
Un rapido inventario, rigorosamente avalutativo, della politica regionale calabrese.
UNO. Il Csx più che diviso s’è frantumato. Dopo la scissione e la sconfitta delle ultime politiche (2018) è intervenuta la scissione di Iv, il partito di Renzi (2019). In questo quadro di difficoltà il Pd anziché avviare una discussione sul come e sul perché scegliere un certo candidato o uno diverso, costruendo così un’ampia e motivata coalizione mettendo insieme progetto e persone, s’è impantanato con un pregiudiziale Niet sulla ricandidatura di Mario Oliverio, il Governatore uscente. E’ vero che da oltre un ventennio nessuna coalizione regionale è riuscita a farsi confermare e si è passati dal Cdx (Chiaravalloti) al Csx (Loiero) al Cdx (Scopelliti) al Csx (Oliverio). Ed è vero che la pregiudiziale è stata ufficializzata da Roma con un Pd commissariato da personale politico estraneo alla Calabria e quindi più interessato ad accontentare Roma anziché ascoltare e capire la Calabria (terra i cui abitanti "vogliono essere parlati", Alvaro dixit). Ma è anche vero che appena varata la pregiudiziale ha moltiplicato contrapposizioni durissime a testimonianza della scomposizione del Pd e dell’area del Csx.
DUE. Il Cdx s’è (per motivi diversi) ugualmente spaccato e la scelta del candidato presidente, che veniva garantito si sarebbe risolta in un baleno (tanto più che la scelta del partito a cui spettava la candidatura era già stata decisa a Roma dove Lega Nord, Fi e FdI si erano divisi i posti), s'è impantanata appena Fi ha ufficialmente proposto Mario Occhiuto sindaco di Cosenza, dichiarato Comune in dissesto. Su Occhiuto sono emerse almeno tre posizioni diverse (e una significativa subordinata): a) i cosentini, che si sappia, tutti a sostegno di Occhiuto; b) la Lega Nord ha posto contro un pesante veto (Salvini ha detto di volere a Cosenza “candidati non indagati e pluriprocessati” e il suo plenipotenziario inviato dal Nord a mettere ordine ha intimato a Fi di indicare un sindaco che non ha portato il proprio Comune al Dissesto; c) il silenzio gelido di Fratelli d’Italia se si esclude la on. Wanda Ferro che ha spiegato che la candidata non sarebbe stata lei perché gli accordi nazionali (da lei accettati) erano diversi). La subordinata registra il silenzio di Fi a Reggio e, pesantissimo, il silenzio del sindaco di Fi di Catanzaro, Sergio Abramo, che secondo accreditate indiscrezioni sarebbe felice di correre per Governatore (forse per cancellare la sconfitta che gli inflisse Loiero 15 anni fa).
TRE. Anche il M5s, si è platealmente diviso. L’on. Morra, presidente della Commissione antimafia, avrebbe voluto (curiosamente per un politico) che il M5s saltasse il giro non partecipando alle elezioni regionali. La on. Nesci, alla sua seconda candidatura di parlamentare calabrese, si è per tempo autocandidata chiedendo di guidare un rassemblement di liste civiche che a suo dire non aspettavano altro, ma è stata bloccata con fastidio dal e nel suo partito. Unico punto unitario: escludere qualsiasi accordo col Pd. Per un po’ è sembrato che i 5* dovessero chiedere all’industriale Callipo di guidare un’aggregazione di civiche attorno a loro ma alla fine non glielo hanno chiesto.
QUATTRO. Gli input arrivati dalla società civile. Callipo (già candidato Governatore 10 anni fa con liste civiche e i radicali, ex presidente calabrese degli industriali, ed alle scorse elezioni elettore di FdI ma solo perché in quel partito era candidato un suo nipote al quale, lo ha esplicitamente dichiarato, è molto legato). Callipo, che è un industriale di grande successo da sempre legato alla Calabria, all’inizio era apparso indisponibile, facendo comunque sapere che in ogni caso non si sarebbe presentato coi partiti. Secondo altre valutazioni, era in attesa di una proposta pentastellata che s’è invece orientata sul professor Aiello, il cui nome era affiorato alle precedenti elezioni nell’ambito del Csx senza però andare in porto. Allora il M5s, che pure veniva dal clamoroso successo elettorale del 2013 (quando era diventato il maggiore partito italiano) registrò un clamoroso flop e non riuscì a entrare in Consiglio regionale fermandosi ad una percentuale da prefisso telefonico (di un tempo). Tra i candidati, al momento, ci sono anche Carlo Tansi, esperto di protezione civile e il dottor Nucera, già presidente degli industriali.
CINQUE. Siamo alla crisi degli schieramenti, e in questo caso di tutti gli schieramenti o siamo all’implosione della Calabria e al suo disfacimento? Curiosamente ci sono elementi di crisi comune tra i diversi schieramenti. Si può di fronte a questo disastro sostenere che ci troviamo dentro crisi politiche indipendenti una dall’altra? Accettando questa impostazione avremmo di fronte il problema del perché della crisi del Pd e del Csx. E poi il problema del perché della crisi e delle rotture in Fi e nel Cdx. E poi il problema del perché il M5s sempre unito come una pigna, perfino in Umbria e il Emilia e Romagna, in Calabria, guarda un po’, non riesce a quagliare neanche un ambo. Senza cancellare il problema del perché anche la mitica società civile esibisce debolezza, appare inconsistente come alternativa e, tutto sommato, irrilevante.
Si può sostenere tutto. Ma se invece di consolarci con una presunta cattiva congiunzione astrale vogliamo fare qualche passo avanti, bisogna cominciare a ragionare sul fatto che il regionalismo è clamorosamente fallito perché è strutturalmente incapace di risolvere i problemi delle comunità regionali. Strutturalmente incapace come dimostrano tutti gli studi Istat da anni e gli altri Istituti di ricerca, di studiosi e analisti. E’ così in Calabria, in Puglia, in Campania e via elencando in tutte le altre regioni meridionali (una crisi destinata a mordere ormai anche altrove). In Calabria, sistematicamente, chi ha governato perde le elezioni. Accade indipendentemente da come lo si è fatto e dai risultati raggiunti. Il divario tra quel che la Regione può e riesce a fare, da un lato, i bisogni reali e le aspettative dei cittadini, dall’altro, è tanto grande che anche quando la Regione e gli amministratori fanno tutto il possibile l’insoddisfazione resta altissima. Solo nelle regioni (geografiche) nei cui territori esistono meccanismi di crescita economica e sociale, indipendentemente e da prima della nascita delle Regioni (Istituzioni) la riforma regionalista di 50 anni fa ha funzionato.
E’ da questo nodo che nasce la crisi della politica e dei partiti calabresi. Ma su questo in Calabria non abbiamo sentito le parole di nessuno.