L’INTERVENTO. Ecco perché voterò NO al taglio dei parlamentari italiani

L’INTERVENTO. Ecco perché voterò NO al taglio dei parlamentari italiani

taglio

UNO. Questo giornale non ha mai dato indicazioni di voto. Ha sempre proposto valutazioni e approfondimenti che, ovviamente, possono convincere o, al contrario, irrobustire perplessità e dissensi. In un caso o nell’altro l’obiettivo è raggiunto: provocare discussioni e riflessioni.
   Ma le elezioni del prossimo settembre sono troppo importanti per limitarci a ricordarle senza prendere posizione. Non quelle per eleggere (o rieleggere) Sindaci e Governatori coi rispettivi consigli. Lì ognuno voterà come crede e non verrà alcun danno per la democrazia e le libertà di ognuno di noi. Anzi! Votare secondo le proprie convinzioni, se possibile con uno sguardo saggio ed equilibrato tra problemi locali e generali (acuiti come mai dal coronavirus) chiarirà gli orientamenti del paese offrendo suggerimenti sul tragitto da percorrere.
   Ma a settembre si voterà anche per il cosiddetto taglio dei parlamentari. Cioè per varare o bloccare una legge già approvata dal Parlamento che modifica la Costituzione riducendo i 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori) a 600 complessivi (400 deputati e 200 senatori). Il referendum sarà valido comunque, anche se voterà una piccola minoranza. Tutti gli osservatori danno per scontato che i voti a favore del taglio seppelliranno a valanga i voti che si oppongono al taglio.
   L’argomento forte, e fin qui unico, dei sostenitori del taglio è che tagliando lo Stato risparmierà un bel po’ di quattrini. Ma sotto non è difficile vedere un crescente fastidio per i politici e più in generale per la politica. Del resto l’appuntamento arriva dopo una serie di segnali sempre più rozzi e devastanti sul valore della politica e della democrazia nel nostro paese alimentati da sovranismi di ogni tipo. Segnali che hanno costruito una pericolosa cultura a favore dell’indebolimento del respiro democratico e liberale del mostro paese.

DUE. Chi scrive voterà No al referendum sul il taglio che giudica una barbarie. Preoccupa il silenzio sull’argomento. Se ne parla solo per calcolare quanti rappresentanti perderà ogni territorio. Chi scrive aveva già votato a favore della riforma costituzionale, purtroppo bocciata, che prevedeva un taglio più ampio di quello su cui voteremo a settembre. Lo ricordo perché sia chiaro: il problema non è se si vogliono più o meno parlamentari. (Quasi tutti quelli che hanno votato contro quella riforma oggi si trovano uniti a favorer di un taglio senza riforma alcuna: "a casaccio").
   Qual è allora? Intanto, il quadro in cui è nata l’idea del taglio. E’ separata da qualsiasi progetto. Quindi, è priva di qualsiasi visione. Dietro e sotto c’è il suggerimento di risparmiare sui costi della democrazia. Invece, chi scrive pensa che proprio su quei costi non sia mai conveniente risparmiare. Risparmiare sui costi della democrazia è un disastro identico a quello che si consuma quando su quei costi si spreca anche un solo euro. Se così non fosse perché fermarsi a 600 parlamentari totali e non scendere a 400 o meno? Di più: se il problema è risparmiare sui costi della democrazia perché non annullare gli stipendi dei parlamentari e/o dei ministri? C’è qualcuno tanto sciocco da pensare che non si troverebbero in Italia un bel po’ di benestanti disposti a far la fila gratis per parlamentare, ministro, sottosegretario, Presidente della Repubblica o del Governo non pagato? O, ancor meglio: perché non accontentarsi di un uomo solo al comando come pure è stato recentemente proposto e rivendicato dall’on. Salvini che, anche pagandolo 49 mln in più di quanto vale, consentirebbe un risparmio gigantesco?

TRE. La riduzione, una bella riduzione, del numero dei parlamentari italiani è assolutamente necessaria. Serve, è la convinzione di chi scrive, ancora più ampia di quella che viene proposta attraverso il referendum di settembre.
   Ma una cosa è tagliare a casaccio con l’unico obiettivo di assecondare il sottofondo rancoroso e antidemocratico del paese, altro è tagliare, tutto quel che è necessario, sulla base di un progetto di rafforzamento e razionalizzazione della democrazia.  
  Il taglio, tenendo in piedi due Camere (deputati e senatori) con poteri identici fino a millimetrica sovrapposizione, è uno degli elementi che indebolisce in modo drammatico il nostro paese e i suoi assetti istituzionali. Rallenta e blocca il governo del paese facendogli accumulare ritardi e difficoltà che tutti gli italiani pagano sulla propria pelle. Analisti di grande spessore avvertono che il duplicato Camera-Senato “poteva andar bene nella metà del secolo scorso ma oggi è soltanto mortificante per la funzionalità delle istituzioni” (Violante).

QUATTRO. Col doppione Camera-Senato s’innescano distorsioni, lentezze e furbizie che alimentano rallentamenti che fociano nella paralisi e nell’impossibilità delle decisioni. E’ questa la radice corrotta di crisi pericolose e irrisolvibili. La lentezza del nostro paese, in un mondo sempre più veloce, dipende anche dall’anomalia italiana del bicameralismo perfetto. Peggio: bicameralismo perfetto e regionalismo anarchico, com’è emerso nei mesi dolorosi ma rivelatori del lokdawn, sono una miscela micidiale per la democrazia. Un mio amico, assolutamente privo di complicazioni ideologiche, che ha viaggiato nella Jugoslavia prima della sua frantumazione dice di essere rimasto colpito da dibattiti e contrapposizioni tra Governatori, ministri e sindaci di grandi città che gli sono sembrati identici a quelli dei politici jugoslavi prima del disfacimento del loro paese.

CINQUE. Si vuole risparmiare? Bisogna tagliare e tagliare togliendo spazio ai poteri impropri e alle corporazioni che indeboliscono gli assetti istituzionali. Si possono tagliare anche i parlamentari e/o i loro stipendi. Purché dentro un quadro lucido che abbia l’obiettivo di rendere più snello e più democratico il nostro paese. Se invece si getta un osso al cane facendo finta di riformare il paese ma limitandosi a eliminare qualche medaglietta parlamentare si ottiene un solo obiettivo: indebolire la democrazia e i diritti di tutti i cittadini a vantaggio dei soliti meglio piazzati (che non sono pochissimi). Per questo bisogna votare No al taglio dei parlamentari.