L’INTERVENTO. Subito un piano per il SUD nel Recovery Fund

L’INTERVENTO. Subito un piano per il SUD nel Recovery Fund

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Partiamo dalle conclusioni auspicate e suggerite dal presente contributo: le regioni del SUD dovrebbero puntare ad una propria proposta di programma, condivisa, da sottoporre al Governo Conte per l’inserimento nel più generale Piano di riforme da presentare alla Commissione Europea.

Da subito, senza intermediazioni delle ennesime task force governative o da quell’UFO misterioso che risponde al nome di CIAE (Comitato Interministeriale degli Affari Europei), creato da Monti nel 2012 e che, chissà mai perché, sembrerebbe godere di particolari favori in ambienti della maggioranza pronti a resuscitarlo. (Forse per evitare la parlamentarizzazione della gestione del Recovery Fund e spostare tutto su scelte governative e DPCM?)

Occorre un’intesa strategica precisa che veda le regioni del SUD unite nella rivendicazione di un proprio ruolo, selettivo e autonomo, nelle scelte di politica industriale da inserire nel disegno del progetto di rilancio a valere sul Recovery Fund.

Con una semplice ed enorme priorità: la perequazione infrastrutturale nel digitale e nei trasporti.

Il Recovery Fund potrebbe così trasformarsi in una nuova occasione di aggiuntività delle risorse per le regioni del SUD su questioni davvero fondamentali per il rilancio degli investimenti strutturali e la parallela ripresa del ciclo occupazionale.

Non è un momento felice: Puglia e Campania sono alla vigilia delle elezioni regionali, previste per Settembre, e questo potrebbe condizionare la determinazione politica delle due regioni in questa particolare direzione, almeno nel breve periodo.

Ma Calabria, Sicilia e Basilicata sono pienamente legittimate a porsi come interpreti di un ruolo di proposta unitario del Mezzogiorno d’Italia nelle scelte che nelle prossime settimane occorrerà formalizzare in Europa.

Digitale e trasporti come asset di vascolarizzazione del SUD in un’ottica, concreta stavolta, di recupero del gap che ci separa dalle regioni più sviluppate. Di sicuro, non avremo a breve un’occasione altrettanto significativa sul piano della disponibilità delle risorse.

L’auspicio è che i governatori delle regioni del Sud sappiano concentrarsi, in tempi brevissimi, su una proposta comune, utilizzando magari l’ideale luogo politico della Conferenza Stato-Regioni, per far sentire al Governo un precisa volontà politica di autodeterminazione e di parallela offerta di contributi tematici sulle riforme strutturali necessarie al Mezzogiorno.

Il rischio è che task-force e CIAE finiscano per offrirci i soliti contentini di assistenza travestiti da misure eccezionali. Non possiamo morire di Obiettivo 1 e Piani di Coesione.

Occorre altro. Ben altro.