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Lavoro, disoccupazione, giovani: ma la Calabria ce la può fare. MARINO e NACCARI

Lavoro, disoccupazione, giovani: ma la Calabria ce la può fare. MARINO e NACCARI

disoccupazione Calabriadi DOMENICO MARINO e DEMETRIO NACCARI CARLIZZI - Dal 2005 al 2011,

anche a dispetto della crisi, gli indicatori del mercato del lavoro calabresi erano andati migliorando toccando nel 3° trimestre del 2011 un tasso di disoccupazione del 10,7% che rappresenta in assoluto il miglior risultato di sempre di questo indicatore, segno che le politiche degli anni precedenti avevano cominciato a dare i loro frutti. Gli anni successivi sono stati caratterizzati da un crollo verticale dell’occupazione e da un aumento della disoccupazione che ha più che raddoppiato i valori ponendosi nel 1° trimestre 2014 ad un livello del 25,4% segno di marchiani errori di programmazione delle policies.

L’economia calabrese, però, se opportunamente governata, ha la capacità potenziale di annullare in pochi anni il gap che la separa dalla altre regioni avanzate dell’Europa.

Occorre quindi promuovere e guidare processi di crescita e politiche di sviluppo in grado di accrescere la dotazione di risorse materiali e immateriali della regione, governando i processi di produzione in maniera ottimale. Per non ripetere gli errori del passato e avviare circoli virtuosi di sviluppo occorre, allora, avere il coraggio di progettare lo sviluppo con una filosofia nuova.

Questa filosofia non può che essere quella dello sviluppo endogeno. In questo contesto lo sviluppo diventa una capacità complessiva di un sistema locale che diviene in grado di intuire e governare il cambiamento, incorporando innovazioni e rendendole compatibili con il know-how preesistente e di proiettare il mercato locale in una dimensione nazionale ed internazionale. L'approccio dello sviluppo endogeno fa perno sulle opportunità di crescita delle capacità imprenditorialità locali e sui sistemi di accesso alle innovazioni tecnologiche ed organizzative in un quadro di promozione complessiva di vantaggi competitivi.

Occorre avere le capacità di sostituire gli investimenti esogeni e gli incentivi finanziari con azioni mirate a rendere sistemico ed efficiente l'ambiente locale. Bisogna investire nel capitale umano, nella ricerca a sostegno dello sviluppo e creare azioni di cooperazione fra organizzazioni locali ed esterne.
Diventa urgente implementare i servizi alle imprese, dotando il sistema istituzionale di reti di cooperazione, recupero ambientale, politiche territoriali ed urbane che valorizzino le risorse locali. In questo modo i calabresi saranno ancora più pienamente e compiutamente cittadini europei.

La riduzione della disoccupazione, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi della politica economica, tenuto conto che essa non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale e umano. Occorre, quindi, porre il tema del lavoro e dell’occupazione al centro delle strategie per lo sviluppo, delineando le linee di innovazione della strumentazione esistente in materia di lavoro, raccordandole alle azioni previste dalla programmazione delle risorse comunitarie e in particolare del FSE, finalizzando ad obiettivi concreti di occupabilità le politiche per la formazione e per l’istruzione e la programmazione delle risorse Comunitarie 2014-2020.

La Regione deve puntare a formalizzare un pacchetto straordinario di strumenti operativi che si proietti in avanti e che nel contempo consenta di affrontare le emergenze occupazionali di cui i calabresi soffrono da lungo tempo.
Premessa indispensabile è che si produca il più ampio coinvolgimento delle parti sociali e che, prima di tutto, venga compiuto un grande sforzo istituzionale per portare a sintesi e orientare a risultati concreti le ipotesi di intervento che scaturiscono da diversi tavoli programmatori.

Lo sviluppo della regione Calabria ha bisogno di coerenze programmatiche e di unità di intenti.
Le politiche del lavoro non dovranno più essere collegate, semplicisticamente, alle tante questioni che scaturiscono dalle emergenze occupazionali ma, piuttosto, dovranno essere considerate il complemento indispensabile per governare i processi di cambiamento e di innovazione che, auspicabilmente, dovranno caratterizzare la regione nei prossimi anni.

Tenuto conto che la disoccupazione è la patologia più grave della società calabrese, il fattore che più di tutti contribuisce alla riproduzione della bassa qualità degli assetti sociali e istituzionali nonché della cittadinanza e della stessa democrazia, è possibile porvi rimedio solo adottando un insieme coordinato e integrato di azioni che pongano in primo piano l’inscindibile nesso tra politiche del lavoro e politiche per lo sviluppo.

Si tratta, innanzitutto, di assicurare la crescita delle risorse umane e delle competenze, di governare i processi di transizione all’interno di un sistema produttivo che cambia rapidamente ed è inserito in processi di crescente globalizzazione; si tratta di assicurare alle imprese elementi di flessibilità evitando che questo si traduca in costi sociali inaccettabili.
Se non si innalza il livello della domanda, le sole politiche attive del lavoro sono sicuramente insufficienti a correggere gli squilibri sul mercato del lavoro. Le politiche lavoro non dovranno più essere ricordate come l’inevitabile, ma lamentoso richiamo alle tante emergenze, ma piuttosto il complemento indispensabile per governare i processi di cambiamento e di innovazione che dovranno caratterizzare questa regione nei prossimi anni. Le politiche industriali sono un elemento fondamentale delle politiche di sviluppo ed un elemento di rottura fondamentale per incidere sul ritardo di sviluppo.

In questo contesto appare fondamentale il ruolo che il settore manifatturiero può fornire alle economie locali: la dimensione relativa può anche essere limitata, ma i sistemi economici territoriali per essere competitivi hanno forte necessità di un robusto comparto manifatturiero. Hanno soprattutto bisogno di quelle esternalità che i sistemi industriali locali, dai semplici addensamenti di imprese ai veri e propri distretti, producono in termini di capacità organizzative, reti di conoscenza, cultura di impresa e di mercato.
Il tentativo di trasformare una semplice specializzazione spaziale di imprese in un qualcosa di più complesso, in una struttura di tipo distrettuale può sicuramente essere una linea guida valida per la policy.

Obiettivi credibili di politica economica nel mercato del lavoro calabrese da raggiungere entro il 2020 potrebbero, dunque, essere:

1) Allineamento del tasso di attività femminile alla media europea
2) Allineamento del tasso di disoccupazione alla media europea
3) Indice di natalità delle imprese superiore alla media europea
4) Crescita dell’occupazione superiore alla media europea
5) Allineamento del tasso di irregolarità alla media europea
6) Crescita del numero degli highly skilled workers.

E’ una sfida difficile, forse un azzardo, ma è possibile!