NORD-SUD. Nel Mezzogiorno un piano per infrastrutture sociali

NORD-SUD. Nel Mezzogiorno un piano per infrastrutture sociali

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“Pensare che la tradizionale asimmetria territoriale delle recessioni all'italiana, questa volta penalizzerebbe le nostre aree forti sarebbe fuorviante. L’emergenza sociale già investe il lavoro meno tutelato al sud, dove le imprese avranno più problemi a ripartire. Il nord sarà più pronto ad agganciarsi alla ripresa globale, quando arriverà. Servirà una politica nazionale di ricostruzione cooperativa capace di riannodare i fili spezzati tra nord e sud del paese”. Lo scrive Luca Bianchi, direttore della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), in un articolo pubblicato sul nuovo numero di Civiltà del Lavoro, la rivista della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro.

Per lungo tempo, impigriti nel nostro benessere, siamo stati ciechi nei confronti delle esigenze di modernizzare il paese, sacrificando i beni pubblici nella corsa consumistica, e sordi nei confronti delle ineguaglianze sociali che ora indeboliscono le capacità di autotutela delle parti più deboli della popolazione. Poi, il brusco risveglio prodotto dalla diffusione della epidemia del coronavirus e lo sgomento collettivo.

  Chi fino a pochi giorni prima della diffusione del virus si occupava di programmare la prossima settimana bianca o di comperare l’ultima aspirapolvere intelligente oggi si preoccupa della scarsità dei posti letto nei reparti di terapia intensiva e dei tagli avvenuti nella spesa pubblica che hanno indebolito le istituzioni pubbliche, sanitarie, educative, a presidio degli interessi generali della collettività. In questa complessiva presa di coscienza del paese, è emerso in tutta la sua potenziale drammaticità il ripiegamento dello stato in alcune aree di intervento essenziali, con un ampliamento dei divari territoriali.

   Quante volte – dice Bianchi - nei giorni più difficili dell’epidemia abbiamo sentito esperti, giornalisti e politici dire “se il focolaio fosse avvenuto invece che in Veneto e Lombardia, in una regione del mezzogiorno sarebbe stato un disastro di proporzioni assai maggiori”? Una cosa tanto vera quanto drammatica. Le lacrime di coccodrillo di un’intera classe dirigente che ha ignorato gli effetti sulle disuguaglianze tra persone e territori che il susseguirsi di crisi economica e di politiche di risanamento finanziario fatte di tagli orizzontali hanno determinato nel paese. Ciò si traduce nella percezione, già prima dell’arrivo di Covid-19, per chi ha la sventura di nascere al di sotto del Garigliano, di una sorta di “cittadinanza limitata”.

Ci avviamo verso una nuova fase, “l’apparato produttivo del nord – scrive ancora Bianchi - va supportato per evitare che si spenga il motore della crescita italiana, per la verità da tempo meno roboante di altri motori del nord Europa. Ma c’è un pezzo di paese che ha il motore spento da un pezzo e va riacceso’’. A partire dalle fondamenta, dalla ricostruzione, attraverso il finanziamento con i fondi resi disponibili dall'Europa di un piano di investimenti nelle infrastrutture sociali, dei diritti di cittadinanza negati del sud. Perciò la nuova fase andrà costruita intorno ad una politica nazionale orientata alla ricostruzione dei diritti di cittadinanza nei trasporti, nella sanità, nell’istruzione. Riattivare gli investimenti al sud è il modo più produttivo per l’economia e la società italiana, di valorizzare le interdipendenze tra le due aree. Vuol dire mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di rafforzare il suo apporto alla crescita nazionale, contribuendo anche all’attivazione della domanda interna. Servirà anche al produttivo nord ricostruire il mercato interno nei tempi incerti di un probabile ripiegamento degli scambi mondiali che non è detto riprendano ai ritmi del passato. La legittima richiesta italiana di una politica solidale e cooperativa in Europa deve essere anticipata, prima di tutto, da una cooperazione che deve permeare la nostra politica nazionale.

  ‘’Il patto tra nord e sud già urgente in tempi di normalità, oggi – conclude il direttore della Svimez Luca Bianchi - diventa una condizione necessaria”.

  Ma non e’ solo questo il problema:  avremo una ripartenza su due binari con una curva economica ad U per il Nord e ad L per il Sud.

  Nel Piano Colao si vede inoltre una mancanza di strategie concrete e scarsa attenzione alle potenzialita' del Mezzogiorno" e per Bianchi serve un piano di politica industriale che ponga al centro le potenzialita' del Sud  ricordando che la pandemia ha esasperato le diseguaglianze territoriali del Paese e per questo il Piano Colao avrebbe dovuto proporre un'attenta politica di ricostruzione nazionale. Cio' che serve e' un'analisi delle peculiarita' territoriali e dei diversi impatti che le politiche nazionali hanno sulle diverse aree. Bianchi sostiene che la valorizzazione del Meridione e' cio' che manca maggiormente a livello centrale ed e' proprio su questo tema che Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, dovrebbe ricordare che investimenti mirati al Sud, specialmente nel settore logistico, sono destinati a portare un grande ritorno economico al sistema produttivo padano e quindi a tutta l’Italia.