Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Giunta Oliverio: vince Renzi perdono i renziani. VARANO

L’ANALISI. Giunta Oliverio: vince Renzi perdono i renziani. VARANO

ReO     di ALDO VARANO -

Hanno ragione quanti sostengono che non è ancora possibile un giudizio sulla giunta, parziale di Oliverio. I tre assessori da nominare potrebbero fare la differenza in tutte le direzioni. Oliverio dice di aver già chiaro l’identikit dei mancanti che, sommando nuovo Statuto e dichiarazioni, saranno esterni (perché altrimenti non farli subito?) e, almeno due, donne. Qualità, provenienza e caratteristica dei tre faranno pendere da una parte o dall’altra il giudizio. Si vedrà. Ma il primo gradino della formazione della giunta e dell’elezione dell’ufficio di presidenza, per intero gestiti da Oliverio, consentono qualche riflessione su quel che è già cambiato nella politica in Calabria.

UNO. Dal punto di vista dei territori, è facile. Il cosentino, oltre al Governatore, ha un assessore e un vicepresidente essendo stato eletto Gentile (opposizione) col voto determinante del Pd, quindi su input di Oliverio. I catanzaresi hanno avuto presidente del Consiglio e il vice della Giunta. Reggio, un vice del Consiglio e due assessori (entrambi esterni), uno dei quali, la dottoressa Lanzetta, non scelta da Oliverio che però l’ha subito e felicemente accolta. Non compaiono Crotone e Vibo rispetto a cui sono probabili compensazioni future. Formalmente l’equilibrio territoriale, sempre di straordinaria importanza in una regione come le Calabrie (plurale) non fa una grinza. Dal punto di vista politico Oliverio, a parte la normale amministrazione, ha fin qui fatto, prima di tutto, due operazioni politiche di uno stesso segno: 1) ha segnalato la disponibilità ad allargare la sua maggioranza con l’operazione Gentile, a cui Renzi per le pressioni di Alfano era molto interessato; 2) ha fornito il paracadute alla Lanzetta perché la sua caduta non fosse troppo fragorosa e imbarazzante per Renzi risolvendo un problema, probabilmente strategico, al capo del Governo.

Gli esperti in inciucio (categoria notoriamente estranea alla politica inventata dai sacerdoti dell’antipolitica) avranno su che sbizzarrirsi. Ma un’analisi oggettiva spinge a concludere che una regione debole come la Calabria, la cui sopravvivenza è assicurata dal rito della redistribuzione del reddito, operazione a cui presiede il collegio cardinalizio dei ministri di Renzi, fa benissimo, se vuole tentare una qualche operazione di fuoriuscita dall’assistenzialismo, a costruire un rapporto positivo col governo e chi lo dirige. Per questo, quando infuriava la battaglia e Magorno un giorno sì e l’altro pure ci spiegava che Oliverio era la peggiore sciagura possibile per la Calabria, era facile arrivare alla conclusione che Oliverio sarebbe diventato (al di là della collocazione) il più autentico interprete del renzismo tanto più che i renziani calabresi erano una confederazione di gruppi autonomi e quindi, per definizione, privi di strategia politica.

DUE. E’ quindi solo sul fronte più politico che ci sono novità importanti. Oliverio in modo sempre più consapevole sembra procedere a una destrutturazione strategica del renzismo che fu in Calabria per ricostruire un’ipotesi renziana che lo vede come punto di riferimento. I vecchi renziani, sconfitto Principe, deboli nel cosentino spariscono dal processo di ricostruzione del potere regionale. A Catanzaro viene recuperato, togliendolo di fatto alla vecchia area, Ciconte che diventa, vice presidente della Giunta. Renziano autonomo e anomalo Ciconte: quando i renziani decisero di puntare su Callipo rifiutò l’indicazione e si schierò per Oliverio. A Reggio, invece, dove il gruppo renziano ha avuto una storia più compatta, i renziani spariscono e non compaiono mai nella ricostruzione degli assetti di potere, quella almeno fin qui operata da Oliverio. Estraneo al Pd è il vice del Consiglio reggino che fa capo al gruppo Bova. Legato all’area di Oliverio è De Gaetano, assessore esterno, grande sponsor nonché uno degli strateghi dell’elezione di Seby Romeo insieme al quale è su Reggio leader cuperliano. Estranea ai renziani è la Lanzetta finita nel Governo per surrogare un’opzione antimafia (al posto di Gratteri) coprendo l’area Civati (avversario di Renzi) che l’aveva eletta dirigente Pd in Calabria. A conferma della ricostruzione del rivolgimento-cancellazione del vecchio renzismo ci sono le dichiarazioni entusiaste degli onorevoli Carbone e Magorno mentre, nel silenzio nazionale dei cuperliani, nessun ex renziano calabrese ha detto parola. La politica ha fantasia e in questo caso primarie, voto e assetti istituzionali hanno cancellato l’equivoco e frettoloso (dopo anni di Commissariamento) congresso del Pd.