Il governo giallo-rosso non ce la fa, bisogna prevenire la tempesta sociale perfetta

Il governo giallo-rosso non ce la fa, bisogna prevenire la tempesta sociale perfetta

giallorosso

La definizione di un governo tra “diversi” viene oggi affidata ai colori. In Italia siamo infatti passati da un governo Giallo-Verde a uno Giallo-Rosso. Legittimo, quindi, chiedersi se è venuta meno all’improvviso la capacità di utilizzo della sterminata lingua Italia anche se è più probabile si sia azzerata, o drasticamente indebolita, la capacità di analisi politica e di proposta di governo per fronteggiare le emergenze che richiedono risposte appropriate per fare avanzare la società e tenerla coesa.

Sembra svanita, comunque, la classe dirigente che sentiva il peso della responsabilità e viveva anche “drammaticamente” l’impegno politico riuscendo a coniugare coerenza e flessibilità nelle risposte di governo da dare ad una società che cresceva ma che conteneva al suo interno disuguaglianze, ingiustizie, diritti negati, arretratezze, rabbia sociale e potenziali pericoli per la democrazia.

“Flessibilità” nella assoluta coerenza, diceva Aldo Moro nell’avviare il percorso delle convergenze democratiche (poi definite “convergenze parallele”) per avviare il percorso che sarebbe approdato allo storico accordo tra forze non omogenee del dopoguerra, Cattolici e Socialisti. Perché quei governi non nascevano con un contratto lampo davanti al notaio ma attraverso lunghissime e sofferte discussioni e con un confronto aspro, aperto e trasparente che coinvolgeva centinaia di miglia di iscritti a quelle forze politiche. Niente da spartire con chi riduce la politica alla pressione di un tasto sul proprio computer.

Non c’era il web, non c’erano piattaforme, non esisteva la diretta. Eppure trionfava la trasparenza. La discussione percepiva in anticipo quello che si muoveva nella società e preparava le risposte, anche se il contesto mondiale imponeva spesso soluzioni ritardate. Il governo della “non sfiducia” del 76 e della solidarietà nazionale del 78, probabilmente dovevano essere realizzati prima. Quella classe politica che riusciva comunque a concretizzare singole intese in parlamento viveva consapevolmente la cappa drammatica della storia internazionale che avrebbe spezzato sul nascere ogni cammino politico nuovo che non procedesse con lenta cautela.

Oggi la gabbia internazionale non esiste più, la tragedia del terrorismo interno non è una minaccia, le stragi sono un ricordo lontano. Per fortuna! Avanza però un disagio economico e sociale che potrebbe condurci a sviluppi drammatici e imprevedibili. Un virus culturale sottotraccia inizia a farsi strada e potrebbe dividere la società. Da un lato, i garantiti che ogni fine mese ricevono stabilmente dallo Stato uno stipendio, un’indennità, un incentivo, piccolo o grande che sia; dall’altra parte, tutti quelli che non sanno cosa accadrà a fine mese né sanno se incasseranno e quanto incasseranno, cioè partite iva e dipendenti privati.

La nuova lotta che potrebbe dividere la società in modo radicale rischierà di svolgersi tra il pubblico e il privato. Il primo, tutelato all’infinito; il secondo, senza protezione alcuna e senza prospettiva. Una lotta dagli esiti imponderabili per la tenuta sociale e democratica del nostro paese.

Non potrà essere un governo colorato a disinnescare questa bomba, né qualche incontro riservato o qualche editoriale riuscirà a costruire una nuova alleanza politica. Il governo giallo-rosso attuale era nato sulla presunta necessità di salvare il quadro democratico del paese escludendo le forze politiche che lo mettevano a rischio. Quel presupposto, se è mai stato reale, non c’è più.

Oggi bisogna bloccare gli elementi che possono esponenzialmente svilupparsi fino a consumare il quadro costituzionale del paese per cause sanitarie e non politiche che potrebbero provocare effetti economici e sociali che non sarà possibile curare con alcun vaccino.

E’ urgentissimo non solo contenere questi elementi ma anche mettere in campo una prospettiva e una speranza per il paese.

L’attuale governo e la sua politica non reggeranno l’urto. Mai come in questo momento c’è bisogno di una flessibilità ampia per fare il bene dell’Italia. Bisogna approfittare subito del vantaggio che deriva dall’inesistenza di forze esterne al paese da convincere. La decisione è per intero nelle mani delle forze politiche nazionali.

Sarebbe utile, anzi necessario, un governo del bene comune che abbracci il futuro della nazione nel momento più triste della sua storia repubblicana.

Se le furbizie, le incapacità, le tattiche, l’ignoranza, l’irresponsabilità non dovessero consentire questo percorso le forze politiche (tutte e nessuna esclusa) si assumerebbero una responsabilità gravissima. E in cambio non otterrebbero nulla perché il paese potrebbe scivolare in un drammatico fine legislatura che, travolgendo tutto quello che c’è, potrebbe costringere al voto in un quadro di confusione e disordini non facilmente controllabili.

E non è questo quel che serve all’Italia. 

*avvocato, già parlamentare della repubblica.