Direttore: Aldo Varano    

Il tragitto truffaldino della legge elettorale della Calabria

Il tragitto truffaldino della legge elettorale della Calabria

trff    -

Il Tar ha inviato alla Consulta la legge elettorale con cui i calabresi hanno eletto l’ultimo Consiglio regionale. L’ipotesi del Tar è che i calabresi abbiano votato con una legge incostituzionale.

Al di là di come andrà a finire, si può già prendere atto che l’ultima legislatura consiliare ha segnato il periodo peggiore del regionalismo calabrese, peraltro sempre rimasto al di sotto della decenza, ed ha registrato il punto più degradato della storia moderna delle classi dirigenti calabresi.

Ciò che colpisce e che tutti sanno (i giornali, non tutti, l’hanno ripetuto fino alla noia), è che non siamo di fronte a errori o diffuse incapacità. Attorno alla legge regionale - questo è il dato - è stata giocata una partita truffaldina che ha coinvolto anche le anime belle che ora gridano allo scandalo. Anime belle presenti in aula dove hanno votato (a loro insaputa?) provvedimenti palesemente illegittimi ogni volta ripetendosi: “I futtìmmu!”; perché tanto si sa: in Calabria siamo più furbi.

Non era (forse) illegittimo ma era certamente vergognoso portare il Consiglio, nato con 40 seggi e quindi superdimensionato, a 50. Una scelta arrogante e spagnoleggiante. Ma l’hanno fatta: 10 seggi in più facilitavano la rielezione degli uscenti. Significavano più stipendi, più strutture, più rimborsi ai partiti. A spese dei calabresi? Ecchissenefrega!

Quando la legge nazionale ha collegato i seggi dei Consigli regionali alla popolazione portando a 30 i seggi della Calabria, è iniziato un balletto e il Consiglio regionale, violando consapevolmente la legge nazionale, ha varato un consiglio di 40 seggi. Si sa: in Calabria siamo più dritti. Con protervia e faccia tosta il 40 invece di 50 (mentre la legge imponeva 30) è stato esibito come autonomo virtuosismo dei 50 consejeros calabresi per ridurre i costi della politica. Hanno tentato d’imbrogliare l’opinione pubblica facendo finta di non sapere come stavano le cose.

I calabresi, dicevano i dati Istat, sono meno di due milioni e quindi il Consiglio può essere al massimo (dicesi al massimo) 30 seggi? Noi decidiamo 40 e siccome abbiamo alle spalle la spacconata dei 50, facciamo anche bella figura. Al centro, l’obiettivo truffaldino di sempre: facilitare la rielezione degli uscenti, cioè di quelli che si votavano la legge ad personam. A spese dei calabresi? Ecchissenefrega! Qualcuno lo faceva notare? dalle stanze più potenti e ovattare del Consiglio venivano ordinate (e retribuite) raffiche d’arroganza e consulenze (retribuite) per dimostrare che era tutto ok, anzi virtuoso.

Man mano che l’i futtìmmu! non reggeva, i 50 consejeros arretravano, ma resistendo. Prima con la truffa del consejeros supplente per pagare oltre quelli eletti quelli che ad essere eletti non ce la facevano. Pizzicati anche su questo, anziché alzare la bandiera bianca della legalità si sono chiusi nel bunker per l’ultima truffa: trovare almeno un seggio in più per l’ultimo consejero col pasticcio calcolato della cancellazione del miglior perdente.

Non sappiamo, perché nessuno se ne sta occupando, se in questo caso sono state consumate solo illegittimità o veri e propri reati. Si sa per certo, invece, che non è tutto chiaro quel che è avvenuto nell’Aula che ha approvato (avrebbe approvato) la legge fotti esponente dell’opposizione, chiunque esso sia. Non si sa il nome e cognome di chi ha proposto di cassare dalla legge quella norma. Non si sa dove è stata discussa e tra chi e quando, la cancellazione prima di entrare in aula. Non l’ha discussa la Commissione a cui è stata sottratta (gesto politico sgradevole ma non illegittimo) a favore della conferenza dei capigruppo dove, secondo l’onorevole Principe, non se ne è mai parlato. Non si sa addirittura se, come pure è stato insinuato, è accaduto qualcosa nella fase del coordinamento formale. Di certo ci sono consiglieri che facevano parte del Consiglio e che hanno (avrebbero) approvato la legge che si sono sorpresi di aver preso quella decisione e avrebbero anche scommesso che la legge era in un altro modo.

Insomma, non ci vuole un genio per capire che attorno alla legge si sono addensati interessi poco trasparenti, non sappiamo se illegittimi o penalmente rilevanti.

Il nuovo Consiglio regionale, il nuovo presidente del Consiglio aspetteranno che sia la giustizia, qualche altro (o nessuno) a svelarci come sono andare le cose o attiveranno i propri poteri per capire come funziona veramente l’Assemblea di cui fanno parte e del cui corretto funzionamento hanno la responsabilità? (alva)