
UNO. Che il centrodestra (Cdx) abbia dei problemi forse irrisolvibilE, questa volta, non l’ha insinuato Beppe Grillo facendolo dire a Di Maio, né Zingaretti reduce (finalmente) da una vittoria (contro il coronavirus, complimenti e auguri. La notizia, invece, è stata “sparata” sulla prima pagina del Giornale, notoriamente è attentissimo a quel che dice e fa Berlusconi (B), l’inventore del Cdx italiano, non fosse altro perché, quel giornale, il Cav lo controlla direttamente attraverso i quattrini.
Chi la mattina di domenica 26 aprile è andato in edicola o ha guardato una rassegna stampa s’è trovato questa prima pagina del Giornale:
occhiello (il rigo sopra il titolo, ndr): “Centrodestra in agitazione” e dopo questo avvertimento, manco L’Unità dei tempi ruggenti, un titolo alto: “BERLUSCONI SI SMARCA”; sommario (le righe sotto il titolo che riassumono i punti centrali dell’articolo, ndr): “Il Cavaliere prende le distanze da Salvini (e scusate se è poco, ndr): festeggia la Liberazione e non vota la sfiducia a Gualtieri”, a pagina 3 dove continua l’articolo (firmato da Adalbero Signore, giornalista tra i più autorevoli del berlusconianissimo quotidiano) viene “sparato” un altro titolo (tutto alto) per chi, stordito dalla prima pagina, si fosse confuso: “LA SVOLTA DI BERLUSCONI: COSÌ SI SMARCA DA SALVINI” (difficile essere più espliciti e provocatori verso un alleato, ndr), e, sotto, un altro sommario, riferito direttamente a B: “Celebra il 25 aprile, apre al MES perché non sfiducia Gualtieri. E guarda all’autunno (ma senza Conte).
Mettere in fila gli elementi della rottura è facile: da Salvini ci si smarca perché è sovranista, quindi nemico e avversario dell’Europa che sul Mes ha preso una decisione che, secondo B è ok per l’Italia, e a cui il Cav “apre”. Per questo Forza Italia non sfiducia Gualtieri, il ministro Pd che ha fatto la trattativa con l’Europa.
Insomma, il dissenso è strategico non contingente o tattico. E la Meloni? Tre fucilate politiche ad alzo zero. In prima pagina: Il Cavaliere … festeggia la Liberazione. A pagina 3, sempre B, Festeggia il 25 aprile. E scusate se è poco per la Meloni. In più, per leader di Fratelli d’Italia che contrappone Italia-nazione ed Europa, l’apertura di B al Mes, che significa più Europa e molto meno Italia-Nazione è oggettivamente insopportabile.
Significativo dettaglio: l’articolo esce in contemporanea a sondaggi che danno in netto arretramento Salvini (solo 4 o 5 punti avanti al Pd) e in aumento la Meloni (ma lievemente, segno che ha già raggiunto il pieno della sua area) e, rispetto alla Meloni, in crescita più marcata B.
DUE. La conclusione è facile. Il Cdx così com’è stato creato da B non esiste più e l’esistenza di un Cdx diverso, sulla linea politica europea che propone B, è altamente improbabile con le posizioni politiche e culturali di Salvini e Meloni. I numeri dei sondaggi, inoltre, segnano altri due punti dolorosi per i segretari di Lega e FdI: il Cdx inventato da B, l’unico ad avere avuto spazio in Italia dopo la Seconda guerra mondiale, non raggiunge più la maggioranza dei voti (che aveva fino qualche settimana fa) quindi la coalizione, a maggior ragione senza B (quindi: non più un Cdx ma una Destra senza Centro), potrebbe al massimo fare l’opposizione con scarse probabilità di crescita se la sua forza fondamentale, la Lega di Salvini, perde quota.
Accade mentre il Giornale di B nell’articolo della “svolta” di B insiste sull’ipotesi di un governo di unità nazionale, magari diretto, aggiunge maliziosamente Adalberto Signore, da Vittorio Colao o Enrico Letta che ha “ottimi rapporti sia col Pd che con Forza Italia”. Il Giornale avverte che questi “non sono giorni in cui attacchi frontali portano consensi” (e qui in controluce ci sono sia Salvini che la Meloni). Il paese, è la conclusione, ha bisogno “di certezze e non di polemiche”. Segue un avvertimento diretto per Salvini: “Per non dire di quel pezzo di Lega che, con motivazioni diverse va da Giancarlo Giorgetti a Luca Zaia, che non è ostile al Mes, né pregiudizialmente contrario a un esecutivo di unità nazionale”.
TRE. Il coronavirus toglie spazio alle possibilità di manovre politiche e impone scelte radicali. Non le faranno tutti. Ma il futuro verrà occupato da chi sceglie. Non sulla pandemia che alla fine verrà bloccata e poi sconfitta, ma su quel che la pandemia ha svelato rispetto alla condizione in cui si trova il mondo e di cui bisogna prendere atto.
La globalizzazione è irreversibile. Il nostro pianeta è collegato ed ha in prospettiva uno stesso destino per tutti. Bloccare i rapporti, i collegamenti, i flussi dello scambio di notizie, merci e scienza non è possibile. La dimensione della politica si è rivelata all’improvviso ancora più dilatata di quanto erano fin qui riusciti a immaginare i più coraggiosi visionari. E mentre Salvini s’è afferrato al sovranismo, convinto di vincere la partita, all’improvviso il coronavirus ha fatto capire a tutti che la dimensione nazionale è piccina e insufficiente per rispondere alle esigenza degli esseri umani contemporanei e del futuro. Le nazioni non servono più se non hanno una dimensione continentale. Piaccia o no. Il territorio dell’intera Europa, senza Russia e Turchia, è grosso modo due terzi del Brasile. Per ogni italiano sulla terra ci sono circa 23 cittadini cinesi. In futuro dovremo confrontarci e far ragionare Stati come l’America, la Cina, la Russia. L’Italia, dalle Alpi al Canale di Sicilia, potrebbe al massimo fare il tifo e ubbidire agli ordini o ai bisogni di una delle grandi potenze continentali del pianeta. Figurarsi la Lombardia o la Padania. Il Nord o il Sud.
In questo quadro, la cd rivoluzione sovranista che abbiamo conosciuto recentemente viene bocciata e perfino derisa in modo imbarazzante. E’ su questo nuovo terreno, sempre più avvertito o ipotizzato, che tutti, non solo a destra, dovranno fare i conti. La storia, utilizzando il Cvirus, ha gettato nel fondo capiente del suo sacco le antiche abitudini e le vecchie certezze politiche e ideologiche del Novecento e del primo ventennio del duemila.
La rottura del Cdx avviene ad un bivio in cui si deve andare da una parte o dall’altra e annuncia dissensi e contraddizioni che riguarderanno, al di là del Cdx, l’intero schieramento politico che abbiamo fin qui conosciuto (si pensi all’alleanza Pd-M5s. L’Italia, con fatica e difficoltà e bruciando perplessità e ritardi antichi dovrà muoversi necessariamente verso la prospettiva di un’Europa sempre “più stretta” (espressione che allude a un grande Stato federale, cioè gli Stati Uniti d’Europa) se non vuole sprofondare nel destino di un’italietta appendice servizievole di questa o quella grande potenza continentale. L’Europa può essere protagonista della storia del mondo. La Germania, la Francia o l’Italia, no. Non è un caso, quindi, che la rottura del Cdx s’innesti su questo terreno. L’Europa sarà il terreno su cui tutti i vecchi schieramenti vinceranno o perderanno l’appuntamento decisivo del rinnovamento.