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TEOREMA MERIDIONALE. La legge elettorale e gli interessi del Sud

TEOREMA MERIDIONALE. La legge elettorale e gli interessi del Sud

pasquale mottadi ALDO VARANO -

Intanto, ringrazio Pasquale Motta, direttore di Cnews24, per l’attenzione dedicata alla nota apparsa su Zoomsud: “Italicum, Pd e l’interesse del Sud e della Calabria”. L’editoriale di Motta, per me gratificante, non gl’impedisce una polemica netta con le mie posizioni. Scelta giusta. Se guardiamo alla Calabria com’è, siamo tutti perdenti. Qualcosa di profondo, da tanto tempo, non funziona e continua a non funzionare. E’ su questo punto che bisogna aprire gli occhi. Servono discussioni: senza rete, pregiudizi, condizionamenti. Non avrei altro da aggiungere. Ma il sospetto di non essere stato capito (ovvio, per colpa mia) mi spinge a qualche precisazione, nella speranza che il dibattito si allarghi.

Nel mio articolo con cui Motta polemizza, questo il primo equivoco, al centro non c’era l’Italicum (che comunque mi pare meno peggio della legge precedente. Certo, poi c’è anche quel che dice Pasquale: la voglia di ingraziarsi e servire il Principe, fenomeno costitutivo (da sempre) di ciò che ruota attorno ai poteri).

La mia era un’analisi (un abbozzo di riflessione) sul rapporto attuale tra il Mezzogiorno (e la Calabria) e l’establishment italiano. Non l’establishment di destra o di sinistra (non funziona così) ma l’aggregato di poteri che comprende partiti (anche le loro minoranze), pezzi di burocrazia alta, boiardi di Stato, sindacati, centrali delle banche, editoria, corporazioni (dai giornalisti, ai magistrati, ai tassinari). Un grumo potentissimo, una camera di compensazione nazionale, dove le contrapposizioni e le diversità vengono mediate, si stemperano, sfumano grazie a una gestione del potere che tiene conto degli altri, nemici compresi (mai una legge vera del Csx sul conflitto d’interessi; mai un taglio vero del Cdx sulle tasse). Il sistema politico, da tempo, sembra essersi rimodellato tenendo ferma l’impossibilità di discontinuità e rotture significative in Italia: prima, perché eravamo la frontiera est del mondo occidentale; dopo, perché il rischio d’implosione metteva a rischio tutta l’Europa.

Ci sono tutti nell’establishment, caro Pasquale. Sarebbe curioso se la minoranza Pd non ci fosse (non c’era alcuna malizia in quel passaggio), né si capirebbe perché darle ascolto o peso – uno dei punti che pare appassionati parecchio - se contasse così niente nel paese. La regola fondamentale di questo grumo è il potere di veto. Una cosa si fa solo se c’è l’accordo di tutti o comunque se nessuno pone veti. Solo un imbecille può volere un uomo solo al comando. Ma dietro il mantra che ripete “Nessun uomo solo al comando” oppure “Non sarò mai un uomo solo al comando” mi pare di scorgere più che un’ovvietà un messaggio per tranquillizzare l’establishment e il nostro paese corporativizzato.

Di particolarmente preoccupante per il Sud e la Calabria c’è, io credo, che l’establishment, quindi il cuore delle classi dirigenti e/o dominanti, da un ventennio almeno sia convinto che l’Italia possa stare molto meglio facendo a meno del Sud (e figuriamoci della Calabria). Nessuno vuole spezzare il paese. Il Sud può deperire coi suoi tempi. Dolcemente e senza traumi. Anzi, se c’è un colpo di fortuna e l’economia torna a girare si può mandare qualche euro anche “laggiù”. In precedenza ho chiamato, rubandolo a un bell’articolo di Gianfranco Viesti, l’insieme delle ideologie che reggono il grumo: Teorema Mezzogiorno. Purtroppo non si tratta di una teoria culturale. E’ lo strumento più potente del blocco CentroSettentrionale, che domina il paese ed ha raggiunto l’apice grazie al blocco sociale e ideale berlusconiano-leghista, nello scontro per l’accaparramento delle sempre più rarefatte risorse italiane.

Non è possibile rimettere mano al Sud senza spezzare la logica attuale dell’establishment e senza colpire la sua attuale regola fondamentale: il diritto di veto, la pratica del “devono starci tutti” o, comunque del “solo se nessuno è nettamente contro” quale che sia la cosa in discussione. Mi è sembrato che non l’Italicum ma il modo in cui è stato ottenuto abbia strappato quel meccanismo. Strappato, non distrutto. Ho scritto prima dell’approvazione della legge. La mattina successiva, a Italicum approvata, ho letto che parte rilevante degli opinionisti italiani ha ritenuto sia intervenuta una rottura inedita.

Quale rottura? Quella della pratica di decidere solo e soltanto se ci stanno tutti, cioè il punto vitale dell’establishment.

Da qui la mia convinzione e l’ipotesi che il modo in cui è stato approvato l’Italicum offra “uno spiraglio aperto per giocarci una partita”. Renzi è quindi un meridionalista che sta scassando tutto? Io non l’ho sostenuto (Motta me ne dà correttamente atto). Ho anzi sottolineato che le mosse di Renzi fin qui non possono lasciar tranquillo il Sud, ma sono convinto si stia rompendo una pratica che, fino a oggi, dati alla mano, ha danneggiato il Mezzogiorno e il blocco CentroNordista diretto da una borghesia di formazione parassitaria e affaristica che sta ridimensionando le potenzialità dell’Italia (tutta).

Motta non affronta nessuno di questi argomenti, tutti discutibili e problematici. Mi piace pensare abbia sorvolato sul merito non perché in disaccordo ma perché interessato ad altri aspetti che non sono quelli di cui mi ero occupato. Si sofferma su quel che ha fatto fin qui Renzi con giudizi severi, anzi tranchant; argomento che non ho trattato se non per sostenere che le mosse di Renzi sul Sud non sono, almeno fin qui, tranquillizzanti e appaiono condizionate delle culture del Teorema Mezzogiorno. Soprattutto Motta sembra molto attento alle questioni interne del Pd. Anche io guardo con grande rispetto e attenzione alle vicende interne dei partiti e del Pd che è il più importante partito italiano per raccontarle ai lettori. Cerco di farlo col maggior distacco possibile, e lo consiglio a tutti, perché spesso si capisce meglio cosa sta accadendo.

P.S. Motta mi pare aspiri a una legge elettorale ideale e perfetta mentre io mi accontento di una soltanto un po’ meglio di quella precedente che i Pd, di tutte le correnti e di tutte le generazioni, nella Capitale e nelle periferie si son tenuta stretta stretta guardandosi bene dal modificarla (o almeno tentarci per l’occhio della gente).