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L’ANALISI. Calabria, le crisi di Cdx e Csx che si alimentano a vicenda. ALDO VARANO

L’ANALISI. Calabria, le crisi di Cdx e Csx che si alimentano a vicenda. ALDO VARANO

la-crisi-e-la-crepa      di ALDO VARANO - Sui giornali calabresi da giorni impazzano gli elenchi dei traditori. Si allungano e si allargano. Quelli di Scopelliti, una folla crescente. Di Oliverio, che non usa la parola, ma segna chi l’ha spinto avanti per poi mollarlo. Traditori,

anche dalle parti di Rende dove il nemico è stato aiutato a espugnare la città. Il tradimento è una categoria morale. Non ha, quindi, rapporti con la politica. Serve all’indignazione e alla denuncia ma non aiuta a capire. Nasconde anche che in Calabria le crisi speculari di Cdx e Csx si sostengono e alimentano reciprocamente producendo crisi in entrambi gli schieramenti.

Il Cdx calabrese è afflitto dalla riorganizzazione dell’area dopo lo tsunami delle scorse politiche e del cedimento strutturale del Cdx che ha perduto circa 12 milioni di voti. Berlusconi, dopo il suo ventennio, riconsegna all’Italia un Cdx nudo, senza progetto né prospettiva. Scopelliti in Calabria l’aveva avvertito prima di altri. Mollò Fi per il Ncd con la speranza che da lì potesse partire una ricomposizione che invece si sta svelando più complessa e difficile. Anche la Santelli, Galati, Mancini e Talarico all’inizio guardavano al Ncd senza pensare a un nemico o un avversario ma come a una possibilità per fare gioco di squadra. Ma il Ncd non ha retto. Quando s’è iniziato a capirlo i rapporti in Calabria si sono inaspriti ed è scattata una confusa ricerca della salvezza che ha utilizzato le europee come occasione.

La scoperta improvvisa nel cdx delle primarie, il fedelissimo Fedele che si sposta, Gentile che aiutato da Bilardi rovescia la sedia di Scopelliti, il cauto Imbalzano che riflette, Galati che sposa un Fitto di fatto alternativo a Berlusconi e osteggia la Santelli, la Minasi che sola soletta non avendo ormai nulla da perdere si scaglia contro chi abbandona la nave pur dovendo tutto a Scopelliti, non possono essere ammucchiati nel segno del tradimento. Sono l’espressione di una crisi politica che ancora non è chiaro dove andrà a parare. Certo, l’emergenza e la sconfitta, lo sfollamento raccontano la qualità delle persone e lacerano rapporti umani anche consolidati. Ma il dato politico che avrà sempre maggior ruolo in Calabria è la ricollocazione degli esponenti del Cdx sballati dal proprio terreno (anche con fuoriuscita da quell’area: si pensi alla riflessione di Mario Tassone e altri). C’è un confuso scuotimento e una crisi che stenta a trovare il domatore.

Curiosamente la crisi del Cdx in Calabria ha fatto e fa crescere quella del Csx. Fino alle politiche del 2013 il Csx era rassegnato e tranquillo. Scopelliti pareva invincibile. La candidatura nel Csx a Governatore era un modo per avere la certezza di diventare consigliere regionale. Il Csx si era assestato dopo Caposuvero dove i big si erano divisi quel che era rimasto tra Roma e la Calabria del vecchio patrimonio rinunciando ad altre velleità. Ma il 2013 ha riaperto i giochi anche in Calabria. Nessuna forza può rinunciare alla partita del potere quando si profila la possibilità di impadronirsene, pena la propria scomparsa.

Come non bastasse il 2013, è arrivato anche Renzi che ha fin qui dimostrato che il rinnovamento (la rottamazione) rispetto alla crisi del Cdx può essere una carta vincente. Lo scatto verso il giovanotto fiorentino che vince è stato istintivo. I renziani sono rapidamente cresciuti e anche chi renziano non è ci sbava. Le europee regalano un risultato inatteso e da vertigine al Pd della Calabria. Renzi vince, piaccia o no. Anche se ancora non è chiaro se in assenza della sua faccia si ripeterà l’exploit elettorale che in Calabria tutti accreditano a Renzi e nessuno Magorno (a cominciare da lui). Non è un caso che nessuno si sia sbilanciato in un’analisi dei processi che il voto europeo calabrese suggerisce.

Tutto il Pd implora il rinnovamento di Renzi. Per tutti significa che “gli altri” devono fare passi indietro. Tutti invece respingono l’ipotesi che sia necessario un passo indietro di tutti quelli che hanno già calpestato la scena della politica in Calabria. Da qui disaccordi e rotture che nessuno sembra riuscire a dominare come se il renzismo si fosse poggiato sopra senza per nulla incidere sul vecchio Pd. Le primarie, nate con altre esigenze sono diventate l’unica possibilità per evitare un’implosione.

Alla fine deciderà Roma? E’ probabile. E deciderà di lasciar fare ai calabresi perché tanto mettere le mani laggiù è sempre un’operazione a rischio.