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MATTARELLA. Se l’uomo giusto al posto giusto è un uomo del Sud. VELTRI

MATTARELLA. Se l’uomo giusto al posto giusto è un uomo del Sud. VELTRI

npltn       dI FILIPPO VELTRI - Matteo Renzi mandando ieri al Quirinale un fior di galantuomo come Sergio Mattarella ha compiuto un autentico capolavoro politico ma mandando un uomo del Sud al Colle chi ci guadagna più di tutti è il Sud, oltreché’ il Paese intero.

Perché’ è fondamentale avere eletto un uomo profondamente radicato nella sua Sicilia e nel sud al Quirinale? Perché’ stiamo attraversando il momento forse più buio nella rappresentazione del Mezzogiorno d’Italia nel Paese; perché’ le pulsioni leghiste della nuova leva di Salvini e soci stanno mettendo radici nello stesso sud; perché’ il rischio è quello di una saldatura tra queste pulsioni, i segmenti dell’antipolitica e l’estremismo di destra; perché’ la sinistra non sembra averci capito granché’ nel rischio enorme che corre.

Orbene, Sergio Mattarella su quel Colle è un segnale forte in più sensi: un segnale d’immagine innanzitutto (e non è poco!); un segnale politico che quel versante demopopulisticofascista non sarà mai travalicato (la prima visita alle Fosse Ardeatine qualcosa la dice!); un segnale culturale (per la serie: statevi attenti che qua ci sono io!).

Sul resto, ognuno la può vedere e pensare come si vuole su Renzi: gli potrà stare simpatico o antipatico; potrà accettare o respingere le sue riforme istituzionali o sul mercato del lavoro; gli potranno stare sul naso le sue ministre e i suoi ministri, ma un dato è incontrovertibile la partita del Quirinale l’ha iniziata e l’ha vinta come se fosse un novello Machiavelli.

Renzi ha stretto in primo luogo i suoi ed ha poi scelto un uomo sul quale era praticamente impossibile dire no da parte di tutti. Il Presidente del Consiglio ha mostrato di saperne una più del diavolo, cioè di tutti gli altri messi insieme: ha eletto una persona perbene e ha compattato il suo partito. E non ha nemmeno rovesciato l'asse delle alleanze e delle intese.

Renzi deve dire un enorme grazie però ad un'altra persona perbene: Pier Luigi Bersani. Senza di lui Renzi forse non avrebbe trovato la quadra. Ve li immaginate quelli della sinistra Pd, in questo frangente, senza Bersani: i ragazzi si sarebbero infilati (Civati, Cuperlo, D'Attorre, Fassina ) in un ginepraio di veti ( a questo o a quello); di velleità (cambiamo cavallo delle alleanze; guardiamo a Sel o Cinque Stelle e bla bla bla ); di ridicoli nomi di partito.

Mattarella portava a Renzi una vagonata di vantaggi di valore insperato: un profilo autorevole e non strettamente di partito; un nome che il centrodestra poteva votare; una persona che la sinistra Pd non poteva non sostenere; una proposta che nessun altra forza in Parlamento poteva demonizzare. Una proposta, appunto, "repubblicana e costituzionale", come gli anglosassoni definiscono le cose che rappresentano l'interesse nazionale e non di parte (partito). Bersani, in questa partita, ha liquidato schemini, rappresentazioni giornalistiche, demonizzazioni faziose, descrizioni comiche che lo volevano capo di una minoranza vendicativa, massimalista e velleitaria. E si è confermato quello che è: uomo di Stato e di governo, salvando l’onore di quel che resta degli ex Pci nel nuovo Pd.

Infine, a completamento finale del suo capolavoro, Matteo Renzi ha aggiunto la ciliegina della strategia accoppiata alla tattica: ha fatto cioè vedere come siano ancora indispensabili gli uomini della Prima Repubblica per traghettare la seconda verso la Terza Repubblica, che vede proprio in lui il principale protagonista.