L’ANALISI. Regionali: ma in Calabria i candidati Governatore sono solo due: Santelli e Callipo

L’ANALISI. Regionali: ma in Calabria i candidati Governatore sono solo due: Santelli e Callipo

Santelli Callipo

Curiosamente uno dei dettagli fondamentali per ricostruire il quadro politico offerto al giudizio dei calabresi il prossimo 26 gennaio viene accuratamente nascosto e taciuto, comunque non preso in considerazione né messo in evidenza. Eppure basterebbe farsi qualche domanda giusta per capire come stanno le cose anziché ripetere stereotipi (anche involontariamente) propagandistici e pubblicitari.

La prima domanda che viene in mente è: perché la metà dei (formalmente) candidati Presidente della Regione Calabria (da ora in avanti, Governatore), cioè 2 su 4, presentano la propria candidatura solo e soltanto per Governatore mentre l’altra metà (gli altri 2 dei 4) si presenta contemporaneamente sia per Governatore (in modo formale) e sia per Consigliere regionale (da ora in poi Consigliere e basta) e soprattutto in quest’ultima veste (in modo sostanziale e speranzoso)?

Per capire bisogna conoscere la legge elettorale della Calabria che prevede, quale che sia il numero dei candidati Governatore, che ne entrino in Consiglio solo e soltanto due. Quello che conquista più voti di tutti che diventa Governatore perché scelto dalla maggioranza (sia pur relativa) dei cittadini calabresi e il secondo arrivato, che diventa Consigliere in quanto (si presume) leader della opposizione più forte scelta dai cittadini per controllare il Governatore eletto. Per tutti gli altri, la soddisfazione di aver partecipato e buona notte al secchio, senza neanche il diritto a un posto riservato nella tribuna del pubblico.

Ma se i Governatori perdenti (a partire dal terzo) restano fuori, le liste collegate alla loro candidatura (sconfitta) se ottengono un quantitativo sufficiente di voti partecipano alla divisione proporzionale dei seggi che spettano all’opposizione. Così un candidato Governatore che arriva terzo o quarto può vedere eletti, da fuori il Consiglio regionale dove non metterà mai piede, anche candidati delle liste che lo hanno sostenuto.

Alla luce di questi dati si capisce quel che veramente pensano tutti i candidati Governatore e tutti i partiti o le aggregazioni che li sostengono.

Esplicitiamo alla luce di questi dati: la signora Santelli (centro destra) e il signor Callipo (centro sinistra), che si candidano solo e soltanto per la carica di Governatore, si (auto)giudicano (e vengono giudicati dai rispettivi schieramenti) sicuri di vincere o, nella peggiore delle ipotesi, di arrivare secondo. Entrambi, se vorranno, sono convinti e hanno la certezza che entreranno a far parte del Consiglio regionale (per il rispetto di questa norma la signora Wanda Ferro fu costretta a rivolgersi alla giustizia per cancellare un trucco provocato, per la verità, dal suo stesso schieramento) o come Governatore o come capo (presunto) dell’opposizione. Invece, i signori Francesco Aiello (candidato Governatore del M5s) e Carlo Tansi (candidato Governatore di una coalizione Civica), che si sono proposti in duplice veste, sia come Governatore che come semplice Consigliere alla testa di una delle liste che li sostengono, sono certi di perdere nella gara di Governatore e sperano, in quanto candidati di lista, alla pari ma in competizione con tutti gli altri candidati del proprio schieramento, di raccogliere un  numero di preferenze che, se i voti basteranno, consenta loro la conquista se non del seggio di Governatorato almeno il premio di consolazione dello strapuntino di Consigliere. Insomma, la scelta della doppia candidatura confessa ed esplicita, al di là di qualsiasi volontà soggettiva, l’impotenza politica rispetto all’obiettivo e agli obiettivi politici che chi si propone come Governatore promette ai calabresi.

La pratica della doppia candidatura, va precisato per correttezza rispetto agli interessati, non è stata inventata né da Aiello né da Tansi ma dal M5s il cui candidato Governatore, alle precedenti elezioni regionali di cinque anni fa, la “inventò” candidandosi contemporaneamente Governatore e semplice Consigliere anche se venne trombato sia come Governatore che come Consigliere, nonostante il M5s fosse già allora diventato in Italia partito di maggioranza relativa e puntasse alla conquista della maggioranza assoluta.

Insomma, anche in Calabria lo scontro è e rimane tra centro destra e centro sinistra, come in Emilia e Romagna e, nei fatti, piaccia o no, anche in Calabria si ripropone la logica antica che presiede alla dialettica politica che ha operato per decenni nell’Italia Repubblicana.

Dalla mancanza di presa d’atto di questa realtà derivano gran parte delle debolezze e delle difficoltà, non sembri un paradosso, del Cdx e del Csx attuali. Difficoltà che oggi si materializzano in un Centro-destra che sempre più diventa una Destra-centro profondamente deformata rispetto a quella che abbiamo conosciuto e quindi con scarse garanzie rispetto alla componente democratica dell’aggregazione. E da un Centro-sinistra che appare sempre di più incapace di rappresentare insieme le istanze della Sinistra e quelle del Centro con scarse garanzie rispetto alla componente liberale della coalizione.

Il rischio, per l’intero sistema politico, è quello di apparire lontano e diverso dalle sue componenti storiche (ma questo non è mai un problema decisivo perché la tradizioni possono anche radicalmente modificarsi) e, perfino, lontano dalle sue pulsioni attuali (e questo è un punto che ruota attorno al dramma politico attuale e su cui la riflessione dovrà necessariamente continuare).