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L’ANALISI. Reggio e il Consiglio svuotato

L’ANALISI. Reggio e il Consiglio svuotato

Pl Campanelladi RICCARDO TRIPEPI -

Un processo lento, ma inesorabile. Quello dello svuotamento delle funzioni del Consiglio regionale operato dal centrosinistra di Mario Oliverio fin dal momento del suo insediamento.

Tutte le scelte operate dalla nuova gestione sembrano davvero volte ad un progressivo allontanamento del cuore pensante e pulsante della macchina legislativa calabrese dalla riva dello Stretto. La scelta operata sul presidente è stata chiara da questo punto di vista. Oliverio ha deciso di preferire Scalzo (Catanzaro) agli altri uomini renziani che pure hanno dato un grande contributo alla vittoria alle regionali. Il neo presidente, poi, ha messo insieme un imponente staff, che sfiora le venti unità, e che per la grandissima parte (sono solo tre i reggini) è di Catanzaro o delle altre province, compreso il capo di gabinetto. Il che, ovviamente, comporta che il presidente si vede poco o nulla a palazzo Campanella, ormai divenuto sempre più simile ad uno scheletro vuoto. Praticamente assente l’attività delle Commissioni e, complice anche la riduzione del numero dei consiglieri regionali, è diventato “deserto” anche dal punto di vista politico.

Non solo. Con l’approvazione dell’ultima manovra finanziaria, approntata dalla giunta, sono stati reperiti soltanto centomila euro per l’attività istituzionale. Si tratta di una cifra che non può essere bastevole per sostenere neanche una legge che possa definirsi tale. Qualunque tipo di normativa dovesse essere approvata dal Consiglio si troverebbe ad essere priva di copertura finanziaria e, quindi, soltanto una legge manifesto.

Una situazione di stasi totale, dunque, che si somma alle lentezze nel processo di completamento della giunta che non è che abbia visto Reggio particolarmente rappresentata. Anche il ruolo di vice-governatore è andato a Catanzaro.

Sostanzialmente quando saranno pronti gli uffici nuovi di Germaneto pare evidente che sarà del tutto superfluo per i vertici della Regione viaggiare verso lo Stretto per riunirsi o organizzare l’attività istituzionale. Ci si limiterà ad una presenza stretta per le sedute di Commissione e Consiglio che, al momento, sono ridotte al lumicino.

Il definitivo colpo alle ambizioni reggine, infine, potrebbe arrivare nelle prossime settimane quando si dovrà procedere alla nomina del nuovo segretario generale del Consiglio. Dopo il pensionamento di Calabrò, l’ufficio è retto pro tempore da Maurizio Priolo, dirigente interno, che sta svolgendo egregiamente il suo compito. Il bando per la sua sostituzione, però, è già pronto e si rivolgerà a personale interno. Nei prossimi giorni si riunirà la Commissione che dovrà stringere sui criteri con i quali valutare i curricula, ma corre una voce sempre più insistente tra i corridoi del palazzo. Nessuno degli interni dovrebbe i requisiti necessari per ricoprire l’incarico, tanto che si dovrebbe poi procedere all’emanazione di un nuovo bando aperto agli esterni. Un modo tortuoso per arrivare al nome di Saverio Lo Russo, dirigente al Ministero per gli Affari regionali, originario di Catanzaro e con un ottimo personale con Scalzo. Il suo nome era già circolato qualche mese fa, ma adesso è ritornato nuovamente in auge, tanto che Magorno e Scalzo lo avrebbero anche incontrato insieme a Guerini per prospettargli la possibilità. Non solo. Lo Russo sarebbe stato spesso interpellato dai maggiorenti della Regione per avere pareri e consigli, come testimoniato da numerose e fitte corrispondenze via mail.

Sarebbe questo un ulteriore segnale, a prescindere dalle indiscusse capacità di Lo Russo, di un modo di operare che non lascia dubbi e che conduce ad una marginalizzazione della provincia di Reggio e ad un progressivo svuotamento di Palazzo Campanella.