Direttore: Aldo Varano    

Ma Oliverio sembra non aver capito che la Calabria è un girone dantesco. ACQUARO

Ma Oliverio sembra non aver capito che la Calabria è un girone dantesco. ACQUARO

renzi-oliveriodi MASSIMO ACQUARO - Inizia davvero

male il cammino della mezza Giunta Oliverio. Due mesi di ritardo ed ora lo scivolone De Gaetano-Lanzetta sono due macigni sulla strada del csx che peggio non poteva iniziare la sua stagione di governo della Calabria.

In poche settimane il governatore rischia di mandare in fumo le aspettative di una popolazione stremata dalla crisi e dalla giunta Scopelliti. Già il fatto che alle urne ffosse andata la metà dell'elettorato era un problema e, oggi, non c'è dubbio che se venisse fatto un sondaggio serio la credibilità e il consenso si sarebbero ulteriormente abbassati.

Lascio da parte le implicazioni politiche che affido come sempre a lei, caro Direttore, e vengo ad un paio di considerazioni.

La prima. Il primo pacchetto di assessori non entusiasmava nessuno, facce note, volti già visti della politica calabrese. A chi si attendeva aria nuova il governatore ha riservato una minestra scaldata. Per carità minestra scaldata non vuole dire una brodaglia, ma insomma nessun nome per cui stravedere o urlare di gioia. Certo staremo a vedere, ma innanzitutto Oliverio mostra, o fa finta di mostrare, di non aver capito che la Calabria non è l'Italia e, soprattutto, che lui non è nelle condizioni di Renzi.

Lo abbiamo già detto e visto, il premier ha deciso di fare a sportellate con la magistratura italiana e lo ha fatto capire chiaro che lui se ne infischia di avvisi di garanzia e processi. D'altronde riceve Berlusconi a palazzo Chigi, più di questo che si vuole? Oliverio ha messo in giunta ex consiglieri della passata consiliatura ed a questi ha aggiunto De Gaetano avvolto, senza essere indagato a quanto si sa, dal polverone di un'indagine su una cosca di ndrangheta.

Il governatore potrebbe dire, come Renzi, che non gliene importa niente, che anzi la magistratura farebbe bene a sbrigarsi anziché lasciare tutti appesi alle proprie lungaggini, che De Gaetano non è neppure indagato. Potrebbe, ma non può.

La Calabria paga un prezzo enorme alla pessima immagine che ha costruito di sé negli ultimi anni e in Calabria la politica non può permettersi alcuno scatto d'orgoglio rispetto all'ondata giustizialista ed alle toghe. La nota ANSA fatta filtrare da palazzo Chigi lo dimostra senza scampo. La citazione del procuratore Gratteri è una stilettata, un colpo sotto la cintola a qualunque tentativo della politica calabrese di sottrarsi allo spertimentato meccanismo tradizionale.

Il Renzismo pratica con disinvoltura il garantismo in Italia e il giustizialismo in Calabria e la Lanzetta ne ha dato prova rinunciando a sedersi accanto all'incensurato De Gaetano che, sia chiaro, può essere poco simpatico per mille ragioni, ma ha (avrebbe) diritto come tutti (oltre il Pollino) alla presunzione di innocenza.

La seconda. Più breve. Oliverio è a un bivio: o se infischia del cartellino giallo alzato da Del Rio e tira dritto o si arrende al tintinnio delle manette e si sbarazza di De Gaetano, comunque vada un gap difficile da rimontare. Se non cede se la guasta con palazzo Chigi e con Gratteri, ingiustamente tirato per la giacchetta dal governo in questo frangente; se molla ammette l'errore e passa per uno sprovveduto che non ha capito che la Calabria è un vero girone dantesco.