Direttore: Aldo Varano    

FI. Chi ha imbrogliato Wanda Ferro? TRIPEPI

FI. Chi ha imbrogliato Wanda Ferro? TRIPEPI

wf       di RICCARDO TRIPEPI - Chi è perché ha voluto “far fuori” Wanda Ferro? L’interrogativo rimbalza da tempo all’interno di Forza Italia dopo la clamorosa esclusione dal Consiglio regionale. E sarebbe stata proprio l’ex presidente della Provincia di Catanzaro a chiederlo a più riprese durante le ultime e burrascose riunioni del coordinamento regionale del partito.

L’assunto da cui parte Wanda Ferro, e con lei diversi big degli azzurri, è che qualcuno tra assessori e consiglieri regionali uscenti doveva per forza conoscere quale sarebbe stato il destino del candidato governatore perdente alle ultime regionali.

Lo dimostra il verbale di una riunione tenutasi al Ministero dell’Interno lo scorso 26 settembre, alla presenza dei rappresentanti dell’Avvocatura regionale, durante la quale è stato posto ai tecnici del Ministero il quesito specifico sull’applicabilità della legge costituzionale numero 1 del 1999 che prevedeva l’eleggibilità in Consiglio per il miglior candidato perdente. Alla domanda i tecnici diedero risposta negativa spiegando chiaramente che la legge del ’99 era transitoria e applicabile fino all’emanazione degli Statuti regionali. Non solo i tecnici spiegarono che nel 2005 e nel 2010 era stata ancora applicata in Calabria solo perché espressamente richiamata dalla legge elettorale regionale. Quella legge elettorale che la maggioranza di centrodestra ha cambiato eliminando quel richiamo e determinando l’esclusione della Ferro.

Troppo gravi e vistose sono state sia la svista in sede di modifica della legge che nella successiva gestione della competizione elettorale. Conoscendo la situazione, la Ferro avrebbe potuto ottenere il seggio in Consiglio candidandosi come capolista a Catanzaro, così come ha fatto il candidato del M5S Cono Cantelmi. Avrebbe però levato il seggio a Tallini, assessore uscente della scorsa legislatura.

Ma se Wanda avesse saputo di rischiare l’esclusione avrebbe accettato la candidatura? Se lo chiedono a Cosenza quelli che sostenevano Giacomo Mancini e a Reggio quelli che avrebbero voluto candidare Giuseppe Raffa. Insomma i sospetti e le tensioni dentro Fi crescono a vista d’occhio. Lo ha dimostrato anche lo psicodramma andato in onda durante la riunione che ha scelto il capogruppo in Consiglio regionale.

Il partito, come ormai consuetudine, si è presentato all’appuntamento spaccato in due tronconi e con due candidati: da una parte Fausto Orsomarso, candidato voluto dalla Santelli e da Tallini e dall’altra Alessandro Nicolò, voluto da Morrone e spinto anche da Foti e Galati. Un pericoloso due a due che è stato risolto dalla decisione di Nazzareno Salerno di siglare il documento a favore di Nicolò e farlo diventare capogruppo.

Una scelta che ha fatto andare su tutte le furie Tallini che ha urlato a Salerno di essere un traditore. Indiscrezioni confermano che la scelta di Salerno sarebbe stata determinata da Roma che avrebbe voluto premiare la storia e la fedeltà al partito di Alessandro Nicolò, come richiesto da gran parte del coordinamento regionale. Orsomarso, del resto, è passato con Forza Italia alla vigilia delle elezioni dopo aver seguito Scopelliti nel momento della scissione del Pdl sull’onda della rottura tra Berlusconi e Alfano. Rimettere insieme i cocci di un partito mai stato così debole e lacerato non sarà adesso impresa da poco.