Calabria per il dopo Santelli devi far presto sennò perdi il treno Europa

Calabria per il dopo Santelli devi far presto sennò perdi il treno Europa

portosantelli

Non è fortunata la Calabria. Come dimostra il fatto, fin qui accuratamente evitato dagli opinionisti, che la scomparsa di Jole Santelli, al di là del giudizio che si vuol dare sul suo operato politico, ha improvvisamene spalancato sotto i piedi dei calabresi una voragine che rischia d’inghiottirli.

In Italia, anzi in Europa, s’è aperta una stagione che potrebbe tirar fuori il Mezzogiorno e la Calabria dal lungo sonno e dal declino che ci accompagna da quando negli anni Settanta del secolo scorso si spezzò il miracolo del “Dopoguerra” del Piano Marshall che ci portò fuori dalla miseria più nera modificando e migliorando in modo radicale la vita dei calabresi. Il recovery fund, varato dall’Europa nelle scorse settimane, dovrebbe reinnescare un processo simile a quello di allora. Ma non c’è nulla di automatico: bisognerà difendere con intelligenza politica e coi denti gli interessi del Sud e della Calabria. Bisognerà esserci, con la capacità di battere i pugni sul tavolo per costruire strategie di rinnovamento profondo che vadano molto oltre il proprio cortile.

Tutto questo è già iniziato ad accadere. I dettagli concreti si decideranno e verranno varati nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Cioè nel tempo e nei luoghi in cui si nasconde la coda del diavolo che con una botta potrebbe tagliar fuori la Calabria dai tavoli in cui si prenderanno le decisioni chiudendo ancora una volta, e chissà per quanto tempo, la nostra regione lontano dalla modernità contemporanea (al momento la Calabria è sempre in coda e insopportabilmente distante dai livelli medi dell’Italia e dello stesso Mezzogiorno, per non dire delle punte alte dello sviluppo europeo).

Insomma, la nostra Regione sarà l’unica in Italia a non avere voce in capitolo. La Santelli non c’è più. La Calabria l’ha pianta e s'è commossa coralmente. Ma ora bisogna asciugarsi rapidamente le lacrime e capire come difendere i nostri interessi.

Sostanzialmente la Regione Calabria come istituzione è evaporata. Il suo Consiglio s’è dissolto. Abbiamo come rappresentate momentaneo, a peggiorare le cose, Antonino Spirlì, a suo tempo nominato vice presidente della Regione dalla Santelli. Spirlì è lì, insomma, per un caso fortuito. Legittimamente in carica sul piano formale, è però politicamente infragilito da alcuni dati di fatto: intanto, non è stato scelto dai calabresi che non lo hanno mai votato; inoltre, fa parte della Lega Nord un partito che conta poco o nulla in Calabria come suggerisce da ultimo il caso Reggio (la città più popolosa della Calabria) dove pur esprimendo il candidato sindaco dell'intero cdx, la Lega non è andata oltre il 4% e qualcosa; infine, ed è l’aspetto più preoccupante per i calabresi e i meridionali, la Lega Nord è impegnata a rallentare o bloccare la riduzione del divario Nord-Sud come dimostra, al di là di qualsiasi altro argomento, la sua insistenza per il Federalismo differenziato con annesso recupero, da parte delle regioni del Nord, dei residui fiscali (per chi ha dubbi, chiedere a Salvini, Zaia e via elencando). Insomma, la rappresentanza della Calabria, qui ed ora, è, nella migliore delle ipotesi, e al di là di qualsivoglia forzatura, tanto debole da essere inessenziale.

Dietro Spirlì, e non per colpa sua, c’è un ceto politico (per amor del cielo: addolorato e amareggiato dalla morte della Santelli!) ma soprattutto inevitabilmente e interamente assorbito e incasinato nella valutazione dei problemi e delle opportunità innescati all’improvviso dalla scomparsa, anch’essa improvvisa, della Santelli.

Come uscire da questa emarginazione e dai suoi pericoli?
C’è un solo modo: ridurre drasticamente il tempo in cui la Calabria resterà senza rappresentanti nel pieno delle proprie funzioni.
Bisogna ridurre al minimo, tendenzialmente ai soli tempi tecnici indispensabili, i tempi della ricostruzione e dell’autorevolezza istituzionali. Ciò significa che la Calabria deve votare presto, anzi prestissimo, per eleggere i propri rappresentanti.

Nessuna furbizia. E’ possibile farlo perché la legge in caso di morte del Presidente-Governatore segna i tempi massimi dell’interruzione per impedirne la dilatazione, ma non fissa i tempi minimi per il ripristino della democrazia con l'evidente obiettivo di consentire la restaurazione di legalità e poteri pieni il più rapidamente possibile.

Certo, la rapidità confligge coi tempi dei potentati politici che, un minuto dopo la scomparsa della Santelli, hanno iniziato a ragionare su come avvantaggiarsi o difendersi (politicamente) dalla sua morte. La Calabria deve avere fretta, anzi “frettissima” senza farsi condizionare da nessuna forza e da nessun potentato. Sarebbe per noi una gravissima sciagura ogni minuto di tempo perduto. Si faccia presto. Si coinvolgano tutti i calabresi rapidamente e alla luce del sole per ricostruire gli strumenti di una piena democrazia calabrese. Nessuno si faccia condizionare dai calcoli perditempo dei big della politica.