Direttore: Aldo Varano    

CALABRESI. Siamo sempre più soli e siamo sempre peggiori. VARANO

CALABRESI. Siamo sempre più soli e siamo sempre peggiori. VARANO

fmlsm      di ALDO VARANO - Non c’è ricambio in Calabria. E non c’è ricambio nel Mezzogiorno. Il riferimento non è alla politica dove

il ricambio o è frutto di uno scontro sociale e culturale o non c’è. Non c’è ricambio tra i calabresi e i meridionali tra le persone che ci vivono e abitano. Ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi. E ovviamente ci diamo ragione. Gli altri sono l’inferno, notava criticamente Sartre. Ma noi siamo convinti che sia vero.

Questo star da soli, questa impossibilità a confrontarci, questo non poter mai mettere in discussione quel che abbiamo creato, l’esibizione fiera del “chisti simu”, sono parte del nostro male oscuro, della nostra incapacità a rischiare per il nuovo.

Roberto Volpi, statistico e demografo, trattando questi temi appunta sul Foglio che “Il Sud è pieno solo di meridionali”. Sembra la scoperta dell’acqua calda. Invece è denuncia durissima. Argomenta: “Di 100 abitanti nel mezzogiorno 51, qualcosa più della metà, sono nati nello stesso comune dove risiedono, 91 nella stessa regione. Consideriamo questo elemento: l'età media della popolazione del sud è di 42 anni, cosicché si può dire che mediamente di 100 persone di 42 anni nate in un dato comune 51 ancora vi abitano e di 100 di quell'età nate in una data regione 91 ancora sono lì”. E’ così perché ormai facciamo meno figli di tutti in Italia. Perché ci sono meno immigrati, che i figli li fanno, che al nord.

Chi è nato nel Mezzogiorno, quindi, s’inchioda e non va via? No. Vuol dire che mentre noi andiamo via alla ricerca di società più inclusive pochi o nessuno viene a stare con noi perché la nostra società è ostile, o comunque non è fatta per accogliere. Controprova: “Di 100 abitanti del Nord-Ovest solo 27 sono nati nei comuni dove risiedono, mentre delle regioni di quest'area solo 69-70 sono nati in queste stesse regioni. Le differenze sono così marcate che non hanno bisogno di commenti”. Insomma, “la questione è spietatamente questa: nel sud non c'è sufficiente rinnovamento di energie, di mentalità, di caratteri. Nel sud c'è un ricambio del tutto endogamico, che appunto per questo è poco ricambio e molto ristagno”.

Vallo a spiegare ai virtuosi dell’urlo: “la Calabria ai calabresi, Reggio, Catanzaro o Cosenza a chi c’è nato”. Cascami del peggiore Novecento. Ignorano che “gli incroci delle varietà umane, i flussi migratori che travolgono ogni resistenza, i matrimoni e le coppie tra persone di diversa nazionalità e quelli/e di uguale sesso, e insomma, di mischiamenti fuori dai canoni e pure, almeno in parte, dalle previsioni” favoriscono rinnovamento economia e progresso e costituiscono il cuore della libertà. Ius sanguinis e consuetudine creano invece la sclerotizzazione, bloccano i processi economici, sociali e culturali. Da qui il declino e società che respingono.

Non serve la retorica del quanto siamo bravi e gentili coi forestieri, capaci di entrarci subito in contatto. Questa capacità, infierisce l’esperto, “Non risolve, non si rivela decisiva. Non alla lunga. E non c'è film o romanzo più o meno ruffiano sul tema che può cambiare le cose. L'apertura che conta, quella delle regioni e dei comuni, delle università, delle associazioni e delle istituzioni, dei centri di potere più o meno influenti, quella non c'è proprio. Quella è nelle casseforti dei nativi, rinserrata tra caste e cordate, consorterie e mafie, tra familismi e nepotismi d'ogni conio che lì nascono e si radicano”. Eppure, l’apertura sarebbe decisiva perché i dati di Volpi, confrontati con la sua esperienza di demografo e statistico lo spingono a concludere: “se vogliamo dirla tutta, sono dati da società feudali, più che moderne”.