Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Sud e Calabria attenti: il Leghismo (con Le Pen) si sta impadronendo al Nord di tutto il CDX

L’ANALISI. Sud e Calabria attenti: il Leghismo (con Le Pen) si sta impadronendo al Nord di tutto il CDX

Lega      di GIUSEPPE GANGEMI* - In Italia era in funzione, e si è reso evidente con lo scoppio della crisi, cominciata nel 2007 in USA e rivelatesi negli anni successivi anche in Europa e in Italia, un “blocco epistemico del sistema politico”. Il concetto di “blocco epistemico” è molto più forte della semplice incapacità di innovarsi

e trovare nuove idee perché implica che niente possa cambiare rispetto al passato, che si debba solo aspettare che passi la piena e che tutto possa e debba riprendere come prima. Il blocco epistemico implica anche l’idea che chiunque, all’interno del sistema politico, proponga di innovare, vada contenuto, emarginato e persino escluso, senza le consuete pratiche di mediazione che caratterizzano il sistema politico nel tradizionale scontro tra conservatori e innovatori.

Il blocco epistemico diventa evidente, nella Destra, con le dichiarazioni sempre più allucinanti del capo del governo Silvio Berlusconi di fronte alla ormai evidente crisi: la crisi non esiste e lo si vede dal fatto che gli aerei sono sempre pieni e nei ristoranti non si trova posto, ed altre amenità del genere. Il personaggio era comunque talmente ascoltato che molti si sono convinti che avesse ragione (ed ancora adesso ci credono). Lo stesso blocco diventa evidente, nella Sinistra, nella pervicace ed ottusa resistenza a Matteo Renzi, malgrado fosse chiaro a molti che con Pierluigi Bersani sarebbe stato difficile vincere.

Adesso, tutte le speranze sono incentrate su Renzi (che ha preso il 40,8% alle elezioni per l’Europa e si è guadagnato sei-otto mesi di tempo per fare qualcosa in Italia e in Europa: a luglio comincia il semestre di guida italiana dell’UE). Ma cosa succederà, per esempio, nel Nord d’Italia se Renzi dovesse rivelarsi un chiacchierone e dovesse fallire? La risposta credo che si trovi in quanto sta succedendo a Padova dopo le elezioni amministrative.

Padova non è stata, nel passato, una città qualsiasi perché ha rappresentato un modello in cui si è potuto sperimentare, con successo, il ritorno all’alleanza tra Forza Italia e Lega Nord, nel 1999. Dal successo il rilancio dell’alleanza che ha prodotto la vittoria del centrodestra alle amministrative del 2000, alla caduta del governo D’Alema e al decennio di predominio berlusconiano con otto anni di governo nazionale, con larghe maggioranze, dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011.

Cosa è, dunque, successo a Padova dove il blocco epistemico era molto forte a sinistra? Il primo turno produce il seguente risultato: i due candidati, Ivo Rossi, successore designato da Flavio Zanonato, va al ballottaggio con il 33,5% dei voti, e con gli apparentamenti una dote del 52,0%, mentre Massimo Bitonci, della Lega Nord, ci va con il 31,3% dei voti, e con gli apparentamenti una dote del 48,0%. Vince, contro le previsioni del centrosinistra, Bitonci con il 53,5% dei voti: il 5,5% dei voti passano da uno schieramento all’altro. La parola d’ordine che ha fatto vincere Bitonci è: rinnovamento della classe politica. Bitonci dichiara subito che intende governare la città e farne un modello di un progetto di ricostruzione del centrodestra: dopo l’uscita di scena di Berlusconi, il centrodestra dovrebbe essere guidato, nel Nord, dalle nuove posizioni, vicine a quelle di Marine Le Pen, della Lega Nord. Rispetto a questo progetto, Bitonci che già si è battuto, perdendo, contro Flavio Tosi per il ruolo di segretario del Veneto, appare come una specie di Matteo Salvini in doppiopetto. Lo stile di governo che sta adottando per Padova è accattivante: ascolto dei cittadini e immediate risposte (ho verificato e riscontrato, con gradimento e preoccupazione) e prima riunione ufficiale della giunta comunale in una palestra con invito a tutti i cittadini ad essere presenti.

Cosa c’è di interessante per la Calabria e per Reggio? Almeno cinque motivi: 1) per esperienza so che quanto succede elettoralmente al Nord si riproduce, con un anno di ritardo al Sud; 2) un centrodestra aggressivo mette in difficoltà i candidati del Nuovo CentroDestra (NCD): Bitonci liquida il principale suo avversario a Destra, Maurizio Saia, sostenuto da NCD, con un’accusa aggressiva (in caso di ballottaggio, Saia si apparenterà con Rossi in cambio di un assessorato) che viene creduta dai padovani (e metterebbe in difficoltà il partito di Alfano anche al Sud); 3) ha vinto un centrodestra a guida leghista che tenderà a radicalizzare la contrapposizione Nord/Sud e darà spazio a un sempre più agguerrito federalismo meridionale, culturalmente impreparato come quello della Lega Nord; 4) la Lega Nord sta copiando, dal Movimento 5 Stelle?, alcune forme di democrazia diretta che il centrosinistra si è sempre rifiutato di adottare (essendo ormai superato il metodo delle varie Leopolde volute da Renzi, sindaco di Firenze); 5) anche quando una lista civica di Sinistra (la lista Padova 2020), che ha adottato la parola d’ordine del rinnovamento, si presenta alle elezioni, fallisce su due punti essenziali: a) scimmiotta il berlusconismo anni Novanta diffondendo dati farlocchi di sondaggi imprecisati, se non anonimi; b) adotta come metodo di rinnovamento il modello partecipativo, ma con una improvvisazione e leggerezza tale che fa più danni di quante siano le sinergie che ne ricava.

*docente università di Padova