L'INTERVENTO. Torna in edicola L'AVANTI! parlerà d'idee, non di partiti: è una buona notizia

L'INTERVENTO. Torna in edicola L'AVANTI! parlerà d'idee, non di partiti: è una buona notizia

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Il giornale l’Avanti  è tornato, è rinato, sarà in edicola ogni quindici giorni ed io sarò il direttore. Su questo progetto ci lavoro da due anni, non si parlerà tanto di partiti quanto di idee. Il nuovo Avanti è una start up". (Claudio Martelli)

Una buona notizia. Qualcuno potrebbe dirmi: ma proprio Martelli dovevi prendere a esempio per rivendicare la necessità di un aggiornamento del confronto a sinistra sulle idee e sui programmi per un riformismo moderno?

Ebbene si. E’ anche un problema di fare i conti con la propria storia politica, nella quale – insieme alle passioni, ai furori ideologici, alle straordinarie esperienze di militanza e di lotta - c’è stato anche il settarismo e, diciamo, anche la prosopopea della verità in tasca, sempre e su tutti gli argomenti.

Ricordo ancora il tavolaccio in legno massiccio (eredità degli arredi della milizia fascista) nella segreteria del PCI di Reggio Calabria, nella mitica via Castello a metà degli anni Settanta, quando si svolgevano gli incontri con i migliori urbanisti italiani (a partire da Antonio Quistelli), magistrati (ricordo solo il compianto Augusto De Marco), i rappresentanti di Psichiatria Democratica (tra questi Mario Scarcella, legato a Franco Basaglia) e noi (il cosiddetto gruppo dirigente formato da ristrette segreterie di funzionari di partito) a dare indicazioni, suggerimenti con l’aria del “dettare la linea” sul PRG di Reggio e lo sviluppo del territorio, sul ruolo dello Stato nella lotta alla mafia, sulla chiusura dei manicomi e cosi via.

Certo in quegli incontri c’è stato un grande arricchimento nella cultura del PCI; ma, con il senno del poi, non sempre abbiamo ascoltato con attenzione nè siamo sempre stati disponibili alle ragioni altrui.

Questo vale anche nel campo più strettamente politico dell’elaborazione di un moderno pensiero riformista.

Quando nel 1982 il PSI, nell’ambito del nuovo corso craxiano, organizzò a Rimini il convegno sui “meriti e i bisogni”, al quale parteciparono politici, intellettuali ed economisti di spessore, Claudio Martelli pose il problema con una elementare semplicità: Penso che i soggetti sociali del riformismo siano tutti coloro che sono posti nelle condizioni determinate dal bisogno e tutti gli individui o le persone possessori di un merito. Quale che sia il bisogno e quale che sia il merito, soltanto chi può agire perché vuole o perché deve è destinatario delle azioni di riforma e di cambiamento, perché partecipa alla rivoluzione in atto, partecipa alle diverse rivoluzioni che si vanno compiendo o preparando alle soglie del 2000. Il senso dell’alleanza riformista e socialista è e non può non essere nella sua essenza altro se non questo: l’alleanza tra il merito e il bisogno”.

Negli anni a venire il PSI, guidato da Bettino Craxi, perseguì altre strade e fu risucchiato dalla gestione del potere svincolato da ogni interesse, nonostante le enunciazioni, alle grandi riforme. Ma dal versante del PCI, a parte le rare eccezioni dei cosiddetti e vituperati miglioristi (Napolitano, Chiaromonte, Macaluso e altri) non fu certo incoraggiato.

In ogni caso è incredibile che, a quasi 40 anni di distanza, il nodo non sia stato risolto. Anzi è peggiorato, si ripresenta in forme inedite e più gravi con l’incombere di due alternative che sempre nel convegno del 1982 erano state ipotizzate. La separazione tra i meriti e i bisogni potrebbe comportare una degenerazione del riformismo nella tecnocrazia o nell’assistenzialismo.

Nel 1982 si parlava dell’Italia. Nel 2020 queste valutazioni riguardano l’Europa in un quadro di crescente internazionalizzazione dell’economia, dei mercati, dei saperi, delle relazioni sociali.