CALABRIA SANITA’. Perché Zuccatelli non può essere il Commissario

CALABRIA SANITA’. Perché Zuccatelli non può essere il Commissario

gzuccatelli

“Ciascuno di fronte a tutti è per tutti e di tutto colpevole. E non solo a causa della colpa comune ma ciascuno individualmente” (Dostojevshij, I fratelli Karamazov)

E’ un momento drammatico per la Calabria. La pandemia e la zona rossa, che irrompono sulla sua fragilità, la stanno devastando. Un dramma che si snoda attraverso contagi, vittime e la paura per quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni. Il terrore del possibile scenario di un virus maligno e furbo che s’impenna in questa terra dove non c’è uno straccio di ospedale che non abbia mille problemi e dove non esiste una sanità capace di risposte immediate e strategiche. Ma ancor più drammatica, se possibile, è l’immagine in queste ore veicolata da tutti i giornali nazionali e sui social che raccontano di una terra ormai perduta e irrecuperabile. Non è così. Non è vero che la Calabria è tutta ‘ndrangheta, corruzione, comparaggio e incapacità. Ma le immagini sono sempre più forti della realtà e innescano processi talvolta più gravi delle vere e proprie disgrazie.

Il caso Cotticelli è stato una bomba che ha chiarito come stanno le cose a tutti quelli che vogliono vedere e capire. Noi vogliamo chiedere scusa al generale. Non c’è sembrato un furbacchione di quelli che arrivati in un posto pieno di quattrini, anche i debiti sono quattrini, arraffa quel che può per se e per gli amici e scappa col malloppo. Il Generale è vittima della nefasta ideologia dell’uno vale uno che ha finito per promuoverlo in una postazione per lui non adatta che gli ha fatto perdere lucidità e capacità di autocontrollo. Una vittima.

E’ l’esito estremo del cinismo dell’ideologia 5s e della pretesa che tutti siano capaci di far tutto per cui quando qualcuno impatta in una delle proprie e tante incapacità e/o debolezze invece di accorgersene precipita sempre più in fondo al burrone.

Cotticelli ha candidamente chiarito in televisione di essere stato scelto dai 5s. Sono stati loro, quindi, ad averlo innalzato a un incarico senza prima verificarne le capacità. Curiosamente sui social sono gli stessi ambienti pentastellati calabresi, di cui Cotticelli è stato figlio e vittima, a bastonarlo mediaticamente in modo implacabile. Insomma, dopo averlo sollevato sull’altare lo stanno coprendo di colpi perché sia impossibile veder chiaro e risalire alle responsabilità di questa vicenda. Invece, in Calabria non siamo tutti responsabili di tutto. Dostoevskj qui ha torto.

Incomprensibile è poi la pretesa dei 5s che hanno iniziato a sparare sul nuovo commissario della sanità calabrese nominato dal governo, Giuseppe Zuccatelli: un tentativo tardivo per rifarsi la coscienza.

Ciò non significa che la scelta del governo possa essere condivisa. Giuseppe Zuccatelli e il video, falso e strumentale quanto si vuole, che lo vede fare un tifo sfegatato contro le mascherine ritenute inutili per combattere il Covid, impedisce oggettivamente il suo impegno in Calabria. Non si può non capire che Zuccatelli, al di là di quello che pensa qui ed ora e al di là delle sue capacità di manager, non ha le condizioni per muoversi in Calabria con l’autorevolezza e il prestigio necessari all’obiettivo di rimettere in piedi (almeno tentarci) la sanità calabrese. I 5s gli stanno sparando addosso prima di tutto per far dimenticare il pasticcio Cotticelli da loro confezionato (con l’acquiescenza della Lega e di Salvini: il generale è stato eletto dal governo Conte, Di Maio, Salvini) ma anche perché capiscono che è facile abbatterlo rivendicandone il merito.

Ad aggravare la situazione la circostanza che Zuccatelli abbia compiuto lo stesso percorso politico del ministro Speranza di Liberi e Uguali (Leu) di cui il ministro della sanità è il leader riconosciuto. Lo scriviamo più chiaramente: anche se Zuccatelli fosse il miglior manager italiano ed europeo non si trova nelle condizioni di poter assolvere all’incarico. Insistere sul punto significherebbe avvalorare l’ipotesi che in Calabria sia possibile tutto perché la Calabria è terra senza storia e senza pudore e non ha quindi diritto alcuno ad avere voce in capitolo. Coi peccati che ha, deve prendersi anche ciò che in nessun posto civile del mondo verrebbe accettato.

Sarebbe grave se il ministro Speranza, che è meridionale e capisce le cose del Sud, insistesse sulla sua proposta che equivarrebbe a un: “Io sono io e voi calabresi non siete un cazzo”.