L'ANALISI. Catanzaro, ora si capisce meglio perché Traversa si dimise da sindaco

L'ANALISI. Catanzaro, ora si capisce meglio perché Traversa si dimise da sindaco

Traversa      di SAVERIO LAPENNA - Michele Traversa non è più il sindaco di Catanzaro: all’alba del 10 gennaio del 2012, un po’ più di due anni fa, quando le agenzie di stampa annunciarono la notizia con poche parole, sembrò cadere un mondo.

Come? Lui, Michele adorato dai suoi concittadini, l’uomo che si alzava presto per vedere che al Parco della Biodiversità fosse tutto a posto o che la spiaggia di Giovino fosse pulita e linda, gettava la spugna? E lo faceva per questioni economiche (cioè prendersi la pensione di parlamentare)? O per motivi di salute?

L’ormai ex primo cittadino, classe 1948, non cambiò idea all’alba di quel giorno e non ritirò le dimissioni presentate il 19 dicembre 2011. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, alle 24 in punto, passò il termine ultimo per un suo ripensamento. E la città, a sette mesi e mezzo dalle ultime amministrative, si ritrovò senza sindaco. Traversa, candidato del centrodestra,aveva ottenuto il 62 per cento dei voti, e Salvatore Scalzo, 27 anni, candidato del centrosinistra, si era fermato al 32 per cento.

Ma perché Traversa si dimise davvero? Quali ragioni portarono un uomo così elettoralmente e politicamente forte nella sua città a gettare la spugna dopo così poco tempo? A rileggere ora quella storia – quando il ciclone della nuova inchiesta del Pm Dominijanni e della Digos di Catanzaro è appena agli inizi – tornato alla memoria poche battute, piccole frasi gettate lì in quei giorni tra la fine del 2011 e gli inizi del 2012, quando Traversa fece capire che era impossibile governare la città e che troppe pressioni c’erano attorno a Palazzo de Nobili. Ma non le pressioni delle multe dei vigili urbani o delle carte d’identità’ facilitate per amiche prostitute! No, no…Quelle sono cose marginali, di contorno, fanno gossip e fanno gola alla gente.

Catanzaro non si poteva – e non si può – governare perché’ troppo forti – forse – erano e sono le pressioni per cementificare l’area di Giovino; troppo forti erano – e sono – le pressioni per gli incarichi professionali; troppo forti erano – e sono – gli appetiti sui posti comunali da mettere a concorso; troppo forti erano – e sono – le pressioni sulla macchina comunale per piegarla agli interessi di una sola persona che era – ed è – il punto di riferimento del coacervo politico-imprenditorale che governa il Municipio e la città da molti, troppi anni. Troppo forti erano – e sono – le pressioni per fare del Comune definitivamente la casa di pochi alla faccia di tutti.

Ma Traversa quelle cose non le disse, al massimo le fece capire e se ne andò. Non ha più parlato di quelle cose, nemmeno in privato. Ma oggi che Abramo e altri sette sono indagati dalla Procura di Catanzaro forse qualcuno lo dovrebbe sentire il buon Michele. Magari per farsi raccontare un’altra storia politica.