanismo politico che non pretende la coerenza ma la capacità di risolvere i problemi reali - e diversi - che di volta in volta si presentano) ha messo in moto il processo che ha portato alla formazione del nuovo governo bloccando la deriva che molti hanno avvertito e/o giudicato, e continuano a giudicare, pericolosa per il paese.

E qui si pongono e fatti e domande destinati a scardinare, certo non subito ma tenendo conto dei tempi della politica, le obiezioni e le tormentate resistenze che i 5* da un lato e il Pd dall’altro mettono avanti nei territori per difendere i propri (presunti) interessi. Il varo del nuovo governo non ha risolto (il fatto) i problemi che il paese il Pd e i 5* avevano prima della sua nascita. E’ immaginabile che i due partiti li risolvano (la domanda) prima di un periodo che sarà lungo anni e solo se vi saranno mosse sapienti e incisive a favore della gran maggioranza degli italiani?

Il Conte 2 è una scommessa. Uno scontro frontale che nessuno al momento sa da chi verrà vinto. Salvini sostiene che alla fine (che vede “prossima”) la vittoria sarà sua. L’esatto contrario di Pd e 5*. Il “Capitano” leghista non è un visionario: è costretto a vedere “prossima” la sua vittoria perché sa che se il governo non verrà rovesciato rapidamente e durerà (e durerà solo se riuscirà via via a dare risposte convincenti) sarà lui a venire travolto.

Nello scontro per il futuro del paese il bilancio delle vittorie elettorali in Umbria, Emilia e Romagna, Calabria e Toscana sarà più importante di un’intera manovra economica. Non è bello né giusto che sia così. Ma sarà così.

Militanti e dirigenti dei 5* e del Pd nei territori non sono contenti di tutto questo. I corpi dei due partiti anche se sono stati costretti al matrimonio non si prendono un granché. Non è la prima volta nella storia che quando irrompe una crisi o si annuncia in modo repentino e inaspettato un cambiamento ci si rifugia nella conservazione. Capita che il proprio mondo si arrocchi e si chiuda nel bunker proprio quando la salvezza dipende dal rischio dell’apertura e dalla scesa in campo.

Ma Pd e M5* sono (saranno) costretti a un reciproco sostegno per vincere, o comunque per non venire travolti. La vittoria in quelle competizioni che assumono, piaccia o no, un ruolo strategico rispetto alla tenuta del governo del paese sarà del Cdx di Salvini o dall’alleanza giallo-rossa, anche quando i gialli e rossi non si presenteranno alleati.

Tertium non datur.