REGGIO. Incandidabilità, le scelte mancate di Arena e il costo pagato dalla città

REGGIO. Incandidabilità, le scelte mancate di Arena e il costo pagato dalla città

Canale e Arenadi MASSIMO CANALE* - (riceviamo e pubblichiamo) La sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria emessa nei confronti dell'ex Sindaco Demetrio Arena completa il giro dei provvedimenti di incandidabilità degli ex amministratori comunali decretati dalla magistratura di merito. Pare, a questo punto, utile tornare a fare alcune brevi considerazioni già ampiamente e pubblicamente espresse durante il pochi mesi di vita dell'ultimo Consiglio comunale di Reggio, ma che

tornano di stringente attualità' anche grazie alle ultime uscite pubbliche dell'ex Sindaco.

Arena può, anzi, ha il dovere di difendersi in tutte le sedi giudiziarie, quindi anche in Cassazione, ma ciò che importa oggi, almeno dal mio punto di vista, non è la valutazione giuridica delle sue responsabilità, dei profili di merito e di diritto, quanto gli aspetti politici della sua breve e sfortunata storia.

Dico subito di non essere tra coloro che giudicano Arena un personaggio in odore di 'ndrangheta, né incline a frequentare determinati ambienti; credo che la sua folgorante carriera si sia interrotta per un problema che ha a che fare con la sua esile struttura politica e la mancanza di autorevolezza.

Mi spiego o almeno ci provo. Ciò che fin dalle prime battute di quella campagna elettorale che conducemmo contrapposti, fu evidente era che Arena avrebbe inteso incardinare il proprio messaggio ai reggini sul concetto di "continuità" rispetto al suo predecessore e attuale presidente della Regione. Finanche lo slogan elettorale recitava "continuiamo insieme".

Nelle settimane e nei mesi successivi alla sua elezione fu chiaro a tutti che egli non avrebbe mai preso le distanze da quel modello amministrativo che, tuttavia, cominciava a rivelare le sue infinite falle e zone grigie. La strategia del cdx fu quella di addossare ogni responsabilità, anche penale, ai dirigenti del Comune e, in particolare, alla povera Orsola Fallara, unica non più in grado di difendersi. Una strategia di corto respiro, destinata a fallire agli occhi della Gente e della Storia di Reggio, anche se le verità storiche, come dice Ignazio Buttitta, hanno bisogno di tempo per essere riconosciute. Si vedrà.

Ma la considerazione che feci allora dagli scranni dell'opposizione e che mi sento di ribadire oggi, all'indomani di quella sentenza, riguarda il fatto che sarebbe bastato ad Arena prendere le distanze in tempo utile, mettere a segno alcune semplici ma significative azioni amministrative a ridosso dell'insediamento della Commissione d'accesso come, solo per fare un esempio, la revoca degli amministratori delle miste e dei commenti di Giunta interessati o lambiti da indagini della magistratura antimafia.

Ritengo che se egli avesse proceduto in questa direzione, accompagnando questi gesti con una generosa e spontanea azione di verità rispetto agli anni dello scopellitismo, davanti ai reggini guardandoli coraggiosamente in faccia, magari nella stessa Piazza del Duomo in cui tenne il suo comizio conclusivo di quella campagna elettorale e in cui successivamente giurò al cospetto della Madonna della Consolazione che avrebbe esercitato il suo ruolo con coraggio e verità, beh, certamente avrebbe attirato su di sé le ire del Governatore, ma forse il Comune non sarebbe stato sciolto e la storia di Reggio e quella di Arena sarebbero state diverse.

*Avvocato, già candidato Sindaco di RC e portavoce del csx nel Consiglio comunale.