L’ANALISI. Oliverio, Occhiuto e i 5*: il male oscuro della Calabria e la politica che si spappola

L’ANALISI. Oliverio, Occhiuto e i 5*: il male oscuro della Calabria e la politica che si spappola
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UNO. C’è qualcosa di profondo e inquietante che fa della Calabria un’anomalia sempre più incomprensibile (apparentemente). E quanto sta accadendo attorno alle elezioni regionali, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, lo dimostra con feroce chiarezza. La Calabria è l’unica regione d’Italia dove Csx e Cdx si riflettono nello specchio della politica rinviandosi reciprocamente l’immagine di uno spappolamento che sembra annunciare non la crisi o la fine di questa o quella aggregazione ma la fine di qualsiasi possibilità di aggregare a favore di uno spappolamento sistemico. Se siamo all’anticipazione di un fenomeno di tendenza nazionale o soltanto in marcia verso il punto estremo di una crisi territoriale, tra Sila e Stretto, non è ancora chiaro. Anche se la Calabria non ha alle spalle una storia di anticipazioni, e bisogna andare indietro per proporla laboratorio del nuovo e/o della modernità.

DUE. La vicenda del Csx è nota. Non è facile capire lo sbarramento contro Oliverio. Perfino quelli che lo hanno sognato e ci speravano se lo son visto cadere in testa come una grazia ricevuta. Ora si teorizza la necessità del cambiamento per il modificarsi delle alleanze nazionali ed è questo un possibile argomento di peso. Ma ricordano tutti che lo sbarramento è arrivato prima che l’attuale quadro politico si determinasse e in ogni caso quando i rapporti tra Pd e M5s non prevedevano alleanze sui territori. Del resto anche in Emilia vi sarà un nuovo quadro politico e anche lì i 5s sono contro il governatore uscente ma il Pd (nazionale) si sta regolando in modo diverso. Sia chiaro: può essere legittimo, giusto e necessario far saltare Oliverio. Non è questo il punto. E la decisione spetterebbe al Pd della Calabria e ai calabresi. Ma l’impressione, invece, è che la parte più significativa di questa discussione rimanga nascosta e venga taciuta. Curiosamente l’aspettativa e il sospetto dei sostenitori e degli avversari di Oliverio sono identici: potrebbero arrivare novità (giudiziarie?) tali da rendere fragile o imbarazzante la sua presenza. Al di là di come si concluderà la vicenda quel che al momento appare è uno sfarinamento del Csx e il suo progressivo indebolirsi.

TRE. La vicenda del Cdx non è diversa. E’ affiorata (ma solo apparentemente) in una manciata di secondi con una esplosione violenta. Tutti i leader calabresi della coalizione, per settimane, hanno giurato che non vi sarebbe stato nessun problema e che avrebbero giocato come una squadra unita e compatta. Nessuno ha avanzato proposte e che si sappia il popolo del Cdx non è mai stato coinvolto in una discussione sul governatore della Calabria. Molti in Calabria ripetevano la certezza dell'unità granitica (forse) con la ferrea certezza di essere i predestinati all’alloro. Ma appena Fi ha comunicato ufficialmente che la Calabria sarebbe toccata a Fi e che Fi (anzi, Berlusconi) aveva deciso di candidare Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e fratello di Roberto, una delle teste strategiche nazionali rimaste, col rinsecchirsi dei tempi e dei voti, a Berlusconi, la situazione è precipitata. Nonostante come segno di buona volontà (e di ringraziamento?) Fi modificando una precedente decisione abbia annunziato che sarebbe scesa in piazza per  la manifestazione nazionale di Salvini contro il governo dei “poltronisti”.
   Una manciata di minuti e dalla Calabria la Lega, con dichiarazione del commissario del Nord nominato da Salvini, ha avvertito che la Lega in nessun caso avrebbe sostenuto Occhiuto. I leghisti hanno spiegato che in Calabria ci sono donne e uomini che non hanno in corso procedimenti penali (diversamente da Occhiuto), che potrebbero consentire una svolta dopo i disastri del Csx. Un’impennata giustizialista del partito accusato dai giudici di aver fatto sparire decine e decine di milioni di euro e ancora sotto scopa per Savoini e i suoi maneggi coi russi. Ma soprattutto nel Cdx s’è registrato il tuono rumorosissimo del silenzio di FdI che non si capisce se lascerà sola la Lega o Berlusconi con gli Occhiuto. Oppure se chiederà alla Lega e a Fi di esprimere un candidato della Meloni, per esempio Wanda Ferro, molto amata in Calabria ma non tra i capi elettori del Cdx. Il tutto mentre Occhiuto (non Mario ma Roberto) avvertiva che Fi avrebbe tenuto ferma la candidatura di suo fratello che il giorno successivo, confermando, ha fatto intendere che la Lega un giorno è garantisca e l’altro no (ogni riferimento a Salvini e ai suoi sottoposti non pare casuale). Infine, mentre Berlusconi informava di aver chiesto un parere agli avvocati sui problemi giudiziari di Occhiuto, Salvini in diretta Fb ha dato il benservito a Occhiuto avvertendo che lui vuole per la Calabria "candidati non indagati e pluriprocessati".

QUATTRO. Nel frattempo il M5s, che dopo l’exploit delle elezioni politiche in Calabria non è sembrato capace di mantenere le punte alte del suo vertiginoso successo, ha dato vita a un curioso spettacolo. Tutti gli esponenti 5*, senza eccezione alcuna, hanno escluso qualsiasi accordo e/o alleanza col Pd giudicato in blocco più o meno una banda. Una parlamentare calabrese 5* s’è autoproposta candidata-Governatora (non si è capito se dei soli 5* o di/con altri). Via radio un esponente del Movimento l’ha azzerata spiegando che la “volontaria” non è candidabile. Nel frattempo sono circolate proposte accreditate ai 5* (per esempio l’imprenditore Callipo, ma non solo) che ufficialmente non ne hanno avanzata alcuna mentre continuano a ripetere che di accordi col Pd neanche a parlarne.

CINQUE. Due notazioni estemporanee per un dibattito che dovrebbe stare a cuore a tutti. La prima, pare che in Calabria non si stiano registrando crisi e difficoltà di uno schieramento politico ma una crisi profonda della politica, di tutti gli orientamenti politici, che si rovescia come un rovinoso tsunami sui partiti e gli schieramenti che abbiamo conosciuto dissolvendoli. La seconda, non è semplice inventariare le ragioni di un processo così complesso, ma si può intanto appuntare che al suo interno si ritrovano sempre i problemi della giustizia aggravati dall’immagine e dalla nomea che sulla Calabria e i calabresi hanno un peso sempre più rilevante.