L'INTERVENTO. I municipalismi che uccidono la Calabria

L'INTERVENTO. I municipalismi che uccidono la Calabria

gazzetta

Il 14 luglio è passato nel doppio ricordo dei moti a Reggio e della prima riunione del Consiglio Regionale a Catanzaro 50 anni fa. Ma mezzo secolo non è servito a sopire i rigurgiti municipalistici che hanno avvelenato la vita e la storia della Calabria. Riemergono infatti dai meandri di vecchi e nuovi protagonisti proposte stravaganti (come quella ad esempio di riportare a Catanzaro anche la sede dell’assemblea regionale) che non aiutano affatto a ristabilire un clima di unità e pacificazione.

Riemergono nel contempo letture su quei moti di popolo di Reggio con libri vecchi e nuovi che rileggono quelle drammatiche giornate con un fiorire di accuse e contro accuse: lo Stato non capì, la stampa strumentalizzò, la sinistra perse un’occasione storica. Tutto vero e tutto giusto, per carità... ma mi domando se sia questo il punto dirimente dopo 50 anni o se invece non sia giusto soffermarsi e riflettere sui danni incalcolabili che un municipalismo senza respiro abbia inferto a tutta la regione e a Reggio e a Catanzaro in primo luogo.Il riemergere dopo mezzo secolo di pulsioni di basso rivendicazionismo municipale gioca in verità solo a favore di classi dirigenti inette, che non hanno portato la Calabria a un livello dignitoso, mettendo sempre contro gli uni contro gli altri, Reggio contro Catanzaro, Catanzaro contro Crotone etc etc, invocando improbabili pennacchi o blaterando un giorno sì e un altro pure sui torti subiti, sulle spoliazioni di questo o quell’ufficio. Miserie, cialtronerie, armi di distrazione di massa in cui è ovviamente caduta una società povera, senza una classe intellettuale di rango tranne rare eccezioni e un’opinione pubblica pronta a (ri) cadere nella trappola dei municipi.

Alla Calabria servirebbe ben altro. In una fase che si preannuncia densa di incognite serviva e serve una vera unità regionale, un comune sentire che vada oltre le risibili barriere della bandiera di municipio, in un quadro dove una terra con nemmeno 2 milioni di abitanti viene letta, viceversa, all’esterno e tutta intera, nella sua interezza, come un grande buco nero. Se non cambia questo scenario abbiamo buttato al vento anche i 50 anni che ci separano da quella storia.