Direttore: Aldo Varano    

CALABRIA. I poteri forti e l'assalto al porto di Gioia. VARANO

CALABRIA. I poteri forti e l'assalto al porto di Gioia. VARANO

 gtr      di ALDO VARANO - La notizia che Giovanni Grimaldi sarebbe stato prorogato per sei mesi nel suo incarico di Autorità portuale di Gioia Tauro e della Calabria, pubblicata dalla Gazzetta del Sud, se vera, è gravissima. Che questo avvenga proprio nel momento in cui attorno a Gioia Tauro e al porto si sono accesi i riflettori e interessi che iniziano (iniziano!) a capire quanto lì sia alta la posta aggrava le preoccupazioni.

Scriviamolo chiaramente: una decisione così intempestiva sembra voler sottrarre il Porto di Gioia e il suo futuro a un progetto che potrebbe rivoluzionare tutti i rapporti di forza e di potere, economici e sociali, non soltanto dentro la Calabria, ma anche tra la Calabria e il resto dell’intero Mezzogiorno, in un quadro in cui la nostra regione potrebbe trainare l’intero Sud in un settore strategico per la produzione della ricchezza nel mondo.

L’interscambio totale dell’Italia già oggi è per un terzo via mare. Quello meridionale, per due terzi. La sola quota con l’area del Sud mediterraneo fa una gigantesca massa di miliardi di euro. E’ scambio con paesi che nonostante l’instabilità e le Primavere arabe incrementano annualmente il Pin tra 4 e 6 punti. Attorno a questa straordinaria ricchezza che si prevede in fortissimo sviluppo ronzano molte api: api potenti e piccole api di rincalzo. L’Italia è messa bene (24° posto al mondo su 144) ma tutti i nostri diretti concorrenti (Germania, Francia, Spagna, Olanda) sono davanti a noi. E non sappiamo quanto e se hanno pesato quei paesi a non far muovere un dito, per esempio alle ferrovie italiane, per rifare un pugno di gallerie che consentirebbero a Gioia Tauro una rapida moltiplicazione (ho scritto: moltiplicazione) delle sue potenzialità attraverso l’intermodalità ferroviaria oggi inibita. Siamo l’unico grande porto al mondo che non riesce a produrre ricchezze nel territorio in cui è piantato: e il territorio è l’intera Calabria e tutto il Mezzogiorno.

Siamo dentro una fase storica inedita. Il Mediterraneo è stato il “Mare Nostrum” quando era centro del mondo ed eravamo primi. Lo spostamento dei traffici c’ha fatto diventare irrilevanti e marginali. Ora però il meccanismo sta cambiando: le merci di tutto il mondo con ritmo rapidissimo hanno ricominciato a spostarsi lungo le autostrade del mare il Mediterraneo torna centrale. Il Mezzogiorno non ha più vantaggi di prossimità rispetto al Nord. I costi del trasporto delle merci, con l’invenzione del container si sono abbattuti tra il 94 e il 98 per cento. Si può produrre ovunque. Ma poi bisogna caricare tutto quanto sulle navi, soprattutto su quelle che possono approdare e partire da Gioia Tauro.

Ci sono forze che vogliono bloccare in nome e per conto di altri potenti interessi questa opportunità alla Calabria e al Mezzogiorno, magari per continuare a garantirsi i piccoli cabotaggi nello Stretto? Ha ragione chi immagina che si voglia condizionare il prossimo Governatore calabrese. E non è escluso che stiano entrando in gioco forze perfino più potenti e non soltanto italiane.

Val la pena fare una considerazione: non c’è un solo motivo al mondo a favore della proroga di Grimaldi a pochi giorni dall’elezione del presidente della Regione Calabria che su quella nomina ha potere di concerto. Né si venga a dire che il problema è far presto. Nei venti giorni che ci separano dall’arrivo del nuovo/a Governatore/a della Calabria, Grimaldi non potrà far nulla di quello che non ha fatto negli otto anni che lo hanno visto alla direzione di uno dei più potenti porti della Calabria e del Mediterraneo passati contando i container con lo stesso spirito con cui i pastori contano le pecore.

Per carità, la linea non l’avrà data lui. Ma la Zes ancora non c’è, anzi c’è il peso di una legge che va riformulata per non essere bocciata in Europa perché priva di supporti quantitativi. La ferrovia non c’è. Le gallerie continuano a chiudere Gioia come il muro di un carcere di sicurezza da cui è impossibile evadere. Sui terreni che circondano il porto combattono erba e gramigna mentre i vecchi capannoni mai riempiti sono in disuso.

C’è da chiedersi perché quest’anomala nomina – perfino fuori razza avendo Grimaldi già coperto quel ruolo per il tempo massimo previsto - sia coeva al dibattito aperto dalla Confindustria reggina che col suo presidente Andrea Cuzzocrea ha proposto Gioia capitale economica della Calabria andando oltre i programmini dove c’è tutto e niente. Non vorremmo che l’attenzione dichiarata da Oliverio, Ferro e D’ascola con straordinaria unitarietà d’intenti su quella proposta, abbia accelerato manovre che puntano a bloccare il salto di Gioia cedendone la gestione a forze estranee alla Calabria. Si può anche accettare la proposta del sindaco di Messina che chiede l’ingresso nell’autorità portuale di Gioia ma guai a non tener conto che quella autorità ha potere anche sui porti di Crotone, Corigliano e Villa San Giovanni; cioè, con la sola esclusione di Vibo e Reggio, sull’intera portualità calabrese che può diventare parte grande della soluzione di questa parte del paese.