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L’INTERVENTO. Lanzetta, il potere delle quote azzurre, la debolezza delle rosa. NAVA

L’INTERVENTO. Lanzetta, il potere delle quote azzurre, la debolezza delle rosa. NAVA

nava     di CONSUELO NAVA - (rep) Sono molto dispiaciuta della vicenda che ha interessato M. Carmela Lanzetta, perché la conosco come una donna sensibile e capace di grandi qualità umane e credo che per lei questo non sia un bel momento.

Per questo sono poco interessata a darne un parere che interessa il fatto di cronaca ma vorrei fare una riflessione sulla lezione che la vicenda ci restituisce.

M.C. Lanzetta è stata estromessa dalla sua carica di Ministra con lo stesso metodo con cui è stata chiamata a farlo. Fa parte della storia per cui le cosiddette “sindache antimafia” o comunque “le donne” testimoni di una militanza antimafia, oltre a dover essere valutate per i ruoli ricoperti e per la loro già testimonianza civile, dovessero venire rimborsate con la nomina diretta (e non eletta) ad una carica istituzionale. Capiamoci bene si tratta anche dell’opportunità di quel metodo della “nomina”, fuori dal consenso elettorale, che coinvolge uomini e donne e che si esprime con quell’esercizio del “potere” che oggi ti salva e domani nella stessa maniera ti devi aspettare “ti possa affossare”.

Quindi fu comodo uno “status” per la “nomina” diretta da parte del governo, che tra l’altro, aveva necessità di risolvere un equilibrio politico di corrente e di rappresentanza territoriale. Per questo stesso identico motivo mi pare sia stata dimessa dal suo ruolo, con l’aggravante che lo “status” non è più sufficiente e adesso pare che ne debba essere valutata la capacità, ma “in uscita”.

Così, al netto delle considerazioni sull’opportunità di considerare le istituzioni i luoghi del “travaso facile”, mi pare che quello che emerge più forte è la possibilità per due governi, dello Stato e della Regione, di farsi un reciproco favore, a prescindere dalla persona in questione: una donna, ex sindaca, ex ministra, ex possibile consigliera regionale. Che alla fine ne esce sconfitta anche umanamente.

Certo, questa vicenda ad oggi mostra il pericolo di una politica fatta di scelte non autorevoli ma autoritarie.

Sfiderei qualsiasi Presidente della bisognosa regione Calabria a dire no alla possibilità di rendere un favore al proprio presidente del Consiglio e segretario dello stesso partito, anche a costo di rischiare quel sentimento di onnipotenza che ti fa correre sicuro e spedito, anche contro una qualsiasi parte di partito o di società. Ma voglio avere ancora il dubbio, che una donna, non avendo la forza (o mancanza di potere…) di gestire politicamente una questione che difenda la propria posizione, non si affidi, anche per passione, alle decisioni muscolari che la spostano da una poltrona all’altra; che piuttosto con determinazione interrompa da subito questo altro gioco che non la “distingue” davanti alla sua gente. Anzi lo denunci per “come” avviene, senza dover cercare motivazioni di ripensamenti postumi, che obiettivamente appaiono deboli tanto quelle degli uomini.

E’ una vicenda che mostra che le quote azzurre (gli uomini), anche quando non si capiscono subito, dopo accordandosi, diventano ancora più potenti e che, per quanto ne sanno loro, delle donne nelle istituzioni o ne governi l’alleanza o ne puoi utilizzare la debolezza. Mostra che la legge sulla parità può assicurare i numeri di rappresentanza, ma non governa certo i metodi che troppo “pari” sono nella selezione della sua classe dirigente maschile e femminile: “non contano le storie, conta quale storia serve a chi comanda”. E’ così che con una nominata, un’eletta ed una preferita, puoi soddisfare quel 30% di una giunta anche femminile alla regione Calabria. Chi si accontenta non ha nulla di che godere, se non di questo. Magari educando i figli, arriverà il tempo in cui gli uomini, oltre a comprendere davvero il valore di conquista dei diritti, guarderanno al contributo “originale” della differenza e le donne, quindi, la esalteranno facendola davvero, anche con scelte scomode nei tempi giusti, per le cause di tutti.

MC Lanzetta, purtroppo, non c’è riuscita. E la politica si riduce, con parità di genere, al “si” o “no” all’ennesima questione della poltrona.