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L'ANALISI. Per Oliverio è l'ultima prova

L'ANALISI. Per Oliverio è l'ultima prova

lprov     dI FILIPPO VELTRI

- La corsa di Mario Oliverio a Presidente della Regione Calabria e’ iniziata – tanto per ricordare qualcosa ai tanti immemori di oggi – nel lontano gennaio del 2014. Cioè oltre un anno e mezzo fa. Fu, per la precisione, quando Oliverio decise di appoggiare Massimo Canale nella partita delle primarie per il segretario regionale del Pd (dopo 4 anni di commissariamento Musi-D’Attorre), che poi vinse Ernesto Magorno.

Allora Oliverio annunciò, infatti, che oltre ad appoggiare Canale intendeva correre per fare il Presidente della Regione Calabria e lanciò la sua prima campagna in giro per la regione. ‘Non mi vogliono? Mi sottoporrò alle primarie’’, diceva.

Sembra passato un secolo ma in realtà sono trascorsi soli 19 mesi. C’era Peppe Scopelliti in carica a Palazzo Alemani e Oliverio (in carica ancora da Presidente della Provincia di Cosenza) disse che non c’era nessuno che poteva fermarlo. Chiese le primarie, le ottenne dopo un estenuante braccio di ferro con mezzo partito calabrese e con tutto il suo partito romano, che gli facevano sgarbi e sgambetti. Poi, ad ottobre 2014, quelle primarie si fecero, dopo un’estate in cui Oliverio corse da un capo all’altro della regione e lui quelle primarie, come e’ noto, le vinse contro Gianluca Callipo e Gianni Speranza. Nel novembre dell’anno scorso stravinse le elezioni regionali, dopo un’altra - e forse la meno impegnativa - delle sue sin qui 3 ripartenze.

Oliverio, dunque, a quella data era già dovuto partire nella sua azione politica almeno tre volte. Ed era nel pieno di un consenso largo, fuori e dentro il suo partito (nonostante grandi fette del Pd romano gli hanno continuato a fare sgarbi e sgambetti di vario genere). Quando il 10 dicembre 2014 Oliverio entrò finalmente a Palazzo Alemanni erano quindi passati 11 mesi dall’avvio reale di una battaglia politica consumatasi senza esclusione di colpi, fuori e dentro la sua coalizione. Ma il bello (o il brutto che dir si voglia) doveva ancora cominciare!

Quello, infatti, che si e’ consumato dopo (sanità, Gioia Tauro, Fondi Ue, infrastrutture, etc etc) ha avuto ed ha dell’incredibile, piegando l’azione politico-amministrativa di Oliverio ad una continua rincorsa e ad una continua polemica sotterranea con un Governo che doveva essere sulla carta suo amico e con un partito in Calabria inesistente o mezzo moribondo e a Roma platealmente seccato, inerte se non platealmente ostile (la vicenda Lanzetta-De Gaetano-Delrio docet).

Oliverio, certamente, ci ha messo del suo, subendo fin troppo i condizionamenti di una situazione politica che nel Pd e fuori ha tentato (e sta tentando anche in queste ore, se solo si pensa all’indecente spettacolo offerto dai renziani) di piegarlo a logiche correntizie e personalistiche e che di reale rinnovamento non voleva nemmeno sentirne parlare!

Solo che ora – dopo la vicenda dei rimborsi regionali e al netto di qualsiasi valutazione di merito sulle singole posizioni – egli e’ atteso dalla quarta e decisiva ripartenza, su cui non può più sbagliare. Come ha scritto sabato e domenica scorsi il direttore del Quotidiano, Rocco Valenti, questi giorni di inizio luglio sono infatti decisivi. Oliverio li vuole affrontare con un piglio deciso, stante alle sue ultime dichiarazioni, con l’appoggio del Pd nazionale mentre localmente non e’ ben chiaro cosa realmente stia succedendo, sia sul fronte renziano che sull’altro fronte non dichiaratamente renziano.

Una cosa ci appare però chiara e sufficientemente logica: o stavolta con la quarta ripartenza in 18 mesi Oliverio ingrana davvero la marcia giusta o non ci sarà nessun’altra ripartenza. Paradossalmente (ma poi non tanto) l’inchiesta della Procura di Reggio Calabria gli spalanca un’autostrada per quel progetto di cambiamento e di rinnovamento che gli era servito per vincere le prime tre ripartenze. Se ne saprà approfittare vincerà non solo lui ma l’idea di una Calabria che può salvarsi. Altrimenti altro giro e altra corsa…