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REGGIO. Donne che odiano le donne. A sinistra di più. Serve il voto di genere? VARANO

REGGIO. Donne che odiano le donne. A sinistra di più. Serve il voto di genere? VARANO

dnn      di ALDO VARANO - UNO. Ma a Reggio le donne odiano le donne? L’inquietante quesito è a risposta multipla: sì, no, forse. Si può aggiungere: vattelappesca. Di certo c’è che le donne hanno una difficoltà a votare altre donne. Un blocco mentale, una specie di paralisi che impedisce a mano e dita di scrivere un nome di femmina sulla scheda. Al Consiglio comunale di Reggio ci saranno due donne su 32. Il 6,25 % contro il 93,75 dei maschi. Il dato legittima l’ipotesi (provocatoria ma fino a un certo punto) che le donne odiano le donne o comunque non si fidano di loro. Che le femmine considerino le (altre) femmine dei diavoli?

Si dirà: ma qual è la notizia? Due erano prima e due sono ora, niente di nuovo. E’ un argomento-imbroglio: prima non c’era la doppia preferenza di genere (in avanti: dp) che ora c’è. Se dopo averla sperimentata non cambia nulla vuol dire che non è servita o che la diffidenza di donna verso donna è cresciuta o che la dp la usano di più gli uomini: quando sono costretti a votare donna (figlia, moglie, fidanzata, ecc) tranquillizzano la propria coscienza di maschio aggiungendo anche un uomo.

DUE. La dp di genere significa che si possono dare due preferenze invece di una alla condizione che siano di sesso diverso. La dp è figlia dei movimenti femminili (non tutti) per far entrare più donne nelle istituzioni. La dp, ipocrisie a parte, è “la preferenza per la donna”. Ma si sta rivelando un fallimento.

Reggio, come la Calabria, è per ora un laboratorio: Il flop si è misurato qui. Difficile capire perché le intellettuali reggine non ne approfittino ponendo al paese e alle donne italiane riflessioni, dati di fatto, dubbi e non discutano il tema. Reggio è il primo caso di una grande città che vota con la dp. Interrogando il voto si capisce meglio come stanno le cose.

TRE. Ci aiuta la matematica. E’ possibile stabilire quanti elettori hanno usato la dp, conoscendo il monte preferenze di una lista e i suoi voti di lista. Con una semplice sottrazione, si ottiene la cifra esatta di quanti hanno azionato la dp.

Questo dato è preciso. Dopo bisogna sopperire con ipotesi perché non si può conoscere con precisione il sesso di chi ha scelto la dp. Ma è possibile una riflessione. Usando il buon senso e ipotizzando che tutti i fenomeni elettorali (astensione; schede nulle e bianche; non residenti; emigrazione; anziani impossibilitati a votare, soprattutto donne perché più longeve; ecc) siano determinati in parte uguale dai due sessi, nonostante la popolazione femminile sia prevalente. Con questo schema, perfettibile, abbiamo frugato la più forte lista di Csx e Cdx: Pd e Reggio futura; di Fi, maggiore partito italiano del Cdx; del M5s; della lista Per un’altra Reggio (sinistra alternativa), l’unica ad aver candidato uomini e donne in uguale misura.

QUATTRO. Il Pd ha preso 15.302 voti. I suoi elettori hanno espresso in tutto 16.907 preferenze. Quindi, in 1.605 hanno usato la dp: il 10,48 % degli elettori Pd. Applicando lo schema che divide i dati a metà tra donne e uomini, si scopre che poco più del 5% delle donne Pd ha utilizzato la dp. Passiamo ora alle preferenze andate alle donne: 4.189, circa il 25%. Secondo la nostra ipotesi, quindi, il 12,5% delle donne ha votato donna. Ulteriormente ipotizzando che metà elettori del Pd siano donne (7.651) e che chi ha azionato la dp è per metà donna (802), il dato che salta fuori è: 6.849 elettrici del Pd hanno usato solo una preferenza, mentre le preferenze femminili derivanti da voto sono soltanto 2.584. Nel migliore dei casi, facendo l’ipotesi assurda che gli uomini votino senza eccezione uomini, solo 2.584 donne su 6.849 hanno votato una donna, mentre ben 4.265 ha scelto un maschio. Donne che odiano le donne, appunto.

Reggio futura (cdx) ha avuto 8.821 voti che hanno espresso 11.325 preferenze. Quindi: 2504 elettori usano dp (28.38% circa della lista); per ipotesi 14.19% donne. Quasi il triplo di quelle del Pd. Le candidate prendono 3.276 preferenze (28,92% del totale), per ipotesi il 14,46 % dalle donne. Con lo stesso metodo precedente, si può stimare che: elettorato femminile che vota una preferenza (3.158) e preferenze femminili derivanti da voto unico (772) non coincidono mai, anzi sono di gran lunga inferiori. Donne che diffidano delle donne.

Sul M5s il calcolo è impossibile. Ha meno preferenze che voti di lista (1738): molti hanno votato la lista senza la preferenza. Non si può quindi sapere quanti hanno utilizzato la dp. Certamente una percentuale irrilevante anche tra le 869 elettrici donne che abbiamo ipotizzato.

In Fi, 7.838 voti e 8.801 preferenze. Dp 963, il 12,29% degli elettori. Quindi 481 donne, il 6,14% della lista. Secondo lo stesso principio, escludendo chi vota doppia preferenza che, per forza di cose, esprime una preferenza femminile (senza discriminare gli uomini), si ottiene: elettorato femminile che vota una preferenza (3.437) e preferenze femminili derivanti da voto unico (1.616). Di nuovo, donne che ignorano le donne.

Per un’altra Reggio, lista della sinistra radicale, prende 1.369 voti di lista e accumula 1.373 preferenze. Solo in 4 hanno azionato la dp. Un vero e proprio rigetto politico della norma. Qualche elettore ha votato lista senza alcuna preferenza? Possibile ma si tratta di cifre modeste. Però se è fondata l’ipotesi che molte donne non hanno usato la seconda preferenza per una donna, le candidate raccolgono 539 preferenze totali, cioè il 39,37% . In assoluto la più alta percentuale tra tutte le liste. Una indicazione per liste con candidati metà uomini e metà donne e unica preferenza?

CINQUE. Pd, Reggio Futura, M5s, Fi, Per un'altra Reggio: aree politiche e culturali diverse. Ma il succo per le donne non cambia. Fino ad oggi le donne sono state ovunque sottorappresentate. Il massimo l’hanno ottenuto con le liste dei nominati del Porcellum e grazie ai partiti (Pd e M5s) che hanno alternato per genere i candidati. Con la riforma elettorale, che pare introdurrà la preferenza, si tornerà punto e a capo, riducendo le donne in Parlamento? Urge una soluzione.

PS. Il vostro cronista s’è confuso coi calcoli. Per fortuna è intervenuto l’ingegnere Giuseppe Labate (che i calcoli li sa fare bene) che li ha corretti e controllati modificando anche lo schema. Lo ringrazio perché senza la sua dotta supervisione e la sua pazienza questo articolo, piuttosto faticoso, non avrebbe visto la luce.