Direttore: Aldo Varano    

CALABRIA. Salvini insieme ai nostri carnefici (e la crisi del Cdx)

CALABRIA. Salvini insieme ai nostri carnefici (e la crisi del Cdx)

salvini e la calabria     di ALDO VARANO

- UNO. Mai contestare Salvini. Svolge in modo tecnicamente perfetto il suo mestiere di provocatore. Non per quel che dice. Ma perché dice e fa solo quel che può provocare. Il suo obiettivo è la polemica. Mi pare ingenuo contestarlo perché punta al clima rissoso e, se possibile, a incidenti che lo facciano finire su giornali e social.

In Calabria è venuto per questo, come quando va tra gli emarginati a spiegare che li piallerebbe, prima gli emarginati e poi i loro campi, con la ruspa.

Da noi a caccia di un triplice bottino.

Intanto, immagazzinare il prestigio che le contestazioni gli procurano tra i vallegiani del profondo Nord. Essere osteggiati in Calabria, terra di ndrangheta, sequestratori, politici corrotti e comunità parassite, è una medaglia. Salvini prima o poi la esibirà.

Inoltre, per conquistare di uomini e donne “contro”. Fattispecie corposa nel Mezzogiorno dove rancori sociali subalterni e anarchicheggianti l’alimentano. Un elettorato che ama chi è contro tutti e tutto, a prescindere.

Ma soprattutto è venuto a gettare la rete. Sa che il rumore può annunciare successo elettorale e attira come il miele gli avventurieri sempre alla ricerca di un po’ di potere (e di quattrini). Preoccupante, anche se poi giustificata con impaccio, la presenza di Confindustria della Calabria.

DUE. Detto questo, bisogna capire perché la destra calabrese gli ha fatto da corona. Se la Ferro e la Santelli, al momento ultima speranza del Cdx calabrese, non hanno chiaro che la ricomposizione del Cdx passa da un progetto di rigenerazione alternativo a Salvini, siamo in un guaio politico. Renzi a Roma e Oliverio a Catanzaro governeranno in eterno senza alternative (e questo non è mai buono) mentre i voti della destra che si astiene (Salvini li ha chiesti in prestito), continueranno a evitare le urne.

TRE. Gli insulti e le chiassate non c’entrano nulla. Salvini le alimenta per i motivi di cui sopra e anche per nascondere i fatti. Al di là delle provocazioni, lui è uno dei grandi sacerdoti della strategia politica fondata sul convincimento (sempre più pericolosamente diffuso e più sapientemente alimentato) che l’Italia senza il Sud funziona meglio. Non è possibile tagliare la penisola sopra Napoli separando per sempre i destini? Salvini (per ora) si accontenta anche di un paese che concentri in modo crescente le risorse italiane al Centro-Nord e abbandoni, senza dichiarazioni ufficiali, il Sud al suo degrado (che è innegabile e anche effetto della strategia nordista). La paura che diffonde su emigrati e ordine questo deve nascondere.

L’area culturale della destra calabrese, e il centro calabrese che guarda a destra, sanno che i venti anni di storia che abbiamo alle spalle, pesantemente condizionati dalla Lega, hanno spostato l’allocazione delle risorse del paese drenandole da Sud a Nord. Per capirlo basta tenere il conto dei ragazzi vostri vicini che sono costretti a lasciare la Calabria. L’ex ministro Tremonti, che ha teorizzato il Sud come palla al piede del paese (riprendendo un’antica immagine), ha avuto il sostegno incondizionato della Lega che per difenderlo ha più volte minacciato di mollare Berlusconi. Mai niente in politica accade per caso.

I voti presi da Fi in passato non si sono squagliati per le risse tra colonnelli (e colonnelle) azzurri ma per la percezione di una progressiva emarginazione del Sud che ha imprigionato nelle proprie abitazioni l’elettorato di destra del Mezzogiorno. Traditi dalle promesse di un sogno e di una rivoluzione liberare hanno smesso di votare una coalizione sempre più dipendente da un nordismo cieco che ha danneggiato (oltre al Sud) l’intero paese. E’ questo il nodo politico e culturale con cui il Cdx deve fare i conti. Anche in Calabria.

QUATTRO. Scambiare Salvini con un leader da ascoltare con attenzione (o difendere politicamente anche se un po’ maleducato), anziché come l’agente subalterno degli interessi forti che operano nelle culture nordiste che si nutrono scaricando odio e responsabilità contro i meridionali e il ceto politico che esprimono, è un grave errore politico che può essere spiegato solo con la confusione che ha già sbriciolato il Cdx in Calabria e gli sta impedendo di tenere insieme perfino i cocci (vedi vicenda referendum sullo statuto calabrese).

Dietro l’accoglienza del Cdx a Salvini persiste l’illusione che sia possibile un rilancio senza dover andare al di là della somma di partiti e movimenti che la destra ha già sperimentato. Eppure quell’aggregazione nel 2013 (quando B non era impedito o condannato) venne punita da circa 9 milioni di italiani di Cdx che restarono a casa o votarono altrove. Un’aggregazione finita e non più proponibile.

Chi si mette con Salvini al Sud è politicamente bruciato, si tratti del Sap, di chi a nome della città di Catanzaro gli dà il benvenuto (deliberato dalla giunta Abramo?) come il factotum politico del consigliere Tallini, di chi lo ascolta alla ricerca di idee. Nella migliore delle ipotesi si prenderà l’accusa di essere un Quisling e/o carnefice della propria terra. Possibile che a destra non ci sia nessuno capace di battere un colpo d’ala per dare una sponda al popolo di Cdx che ha smesso di votare?