L’ANALISI. Scopelliti e la clessidra della giustizia

L’ANALISI. Scopelliti e la clessidra della giustizia

bendata      di MASSIMO ACQUARO - Non è il momento della pacatezza. Sono tutti furiosi. I nemici di Scopelliti sono furiosamente contenti. I suo amici sono furiosamente scontenti. Era inevitabile. Troppo importante il ruolo dell’(ex?) Governatore in città e nella regione. Troppo profondo l’amore e il rancore che egli ha suscitato in oltre un decennio di vita pubblica. Ma in gioco non è solo il suo destino personale. Con esso scorre anche il destino di molti altri e, soprattutto della Calabria appesa, ancora una volta, al filo delle sue decisioni.

Mettiamo in fila , con la calma necessaria, alcuni punti.

PRIMO. La Giunta regionale ha usato parole durissime contro i magistrati reggini che con tre mosse hanno smantellato il sistema di potere di Scopelliti: prima e seconda mossa su Arena, dichiarato incandidabile dal tribunale e dopo dalla corte d’appello; poi, Scopelliti cui il tribunale ha inflitto una pena molto severa. Lo scontro con le toghe, dopo anni di idillio, era inevitabile. Dovranno scomparire in tutta fretta molte foto da internet e da facebook. La Giunta regionale aveva commentato la sentenza parlando di un «comportamento reiteratamente ostile e illegittimo del tribunale» parlando di una sentenza che aveva «preteso di strafare applicando una pena eccessiva ed esorbitante, volutamente esemplare». Tradotto, una sentenza politica.

Un’altra Giunta, prendendo atto dello scontro, ha immediatamente risposto. La Giunta reggina dell'Associazione nazionale magistrati ha infatti ricordato «che la critica ai provvedimenti giudiziari è il sale della democrazia» ma «che il tentativo, che spesso comincia ben prima degli esiti processuali, di delegittimare l'operato della Magistratura (tutta) … è inaccettabile, specie ove si tenta di "imbrigliare" l'attività giurisdizionale all'interno di paradigmi, che fanno parte esclusivamente della critica politica, con l'utilizzo, in specie da parte di un organo istituzionale quale la giunta regionale, di terminologie quali "anticipazione", "volutamente esemplare", "tentativo di sottolineare la base politica della condanna", "necessità di ripristino delle fondamentali regole giuridiche oggi ignorate", assolutamente incompatibili con il fondamentale principio della ripartizione dei poteri».

SECONDO. La sospensione del Governatore per 18 mesi dalle sue funzioni segna una drammatica accelerazione del processo. Se entro 18 mesi la corte d’appello non si sarà pronunciata sulla sentenza di condanna di ieri, Scopelliti verrebbe reintegrato nelle sue funzioni. Se la legislatura regionale si concluderà nel maggio 2015 nulla impedirebbe a Scopelliti di ricandidarsi e scontare gli ultimi due/tre mesi di sospensione nel nuovo Consiglio, proiettandosi verso il 2020, in caso di vittoria, come governatore o, in caso di sconfitta, come semplice consigliere regionale.

Difficile immaginare che la corte d’appello consentirà un evento del genere. E’ improbabile che lasci scadere i 18 mesi addossandosi la croce di aver rimesso in sella Scopelliti senza un regolare processo che lo assolva o condanni. Insomma, l’appello si celebrerà entro i 18 mesi. Scopelliti potrebbe venire assolto. Se, invece, fosse di nuovo condannato scatterebbe un’ulteriore sospensione di 12 mesi a decorrere dalla sentenza d’appello. Per capirsi se, ad esempio, l’appello arriverà a dicembre 2014, ci sarà anche una nuova sospensione per altri 12 mesi. Poi toccherebbe alla Cassazione che potrebbe cancellare tutto. Se, invece, la Cassazione confermasse le due condanne scatterebbe l’arresto per Scopelliti che, con una condanna a sei anni, non avrebbe scampo. Come Cuffaro, da governatore a detenuto.

Sotto il profilo personale Scopelliti è in un tunnel: se accelerasse il processo chiedendo una sentenza d’appello in fretta e furia (e ne avrebbe ragione vista la sospensione) avrebbe lanciato per aria una moneta: assolto, torna al suo posto; ma se va male è come correre a mille contro un muro di cemento. Si farebbe molto, ma molto male.

Ma, purtroppo per lui, con la sospensione la partita non è più nelle sue mani. I giudici, lo abbiamo detto, è improbabile che facciano passare molto tempo prima di giudicarlo anche in appello e se non si rovescia la sentenza l’esito per l’ex sindaco di Reggio sarebbe drammatico.

Lo scontro tra Giunte non lascia presagire nulla di buono. Certo se è innocente e riesce a dimostrarlo tutto cambia. Sarà una vittima del sistema, un martire delle toghe. In questo caso la magistratura reggina dovrebbe sopportare un peso notevole. Come andrà? Difficile dirlo. Nel caso Arena è andata come è andata, per carità, sulla base solo delle carte. Ma i magistrati non vivono sulla luna, passeggiano sul corso Garibaldi, vanno a cena, sono nei salotti, confabulano tra loro.

TERZO. La pena è pesante e c’è da credere che lo sarà anche la sentenza quando saranno note le motivazioni. La Fallara sarà l’incubo di Scopelliti per molto tempo ancora. C’è una sola soluzione per raffreddare il clima: dimettersi e portare la Calabria al voto. In quel caso va in soffitta la sospensione che non avrebbe più senso e il processo inevitabilmente rallenta, senza patemi per nessuno.

Poi Scopelliti potrà anche pensare di candidarsi alle europee, ma qui caro Direttore, mi fermo. Tocca a lei.