L’INTERVENTO. Politica industriale: la grande assente

L’INTERVENTO. Politica industriale: la grande assente

industria

Perché nessuno ha più il coraggio di fare politica industriale?

Dalla task force di Colao agli Stati Generali di Conte, si avverte questa ingombrante assenza.
Piani strategici, asset trasversali, priorità tecnologiche, burocrazia, ambiente e digitale.

Tutto giusto, per carità.
Ma la tragedia dei piani è che devono tradursi in programmi e successivamente in progetti.
Chiari, precisi ed operativi.

Da nessuna parte si parla però di politica industriale, con il coraggio che la questione meriterebbe.
Continuiamo a parlare di incentivi, immensi,  ma nulla facciamo sul fronte della relazionalità tra governo e privati.

Eppure da Justin Yifu Lin, direttore del Centro per la nuova economia strutturale dell’Università di Pechino ed ex capo economista dalla Banca mondiale, al nostro Patrizio Bianchi dell’Università di Ferrara,  sino a Dani Rodrik dell’Università di Harvard si concorda nel ritenere che “ è più importante creare un clima di collaborazione tra il governo e il settore privato piuttosto che fornire incentivi economici».
La politica industriale è “un atteggiamento mentale”, un’attitudine del governo.
Infatti gli incentivi, da soli,  non funzionano né potrebbero, data l’assenza di una vera e propria politica industriale.

Un esempio su tutti: si è tornati a parlare, anche in Italia, di Stato imprenditore, di ruolo pubblico dell’economia. Sta accadendo in tutto il mondo, in tutta Europa. La Germania destina 50 miliardi di euro alla green economy rivendicando il ruolo gestionale del pubblico. La Francia ha da sempre una politica di controllo nazionale sui settori strategici della propria economia. La Cina non ha bisogno di presentazioni in tal senso.

In Italia, purtroppo, non riusciamo a de-ideologicizzare il dibattito e finiamo per non fare politica industriale. Fino a raggiungere il paradosso del protagonismo dei Comuni che, in presenza di crisi acute sul territorio, finiscono per diventare soggetti involontari di politica industriale stabilendo quali settori aiutare con fiscalità di vantaggio o incentivi localizzativi.

Riusciremo mai a superare la bulimia dell’aiuto a tutti i costi e a porre finalmente la questione di una politica industriale per il Paese e per il Mezzogiorno? 

Non abbiamo più molto tempo a disposizione.