Perché era chiaro fin da subito che Zuccatelli non avrebbe potuto fare il Commissario

Perché era chiaro fin da subito che Zuccatelli non avrebbe potuto fare il Commissario

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Nove giorni fa questo giornale ha scritto che Zuccatelli non avrebbe potuto fare il Commissario della sanità calabrese. L’articolo, a doppia firma Varano/Veltri, è stato letto da parecchie migliaia di persone ma ha anche ricevuto critiche e dissensi, perfino molto autorevoli. E’ giusto che sia così. Chi scrive sceglie di sottoporsi al giudizio dei lettori. Abbiamo aspettato con pazienza (guai quando il giornalismo è impaziente) che quel che avevamo scritto diventasse chiaro per tutti, anche se ci sembrava  assolutamente chiaro e condivisibile. Ci piace riproporre quell'articolo ai nostri lettori ora che Zuccatelli, ancor prima di insediarsi come Commissario, s’è dimesso.

La politica ha messo 9 giorni per capire quel che avrebbe dovuto capire immediatamente. Ed è questo l’elemento grave di questa vicenda che ha prestato il fianco a giudizi e narrazioni inaccettabili sulla Calabria. S’è aperto un dibattito furioso, in cui hanno primeggiato intellettuali e opinionisti riproponendo sulla Calabria i soliti giudizi che accompagnano questa regione da decenni senza riuscire a dare alcun contributo al superamento della sue contraddizioni.

Accade perché della Calabria si parla ormai tantissimo e sempre a sproposito in quanto la sua vicenda viene separata al resto del Mezzogiorno di cui è soltanto il fenomeno più drammatico. Il problema attuale della sanità calabrese è invece "semplicemente" il riassunto della mancata soluzione della questione meridionale o, se si vuole, la sua forma più marcia e drammatica. Immaginare che la questione sia risolvibile soltanto con un bel colpo di onestà ancor prima che un ragionamento disonesto è un ragionamento da imbecilli.

Zuccatelli (al di là delle sue capacità di cui nulla sappiamo e su cui nulla abbiamo scritto) non avrebbe potuto assolvere all’incarico a cui veniva chiamato perché la ricostruzione (almeno parziale) della sanità calabrese è un’operazione “politica” complessa per la cui realizzazione servono contemporaneamente 1) capacità tecniche specifiche nel campo sanitario 2) capacità politiche e 3) autorevolezza riconosciuta. Naturalmente serve anche onestà e lontananza dalle logiche del potere. Ma queste ultime caratteristiche sono il presupposto di ogni operazione senza il quale è inutile discutere.

Zuccatelli, rispetto ai punti 1, 2 e 3 non si trovava nelle condizione di poter garantire tutte insieme le necessarie condizioni.
Ancora una volta, quindi, s’è perso tempo prezioso. Speriamo che chi verrà nominato sia in grado di recuperarlo.

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Articolo pubblicato il 9 novembre alle 16,45 su ZoomSud

“Ciascuno di fronte a tutti è per tutti e di tutto colpevole. E non solo a causa della colpa comune ma ciascuno individualmente” (Dostojevshij, I fratelli Karamazov)

E’ un momento drammatico per la Calabria. La pandemia e la zona rossa, che irrompono sulla sua fragilità, la stanno devastando. Un dramma che si snoda attraverso contagi, vittime e la paura per quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni. Sullo sfondo il terrore del possibile scenario di un virus maligno e furbo che s’impenna in questa terra dove non c’è uno straccio di ospedale che non abbia mille problemi e dove non esiste una sanità capace di risposte immediate e strategiche. Ma ancor più drammatica, se possibile, è l’immagine in queste ore veicolata da tutti i giornali nazionali e sui social che raccontano di una terra ormai perduta e irrecuperabile. Non è così. Non è vero che la Calabria è tutta ‘ndrangheta, corruzione, comparaggio e incapacità. Ma le immagini sono sempre più forti della realtà e innescano processi talvolta più gravi delle vere e proprie disgrazie.

Il caso Cotticelli è stato una bomba che ha chiarito come stanno le cose a tutti quelli che vogliono vedere e capire. Noi vogliamo chiedere scusa al generale. Non c’è sembrato un furbacchione di quelli che arrivati in un posto pieno di quattrini, anche i debiti sono quattrini, arraffa quel che può per se e per gli amici e scappa col malloppo. Il Generale è vittima della nefasta ideologia dell’uno vale uno che ha finito per promuoverlo in una postazione per lui non adatta che gli ha fatto perdere lucidità e capacità di autocontrollo. Una vittima.

E’ l’esito estremo del cinismo dell’ideologia 5s e della pretesa che tutti siano capaci di far tutto per cui quando qualcuno impatta in una delle proprie e tante incapacità e/o debolezze invece di accorgersene precipita sempre più in fondo al burrone.

Cotticelli ha candidamente chiarito in televisione di essere stato scelto dai 5s. Sono stati loro, quindi, ad averlo innalzato a un incarico senza prima verificarne le capacità. Curiosamente sui social sono gli stessi ambienti pentastellati calabresi, di cui Cotticelli è stato figlio e vittima, a bastonarlo mediaticamente in modo implacabile. Insomma, dopo averlo sollevato sull’altare lo stanno coprendo di colpi perché sia impossibile veder chiaro e risalire alle responsabilità di questa vicenda. Invece, in Calabria non siamo tutti responsabili di tutto. Dostoevskj qui ha torto.

Incomprensibile è poi la pretesa dei 5s che hanno iniziato a sparare sul nuovo commissario della sanità calabrese nominato dal governo, Giuseppe Zuccatelli: un tentativo tardivo per rifarsi la coscienza.

Ciò non significa che la scelta del governo possa essere condivisa. Giuseppe Zuccatelli e il video, falso e strumentale quanto si vuole, che lo vede fare un tifo sfegatato contro le mascherine ritenute inutili per combattere il Covid, impedisce oggettivamente il suo impegno in Calabria. Non si può non capire che Zuccatelli, al di là di quello che pensa qui ed ora e al di là delle sue capacità di manager, non ha le condizioni per muoversi in Calabria con l’autorevolezza e il prestigio necessari all’obiettivo di rimettere in piedi (almeno tentarci) la sanità calabrese. I 5s gli stanno sparando addosso prima di tutto per far dimenticare il pasticcio Cotticelli da loro confezionato (con l’acquiescenza della Lega e di Salvini: il generale è stato eletto dal governo Conte, Di Maio, Salvini) ma anche perché capiscono che è facile abbatterlo rivendicandone il merito.

Ad aggravare la situazione la circostanza che Zuccatelli abbia compiuto lo stesso percorso politico del ministro Speranza di Liberi e Uguali (Leu) di cui il ministro della sanità è il leader riconosciuto. Lo scriviamo più chiaramente: anche se Zuccatelli fosse il miglior manager italiano ed europeo non si trova nelle condizioni di poter assolvere all’incarico. Insistere sul punto significherebbe avvalorare l’ipotesi che in Calabria sia possibile tutto perché la Calabria è terra senza storia e senza pudore e non ha quindi diritto alcuno ad avere voce in capitolo. Coi peccati che ha, deve prendersi anche ciò che in nessun posto civile del mondo verrebbe accettato.

Sarebbe grave se il ministro Speranza, che è meridionale e capisce le cose del Sud, insistesse sulla sua proposta che equivarrebbe a un: “Io sono io e voi calabresi non siete un cazzo”.