L’ANALISI. "Zona rossa", la Calabria piange e l’Italia ride

L’ANALISI. "Zona rossa", la Calabria piange e l’Italia ride

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UNO. Se non ci trovassimo in una situazione drammatica potremmo morire dal ridere. E intanto, aiutati da “Titolo Quinto” di Rai3 abbiamo fatto ridere tutta l’Italia. In Calabria “Zona rossa” non esiste alcun piano contro il Covid che, forse, sarà pronto per la settimana prossima. Non sappiamo con precisione quante terapie intensive esistono, ma sono decisamente poche, né conosciamo i tempi per realizzare quelle previste.

Ma facciamo il mitico passo indietro. E’ capitato che per sopperire all’incapacità sanitaria della Calabria, la sanità calabrese sia stata commissariata dal governo una decina di anni fa e che il Governo (quello attuale non quello di allora), nel predisporre la battaglia contro il Cvirus non abbia fatto alcuna distinzione tra le Regioni che gestiscono (oggi) direttamente la sanità e le Regioni (due) che non la gestiscono perché commissariate dai governi nazionali.

Un così complesso quadro ha precipitato nella confusione Commissario della sanità calabrese, generale Cotticelli, lì nominato dal Governo (non quello attuale ma quello Giallo-Verde di Lega Nord e M5s; quindi: Conte, Salvini, Di Maio). Per uscire dalla confusione Cotticelli, invece di telefonare a Roma per sapere subito che fare, ha scritto una lettera per chiedere delucidazioni. Insomma, s’è messo a posto con la coscienza e, soprattutto, con le “le carte”, assolvendo magnificamente agli imperativi etici del manuale perfetto della burocrazia italiana. 

Intanto i calabresi e la Regione Calabria sono rimasti fermi. In “Zona rossa” come Lombardi e Piemonte, da far scoppiare d’invidia De Luca e tutta Napoli. Noi però non abbiamo approntato nessuna speciale difesa dal virus. Neanche uno straccetto d’impegno per capire almeno come stanno le cose. Per la Calabria il virus, che sta eleggendo il nuovo presidente Usa, cambia la storia del mondo e uccide senza pietà, è come non esistesse. Nessuno ha mosso un dito.

In Calabria dopo la morte di Jole Santelli mena le danze del potere politico regionale, in modo assolutamente legittimo perché questo prevedono le norme, il giornalista Nino Spirlì. E’ ufficialmente un facente funzione. Cioè, mai scelto o misurato dai calabresi. E’ stato inizialmente beneficiato con la carica di vice presidente della Regione con editto della Lega Nord emanato personalmente da Salvini dopo la vittoria del Cdx calabrese alle elezioni a cui Spirlì non ha preso parte alcuna. La scomparsa della Santelli ha fatto il resto. Il Capo ora è lui.

Intanto, venerdì sera non per iniziativa della politica calabrese ma di Rai3, il generale Cotticelli, alla ricerca di un raggio di sole, è andato in Tv.
Gli hanno chiesto: “Perché la Calabria è zona rossa?”.
“Non lo so, i numeri non dicono questo", ha risposto Cotticelli che essendo il responsabile della sanità calabrese non vuol passare per quello che l’ha massacrata (ed ha perfino ragione perché il massacro è in realtà l’accumulo di responsabilità vaste e ininterrotte che crescono di anno in anno da decenni, il commissariamento dura da un po’ meno di 12 anni quando la sanità era già a terra. Cotticelli s’è soltanto aggiunto al lavoro, pardon al disastro, degli altri).

Alla domanda sulla scarsa preparazione della Calabria per fronteggiare il covid, il generale ha risposto: "Io non sono il responsabile, hanno sbagliato. Si sono dimenticati che c'erano due Regioni commissariate … e hanno dato l'incarico al presidente della Giunta".
Cotticelli ha rivelato di avere spedito "un quesito al ministero" per sapere tra Presidente della regione e Commissario "chi è che deve fare il programma operativo Covid": spaccato geniale della burocrazia italiana mentre si muore in corsia.
Il giornalista incalza per sapere se è lui o Spirlì a dover fare il piano per difendere i calabresi dal virus. Cotticelli: "Io".
Quindi legge il documento ricevuto in risposta alla sua richiesta di chiarificazione: “Nelle regioni sottoposte a piano di rientro e commissariate il potere/dovere di predisporre e adottare il programma operativo Covid-19 compete esclusivamente alla struttura commissariale”. In Tv segue un efficacissimo sovrapporsi di voci da cui si capisce che il Commissario non distingue tra terapie intensive “previste” e “attivate” e che, in ogni caso, nessuno sa veramente quante ce ne sono realmente in funzione. Le previste sono 280 ma dalle strutture calabresi si ricava un misero 103. Il numero forse è sbagliato, forse no. Chissà. I bandi che si sarebbero dovuti avere per il 3 novembre per la realizzarle, non si riesce a sapere se sono stati fatti o no (ma pare di no).

Ma niente paura, Cotticelli è determinato: “Il piano lo sto realizzando e la settimana prossima è pronto". La settimana prossima è quella successiva, di un bel po’, alla dichiarazione della Calabria zona rossa.

DUE. Contro il rinnovo del Commissariamento c’è da prima dell’istituzione della zona rossa un tam-tam molto fitto del Cdx. Nessun esponente del Csx ha però fin qui appoggiato la proposta. In precedenza, quando la Regione era del Csx, Oliverio chiedeva un giorno sì e l’altro pure la fine del commissariamento senza però mai ottenere sostegno dal Cdx (tranne alla fine quando il Cdx si vedeva prossimo alla riconquista della Regione che gli avrebbe aperto le porte alla gestione sanitaria, se non commissariata).

Insomma, solo chi non vuole non vede. Da 11 anni la sanità in Calabria viene gestita col Commissariamento dalla coalizione che, nel complicato equilibrio tra maggioranza regionale e nazionale, ha il potere.
In questo momento è il Cdx a spingere per l’interruzione del Commissariamento perché, fino poche settimane fa, avrebbe significato affidarlo alla presidente Jole Santelli (che aveva spedito una lettera a Conte per chiederlo), e ora significherebbe affidarlo alla Lega di Salvini e Spirlì. Insomma, entrambe le coalizioni sperano di poter utilizzare la sanità nella prossima campagna elettorale regionale o temono che la coalizione avversaria possa farlo.

TRE. Il fatto che il commissariamento duri da tanti anni, mentre dimostra l’assenza di classi dirigenti calabresi adeguate, confondere le acque e le responsabilità e consente il massimo della confusione.
Appare curiosa, per esempio, l’insistenza del Cdx per metter fine al Commissariamento che viene agitato come una creatura perversa del Csx.
Ma il Commissariamento non è figlio di nessuno. C’è chi l’ha voluto e c’è chi l’ha deciso.
Per la precisione: dopo essere stato evitato grazie a una complicata e positiva manovra politica del presidente Loiero (Csx) fu invocato e chiesto esplicitamente dal suo successore, Giuseppe Scopelliti (Cdx).
Ma oltre a volerlo bisognava anche deciderlo e vararlo a Roma. E lì è stato prontamente varato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.