REGGIO ELEZIONI/2. L'analisi della città e le verità nascoste

REGGIO ELEZIONI/2. L'analisi della città e le verità nascoste

Palazzo San Giorgio       di MASSIMO ACQUARO - Caro Direttore, la sua analisi sui flussi elettorali reggini è un pugno allo stomaco. Se il Csx avesse una classe dirigente degna di questo nome e non apparisse, troppe volte, come un puro aggregato di nobili portatori di voti, dovrebbe subito convocare gli “stati generali” in città per fare i conti con il prossimo futuro. La mia, come vede, non è una critica, ma una proposta.

Lei, correttamente, omette di indicare quali sarebbero i 15.000 elettori reggini che dovrebbe spostarsi in massa dal Cdx o dal M5S verso il csx per determinarne la vittoria alle prossime elezione comunali. Non conoscendone i nomi, visto che il voto è segreto, possiamo immaginarne le sembianze sociali ed economiche. Non è facile, ma tentiamo.

Molti di loro, strenui anticomunisti e da sempre diffidenti verso il Csx ed i suoi riti neodemocristiani, hanno lasciato alle ultime politiche il Cdx per votare Grillo, altri dovrebbero venire dall’astensionismo ormai radicato a Reggio, altri ancora dovrebbero spostarsi direttamente dal Cdx al Csx.

Molti di loro (non tutti) hanno espresso un voto di protesta, incarnano la pancia della città, quella insofferente alle regole che complicano la vita, inferocita per le buche nelle strade e la spazzatura sui marciapiedi, quelli che sono convinti che gli impiegati comunali rubano lo stipendio e via elencando. Insomma un grumo ribellista e talvolta neoborbonico, convinto che i piemontesi e Roma ci abbiano rovinato la vita.

Ci stanno dentro tutti, impiegati, commessi, piccoli commercianti, piccoli e medi imprenditori, disoccupati, precari. 15.000 persone sono davvero tante. Su circa 100.000 votanti, sono il 15% dell’elettorato. Una missione impossibile spostarli verso il Csx? Beh, no. Loiero e Scopelliti ci sono riusciti in Calabria, spostando percentuali anche maggiori di voto nel pendolo elettorale Chiravalloti – Loiero – Scopelliti dal 2000 al 2010.

Ma allora è fatta, penserà qualcuno. Ed invece no. A Reggio le possibilità sono ridotte di molto, ma davvero di molto. La città costituisce un microcosmo elettorale a sé. Una enclave di destra difficilissima da smuovere, perché intrinsecamente conservatrice ed immobilista. Le classi sociali hanno dinamiche ascensionali pressochè nulle negli ultimi due decenni. La facoltà di giurisprudenza ha sfornato decine e decine di avvocati (non c’è palazzo, ormai, senza la targa di uno studio legale), ma la professione è in mano alle persone di sempre. E la stessa cosa vale per medici, dentisti, farmacisti, ingegneri, professori universitari, magistrati, giornalisti e così via, in cui si moltiplicano intrecci di parentele, di cointeressenze, di distribuzione di incarichi (il palazzo di giustizia, grazie ad un nugolo di sequestri e confische, è la principale committenza professionale della città, se non della provincia e le opacità (vere o presunte) riempiono di pettegolezzi i salotti).

L’implacabile conservazione dei privilegi e delle posizioni è la regola aurea che governa la città in ogni suo aspetto vitale. Alle soglie della rivoluzione francese, per l’ultima volta, il re convocò gli Stati generali (clero, nobiltà e terzo stato, ossia la borghesia), nel tentativo di arginare la grave crisi sociale ed economica del regno. E’ andata come è andata, ma persino quella rivoluzione ebbe un beneficio dalla salutare resa dei conti tra le classi dominanti di Francia. Orbene, mancando un monarca in città e con il commissariamento in atto, non resta al Csx che il compito di invitare la città, con testardaggine e senza scoraggiarsi, ad un salutare bagno di verità sul modo in cui la società reggina è organizzata e sul modo in cui occorrerà distribuire risorse e sacrifici. Il prossimo sindaco senza un chiarimento di fondo su questo punto susciterà solo delusioni e rabbia, scontentando tutti, visto che non avrà a disposizione i denari dell’età dell’oro di Scopelliti.

Ecco forse questa donna (meglio) o questo uomo (meno bene) potranno spostare verso il pendolo del voto reggino ed i 15.000 voti di cui lei parla, caro Direttore, ma se ciò accadesse sarebbe una svolta che durerebbe molti anni, anzi sarebbe una vera rivoluzione.