Direttore: Aldo Varano    

Reggio tra Stretto di Messina e Calabria. Ma oscillare non paga

Reggio tra Stretto di Messina e Calabria. Ma oscillare non paga

Calabria dal satellite  di ALDO VARANO –

UNO. Ogni volta che Reggio è in crisi guarda a Messina e allo Stretto. Messina, invece, al di là di sguardi distratti gira il capo da un’altra parte. Per questo Reggio ha sempre avuto difficoltà a essere fino in fondo Calabria. E difficoltà a farsi riconoscere come Calabria dal resto dei calabresi. Messina ha partecipato da protagonista alla storia della Sicilia. L’oscillare di Reggio ha negato invece alla più popolosa città della Calabria un ruolo adeguato.

La città è rimasta isolata, incapace di costruire storia e vicende tali da aggirare i paletti della natura e dell’ambiente. Che Reggio sia città di FRONTIERA invece di città ISOLATA è falso. Né la buona fede trasforma le bugie in verità.

DUE. Alle spalle, c’è un equivoco di fondo: quello che il mare unisce. Un abbaglio perché sì il mare unisce; ma anche, anzi soprattutto, separa come dimostrano il concetto e la metafora di isola. Solo la miopia impedisce di vedere che tra Reggio e Messina sono in atto processi divergenti. Le due università hanno integrazione zero. La sanità, idem. Messina, forse giustamente, ha sempre anteposto alla mobilità nello Stretto e ai collegamenti con Reggio, i collegamenti con l’Italia e la Sicilia. Negli ultimi decenni Messina s’è avvicinata a Catania e Siracusa mentre s’allontanava da Reggio.

TRE. Per questo è difficile comprendere il senso delle confuse iniziative istituzionali che scommettono sullo Stretto come occasione decisiva per la crescita delle due città. Intanto, è difficile credere che abbiano futuro. Forse, neanche auspicabile. La diversità di vocazione arricchisce molto di più le opportunità di quest’area. Altra cosa è un’integrazione funzionale per l’uso di reciproci vantaggi, quando questo è possibile. Sapendo che questo significa soprattutto costruire mobilità nell’area dove l’iniziativa andrà affidata alle spinte reali dei due territori, se saranno tanto forti da imporsi oltre le passarelle istituzionali.

Al di là di questo c’è, come sempre, uno scambio ineguale: la marginalità ulteriore di Reggio rispetto alla Calabria in cambio di un’alternativa poco appetibile e vaga. Ai tifosi di Reggio capitale del mondo va ricordato che se la Capitale invece di Catanzaro è Messina (ammesso e non concesso sia possibile) le cose non cambiano. O qualcuno pensa che sia Reggio il cuore dello Stretto che, non a caso e giustamente, si chiama Stretto di Messina?

QUATTRO. C’è un punto, infine, che va chiarito per evitare altre dolorose incomprensioni. Sempre più spesso, in questi incontri calabro-siciliani, o meglio reggino-messinesi, finalizzati non si sa a cosa, spunta una frase buttata lì con studiata distrazione: bisogna mettere insieme i porti di Messina e Gioia Tauro, cioè unirli in una stessa autorità portuale. Messina che da Reggio s’è sempre tenuta un po’ più in là, sembra infatti aver cambiato idea da quando a Gioia c’è il porto. Ma i due porti non sono sommabili.

Messina è un porto naturale e straordinario per l’ingresso in Sicilia, come capì e scrisse Lucio Gambi, il più grande geografo della storia d’Italia. Di loro i messinesi hanno aggiunto una tradizione ricca e rigogliosa di vera e propria eccellenza nella cantieristica. Non a caso nella città è sempre stato preponderante il peso politico delle famiglie e dei gruppi economici e politici legati alla nautica. Gioia Tauro, invece, se non si vuole che (ri)diventi una vasca per polipi, deve puntare a un altro futuro.

CINQUE. Ecco perché è un segno di miopia politica e di assenza di visione strategica, non essersi opposti da subito e in modo chiaro alla richiesta del sindaco di Messina che, presentatosi a Reggio nei mesi scorsi, ha chiesto direttamente a Renzi che i porti di Gioia e Messina facciano parte di un’unica autorità portuale. Se accadesse, tenendo presente il peso specifico (economico e politico) delle due città e dei rispettivi gruppi dirigenti, ma anche degli interessi reali in campo, si finirebbe per piegare Gioia Tauro, che sempre più deve diventare il porto della Calabria e della città di Reggio, a un drastico ridimensionamento. La forza del porto di Gioia è un’autorità portuale che veda insieme Reggio, Villa, Palmi, Vibo, Sibari-Castrovillari e Crotone. Una realtà sociale e istituzionale compatta e organica che saldamente integrata potrebbe, con Gioia punta di diamante, trascinare l’intera regione verso uno sviluppo mai conosciuto, capace di rimettere in moto l’intero Mezzogiorno. Sono molti, e non solo italiani, gli interessi e gli egoismi schierati contro questo progetto che, nell’interesse di tutti, deve e può fare dell’intera penisola calabrese una sterminata area logistica piantata nel cuore del Mediterraneo sulle cui acque passa il 40 per cento delle merci che si producono nel mondo.

SEI. La politica calabrese e reggina, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, se vogliono dare un contributo reale alla costruzione di questo grande progetto devono scegliere un terreno privo di oscillazioni e confusione, che è certo più difficoltoso degli incontri di cortesia finalizzati al nulla.