REGGIO ELEZIONI. Ethos, proroga si, proroga no. La città voti sul proprio destino

REGGIO ELEZIONI. Ethos, proroga si, proroga no. La città voti sul proprio destino

ethos     di GIOVANNI SERGI* – (riceviamo e pubblichiamo) Proroga si, proroga no. Sembra il testo di una canzone rap, ma dal sapore amaro. Testo che comunque ci pone di fronte ad alcuni interrogativi.

Si ritorna eventualmente a votare perché sono state ripristinate le condizioni minime di legalità e trasparenza all'interno delle nostre Istituzioni, o perché a qualcuno, o a tanti, conviene che questo fondamentale diritto venga esercitato con qualche mese di anticipo o posticipato a tempi migliori? Quali sono i parametri in base ai quali il Ministro dell'Interno deciderà?

Anche perché, se saranno simili a quelli adottati per il trasferimento del Prefetto Piscitelli, non vi è alcuna possibilità d'avere una decisione oggettiva nonché utile per la Città.

Ed allora, il volere di questa Città dovrà continuare ad essere ininfluente, riguardo al proprio destino, o prima o poi troverà unicità d'intenti, almeno su quelle decisioni che sono fondamentali per il suo futuro? Noi, per quel poco che ci compete, proviamo a dire ciò che pensiamo, invitando contemporaneamente tutte le forze sane di questa Città, a fare altrettanto.

I Commissari, non sono la causa dei mali che affliggono la nostra Città, ma solo l'effetto di una “malsana” politica, espressa da una, se possibile, più malsana classe dirigente, ma detto questo, per onestà intellettuale diciamo anche che non ne hanno indovinata una.

Nessun rapporto con la cittadinanza, se non sporadici ed aleatori; nessuna attivazione delle consulte, previste dal nostro Statuto Comunale; un piano di rientro dal debito “lunare”; aumenti delle tariffe per i servizi, peraltro inesistenti, e dismissioni fallimentari. Nessuna risposta alle domande, pur lecite, che da più parti venivano poste, per esempio sul perché i finanziamenti del “decreto Reggio” si erano bloccati e sul perché sembra saranno riattivati. Potremmo fare altri esempi: dalla gestione delle p.e.o. dei dipendenti comunali, alla gestione delle municipalizzate, ma sarebbe un elenco senza fine.

In conclusione, riteniamo che se un commissariamento deve servire non solo a risanare una situazione compromessa dal punto di vista della legalità, ma anche a ricreare un rapporto tra Istituzione e cittadini, sicuramente il secondo scopo è fallito miseramente. Questa Città deve ritrovare un suo percorso democratico, che sarà lungo e difficile, ma che è anche l'unico mezzo per risollevarsi. Saranno altri organi dello Stato che dovranno, come siamo sicuri avverrà, garantire il rispetto delle leggi ed una normale convivenza tra cittadini, ma la politica deve ritornare ad essere protagonista. E sinceramente, a noi poco importa se questo o quello schieramento partitico si trova in questo momento in difficoltà, perché in questo momento, ora, è tutta una Città che soffre. Andiamo, quindi, a votare per decidere a chi affidare il nostro destino.

*IL SOCIO FONDATORE