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PD PRIMARIE. Ma Roma non si addosserà il pasticcio calabrese. ALDO VARANO

PD PRIMARIE. Ma Roma non si addosserà il pasticcio calabrese. ALDO VARANO

renzi-magorno-oliverio        di ALDO VARANO - Non c’è più. Non esiste. Anzi, non è mai esistita. La processione dei big calabresi ieri in colloquio privato con Lorenzo Guerini, alter ego di Matteo Renzi per i problemi del Pd di cui è vice segretario nazionale, dovrebbe aver chiarito le idee a tutti. Il candidato di Roma per le regionali, l’uomo o la donna che Renzi avrebbe imposto mettendo la sua faccia, in realtà non è mai esistito. Meglio: non è mai esistito così com’era stato costruito dalla sfrenata fantasia mediterranea di big e sottocapi di corrente che l’avevano sbandierato in lungo e in largo per le contrade calabresi ognuno facendo intendere di essere lui ad avere in mano la soluzione del puzzle. Alla fine - andavano ripetendo in molti- arriva Matteo (in Calabria sono tutti molto in confidenza col Presidente del Consiglio, ndr) e dice: il candidato è questo chi ci sta ci sta, chi no lì è la porta e buona notte, e finisce il film.

Guerini è stato paziente ed educato. A qualche interlocutore ha perfino (ri)chiesto la disponibilità a candidarsi ricevendo cortesi e motivati rifiuti. Ed a tutti ha spiegato la stessa cosa: noi non ci tiriamo indietro. Volete un candidato appoggiato da Roma col bollo di Matteo? Benissimo, ma dovete prendervi la responsabilità di darci, voi calabresi, un nome che appena Renzi lo fa mette tutti d’accordo con uno squillante: obbedisco! E si chiude la discussione. Invece, s’è lamentato Guerini, di candidati che meglio non si può per stravincere, negli ultimi giorni me ne avete rifilati dalla Calabria a Roma almeno 14, tutti uno migliore e diverso dall’altro.

Pare che il plenipotenziario si sia fermato un attimo e poi sia andato ancor più a fondo. Ma come si può pretendere che chiami Renzi, che sta buttando l’anima a parlare e trattare coi presidenti e coi capi di Stato di tutta Europa e gli dica: Matteo (lui lo chiama veramente così, ndr) ora piantala con quest’Europa e datti una calmata perché devi risolvere il problema della candidatura della Calabria, e magari gli passo anche l’elenco dei magnifici quattrodici.

Guerini non ha concesso alibi a nessuno. Volete che scenda in Calabria per la riunione del 30? Ok, se insistete prendo un aereo e arrivo. Ma sia chiaro, lì parlate voi. Se avete un candidato interno o esterno al Pd, benissimo. Noi vi aiutiamo. Altrimenti le regole le conoscete. Noi su un punto saremo intransigenti, il Pd della Calabria deve lavorare a rinnovarsi. Rapidamente.

E’ difficile, fanno notare nel cerchio renziano di quelli che contano, che Roma possa modificare in modo significativo questi punti fermi. Se nella manciata di giorni che ci separano dal 30 Magorno e compagni trovano la soluzione, benissimo. Altrimenti tutto si svolgerà come previsto marciando verso primarie in cui vi sarà la conta dei voti. In queste condizioni Roma potrebbe intervenire su un solo punto: tentare di spingere perché vi sia un solo candidato dell’area renziana in modo tale per impedire almeno che nelle primarie la Calabria in gran parte con Renzi scelga un candidato non renziano.

Guerini ne avrebbe parlato. Ma in Calabria sanno tutti che l’area renziana è in realtà un insieme di gruppi che mantengono identità e interessi separati; diversi e talvolta contrapposti uno dall’altro. Per avere un unico candidato renziano bisognerebbe trovare contrappesi e bilanciamenti di difficile composizione. Insomma, un’operazione tutt’altro che semplice.

Magorno lo sa e potrebbe aver trovato la soluzione per far saltare la candidatura di Oliverio (che i renziani a Roma non gradiscono perché sostengono darebbe l’impressione che il rinnovamento di Renzi s’è bloccato) e nello stesso tempo nascondere le fratture nell’area calabrese renziana. Da qui la proposta, che ieri veniva monitorata in privato, che si pensa i cuperliani non potrebbero rifiutare: l’area di Renzi pur essendo maggioranza in Calabria potrebbe rinunciare a un proprio candidato a favore di un cuperliano. La condizione è che sia il candidato di un rinnovamento di "stile" renziano, per esempio Massimo Canale.