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L’ANALISI. Oliverio Ferro D’Ascola. La doppia partita e le poste in gioco. VARANO

L’ANALISI. Oliverio Ferro D’Ascola. La doppia partita e le poste in gioco. VARANO

o f ddi ALDO VARANO - UNO. La campagna elettorale regionale è sul rettifilo finale. Mancano solo 11 giorni a quello delle elezioni. Ma la sorpresa non ci sarà perché ormai tutti sanno che andrà a finire con Mario Oliverio che vince. Risultato certo secondo tutti gli analisti intanto perché è ancora forte l’ondata renzista intrecciata a un Cdx in dolorosa caduta libera. Secondo, perché in Calabria pesa il giudizio negativo sui 5 anni alle spalle, dai quali anche il Cdx della Ferro ha dovuto prendere le distanze parlando, via via con sempre maggior nettezza, di discontinuità e rotture. Terzo, perché l’handicap di Oliverio, età e lunga permanenza nelle istituzioni (peraltro senza mai un incidente o un pettegolezzo, fatto pressoché inedito in Calabria), sono state sapientemente trasformate in vantaggio e garanzia per un possibile buon governo capace di assicurare certezze ai calabresi. Infine, il modo in cui hanno lavorato il Csx e Oliverio lo fa percepire ai calabresi come vincente e non c’è di meglio di questa percezione per prendere voti in Calabria.

Il comitato della presidente Ferro ha tutto il diritto di ritenere inattendibili i sondaggi dei giornali; magari ha anche ragione. Ma va aggiunto che i numeri locali fanno a pugni con quelli nazionali solo perché danno la Ferro oltre il 25% e quindi le assegnano più voti di quelli che i sondaggisti nazionali assegnano a Fi sommata a FdI. Fi è tra 14 e 16 punti. FdI si batte in Italia per una soglia del 3. La specificità calabrese e la stima per Wanda Ferro possono consentire anche il balzo di un terzo rispetto quello medio nazionale: quindi, 25 o 26%.

DUE. Insomma, niente sorprese sulla coppa. Ma c’è una “seconda” durissima partita in corso racchiusa nel quesito: Oliverio con quante opposizioni in Consiglio governerà? Una o due? In un caso o nell’altro, lo sanno tutti, le cose cambieranno in modo significativo. L’obiezione che i consiglieri da fronteggiare resteranno sempre 13 è superficiale. Una sola opposizione di 13 in un unico blocco contro 17, rischia di essere una macchina da guerra. Tredici in due gruppi valgono poco più di uno schioppo. Né c’è la possibilità di una loro unificazione perché le ragioni che contrappongono le due opposizioni sono più consistenti (la vita o la morte politica) di quelle che ognuna di esse ha con la maggioranza di Olverio.

E’ su questo che si sta combattendo la “seconda” campagna elettorale, l’unica rimasta in campo dopo che la prima è stata vinta. Il Cdx e Alleanza popolare (Ncd più Udc) sono impegnati in uno scontro durissimo che ha in palio sopravvivenza e/o scomparsa; non soltanto in Calabria. Ridotto all’osso il problema è se Alleanza popolare riuscirà a sfondare, anche di un solo voto, l’8% per partecipare alla divisione del 45% dei seggi e togliendone un bel po’ a Fi. Per Fi sarebbe una sconfitta bruciante che aggraverebbe la sua crisi in modo drastico (non solo in Calabria). Per Alleanza popolare, invece, il progredire di un progetto nazionale (non si capisce ancora di quale durata e spessore) che guarda alle elezioni della prossima primavera con l’obiettivo di sottrarre e intitolarsi la parte moderata del Cdx. E’ guardando a questo che ha accettato di candidarsi D’Ascola che non metterà mai piede in Consiglio ma spera di potersi fregiare del “missione compiuta” in Calabria.

TRE. Il Csx, anche quello calabrese, è direttamente interessato allo scontro e al suo esito. Non solo per rassicurare Renzi (i giornali di ieri oltre agli scricchiolii del patto Renzi-Berlusconi segnalavano il rinsaldarsi dell’area che regge il governo), ma soprattutto perché nello scontro tra le due opposizioni calabresi si gioca la possibilità di ingessare Oliverio o di non riuscire neanche a intralciarne debolmente il lavoro. Che ci fosse questo problema si sapeva fin dall’inizio. La legge elettorale varata dal Cdx calabrese dava per scontata la sconfitta elettorale del Cdx ed è stata concepita proprio (scuola Porcellum) per rendere difficile il Governo al vincitore. Il fatto che Alleanza popolare sia stata determinante nel varare questa legge che oggi potrebbe sbarrarle la strada della sopravvivenza condannandola alla fine è un paradosso. Ma i paradossi non spostano di una virgola i problemi.