SOLE 24ORE: La Calabria affonda: “E’ il segnale più vistoso del deserto occupazionale al Sud"

SOLE 24ORE: La Calabria affonda: “E’ il segnale più vistoso del deserto occupazionale al Sud"

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Sulla prima pagina del Sole 24 ore di lunedì 4 novembre, ci sono almeno tre notizie di straordinario interesse. Tutte e tre sono ricavate dall’ufficiale “RAPPORTO BANKITALIA”, un report a cui lavorano specialisti di alta professionalità.

La prima: nel 2018 in Italia il saldo tra nuovi contratti di lavoro e contratti di lavoro cessati, registra nell’intero paese la nascita di 306mila nuovi posti di lavoro.

La seconda: di questa massa di nuovo lavoro il Mezzogiorno, tutto il Mezzogiorno, ottiene soltanto 40mila nuovi posti di lavoro. Se si tiene conto che il Sud è più di un terzo del paese, uno sviluppo equilibrato avrebbe dovuto consegnare a questa parte dell’Italia un saldo di circa 120mila nuovi occupati (e non solo Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno!). Quindi, l’Italia meridionale ha avuto soltanto un terzo di quel che sarebbe toccato con uno sviluppo equilibrato del paese (non viene qui trattato l’argomento che per ridurre il divario vi sarebbe stato bisogno di un numero molto più alto di nuovi occupati).

La terza: (la riporto con le parole testuali del quotidiano della Confindustria, altrimenti non ci crede nessuno): “612 posti di lavoro. Il numero di posti effettivamente creati in Calabria nel 2018 (saldo tra i rapporti avviati e quelli cessati). E’ il segnale più vistoso – conclude Sole24 – del deserto occupazionale al Sud”. La Calabria è quindi il simbolo (uso il linguaggio crudo del Sole 24) del “deserto occupazionale al Sud”: una sentenza che il maggior quotidiano economico del paese ha il coraggio di rendere pubblica e ufficiale. Del resto, basta fare i conti della serva: l’Italia ha 60mln circa di abitanti. 306mila nuovi posti di lavoro significa che per ogni milione di abitanti in media ci sono stati 5.100 nuovi occupati. In Calabria, che di abitanti ne ha circa 2mln, sarebbero dovuti arrivare più o meno 10.200 nuovi posti di lavoro.

Bisogna riconoscere che siamo a una tragedia sociale che riaffiora con segni sempre più preoccupanti e drammatici, mentre le forze politiche meridionali si spappolano e si dividono sempre più frequentemente e rapidamente. Intanto crescono gli orientamenti di fastidio del paese rispetto al Sud. Soprattutto si moltiplicano i tentativi di ridurre a questione antropologica la “questione meridionale” narrandola e trasformandola in “questione dei meridionali”: un tipo umano, viene sapientemente insinuato, incapace di lavorare e progredire, di vivere in comunione con la società e le sue regole, con naturale tendenza a trasgredire la legalità.

Più esplicitamente: il Sud va così perché tutte le sue classi dirigenti e tutti i suoi rappresentanti istituzionali e politici, senza eccezione alcuna, si sono equamente divisi in corrotti, ladri e incapaci.

Dietro questo assunto, ormai esplicito, ce n’è un altro inespresso e suggerito molto più potente e pericoloso, che ne costituisce il presupposto logico necessario: i meridionali - proprio per questo - hanno sempre votato, con determinazione e pervicacia corrotti, ladri e incapaci. Appena sanno che uno non è ladro non gli danno neanche un voto. Un convincimento diffuso fuori dal Sud che rende imbarazzanti e ridicole tutte le richieste del voto meridionale (che pure è sempre stato necessario per assicurare la maggioranza dei governi italiani dalla nascita della repubblica).

Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia, Sardegna e Sicilia nei 60 anni a partire dalla istituzione delle Regioni (Sardegna e Sicilia, ancor prima) hanno eletto nell’ultimo mezzo secolo almeno 96 diversi Consigli regionali ma non ne hanno mai eletto, neanche per errore come imporrebbe il calcolo delle probabilità, uno virtuoso. Nessuno sembra rendersi conto che non è possibile.

C’è difficoltà ad accettare che se le cose sono sempre andare e continuano ad andar male, dev’esserci un meccanismo tanto potente che piega la volontà di chiunque e impedisce (ha impedito) a chiunque (al netto di incapaci e corrotti che a Sud non ci siamo mai fatti mancare, anche se tangentopoli è nata lontano da qui) di almeno alleggerire (se non risolvere) la questione meridionale.

Quel meccanismo tanto potente sembra non lo voglia rimuovere nessuno. Fuori dal Mezzogiorno, perché significherebbe cambiare profondamente la politica italiana e bloccare privilegi di cui in molti (almeno fino aieri) hanno goduto. Nel Mezzogiorno, invece, perché i denti quando spuntano fanno male ma poi servono per mangiare (ma questa è un'altra autonoma storia).

N.B. Talvolta storia e cronaca s'incrociano. Quando capita è sempre un cattivo giorno perché annuncia che i processi negativi sono al limite dell'implosione. A Taranto e in Puglia potrebbero sparire rapidamente tra i 15 e i 20mila posti di lavoro (quasi tutti meridionali). Il che esaspera la tragedia del "deserto occupazionale al Sud".