L’ANALISI. Dove nasce la rottura del centro desta - R Occhiuto: “Lavoriamo al nostro progetto”

L’ANALISI. Dove nasce la rottura del centro desta - R Occhiuto: “Lavoriamo al nostro progetto”

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lle 16 e 50 del 24 dicembre l’onorevole Roberto Occhiuto risponde al telefono e parla con fatica. Si capisce dalla sua voce che sarebbe molto più contento se, come gli altri comuni mortali, potesse anche lui lavorare alla confezione dei regali in preparazione del Cenone Natalizio. Invece, rivela al telefono, sta lavorando con intensità alla formazione delle liste elettorali da presentare per realizzare il progetto politico annunciato nei giorni scorsi.

“No, rispetto a quanto è stato detto da parte nostra non c’è alcuna novità, né ci sono stati incontri, come ho letto da diverse parti. Stiamo continuando a fare quel che abbiamo detto. Cioè lavoriamo alle liste per partecipare alle elezioni regionali”. Non parliamo di Mario Occhiuto, ma è del tutto ovvio che si parla di liste a suo sostegno e, quindi in oggettiva competizione a quelle a cui stanno lavorando quelli rimasti in Fi e la onorevole Santelli.

Non sarebbe corretto scrivere che Roberto Occhiuto dà l’impressione (ma il telefono inganna) di essere impegnato pancia a terra per dar vita al progetto annunciato dal fratello o che stia morendo dalla voglia di affossarlo e tornare al punto di partenza assorbendo il veto doppio che Salvini ha inchiodato fin dall’inizio contro una parte di Forza Italia. Sembra piuttosto lucidamente consapevole di essere impegnato a fare ciò che è necessario.

Perché il ragionamento politico che ha portato al veto contro gli Occhiuto, non può che essere chiaro a chi si occupa di politica, non nasce dalle vicende calabresi (che al massimo avrebbero potuto giustificare un veto contro Mario ma in nessun caso contro Roberto) ma dalla strategia di Salvini che sta lavorando con determinazione a scomporre e cancellare la parte moderata e liberal di Forza Italia. E’ la condizione perché lui possa dominare un Cdx destra accorpato e sovranista da uno scranno molto più alto di quello di Giorgia Meloni. Il veto contro gli Occhiuto, quindi non ha nulla da vedere con la Calabria se non per la parte che anche in Calabria vanno affossati moderati e liberali del Cdx.

In questo senso le storie calabresi del Csx e del Cdx hanno pochi punti di contatto. Il Csx ha vissuto una vicenda politica interamente dettata dalla Calabria attraverso due momenti decisivi. Il primo, l’indagine contro Oliverio che per decisione del magistrato l’ha isolato nel proprio paese per alcuni giorni indebolendolo in modo drastico (fin quando la Cassazione non ha giudicato la decisione un “pregiudizio”). Secondariamente, ma forse soprattutto, hanno pesato i convincimenti dei commissari venuti da Roma che, in ossequio a spinte romane, hanno lavorato a un cambio di cavallo ritenendolo necessario e indispensabile per concludere un’alleanza organica col M5s che, se realizzata, avrebbe dovuto consentire (con l’Emilia e Romagna) un prezioso ambo capace di assestare un colpo strategico contro il salvinismo. (Il modo concitato della vicenda, paradossalmente, aiuta il Pd che, essendosi ricomposto, verrà assolto nel caso di sconfitta del Csx perché sarà il M5s, coi suoi voti mancanti, a consegnare la Calabria al salvinismo nordico).

Insomma, il veto di Salvini contro gli Occhiuto non è funzionale a far vincere la Santelli, quanto a continuare a bombardare la Carfagna, i Caldoro e tutto il vecchio blocco di Fi che conserva aspirazioni moderate e liberali. Un progetto, quello di Salvini a cui sembra essersi arreso, e/o consegnato lo stesso Berlusconi che ha fin qui difeso le ragioni del suo partito in modo sempre più debole e inefficace. Da qui la sensazione che il veto contro Mario anticipi quello contro Roberto e contro altri esponenti di Fi, soprattutto del Sud. E da qui le maggiori complessità per una ricomposizione come quella del Csx che nessuno al momento può escludere.

Altra e diversa questione è se la svendita di Fi nel Sud si stia consumando per mancanza di lucidità politica di B o perché B. è consenziente e interessato e condivide l’ipotesi di una confluenza di Fi nel partito di Salvini. Quest’ultimo punto potrà chiarirlo solo il futuro anche se sono molti i segnali che si oppongono a un B che ha perso lucidità.

A questo proposito è utile rileggere quanto ha scritto un commentatore politico che ha fonti privilegiate e dirette nel mondo di Berlusconi:

“Il primo a usare la carta quirinale è stato quest’estate Matteo Salvini. Per convincere Silvio Berlusconi a giocare insieme la carta delle elezioni anticipate il leader della Lega ha messo sul tavolo una proposta che non si poteva rifiutare: la conferma di tutti i parlamentari di Forza Italia alle urne e il Colle più alto per il Cavaliere. Argomento che ha avuto i suoi effetti, visto che da allora Berlusconi è diventato un convinto sostenitore del voto anticipato”. Firmato, Augusto Minzolini, sulla prima pagina del Giornale, l’organo ufficiale di fatto del berlusconismo.