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L’ANALISI. E la bomba referendum, innescata da Santelli e Ferro, scoppia dentro il Cdx

L’ANALISI. E la bomba referendum, innescata da Santelli e Ferro, scoppia dentro il Cdx

ferro-santelli    di RICCARDO TRIPEPI

- Niente referendum popolare sulla riforma dello Statuto. I termini per la presentazione della richiesta sono scaduti ieri e il centrodestra non è stato in grado (non ha voluto?) di raccogliere le sette firme necessarie per avviare la consultazione.

Era ormai noto da tempo che il consigliere di Forza Italia Ennio Morrone e il consigliere della Casa delle Libertà Giuseppe Graziano si fossero sfilati dalla truppe dei referendari convinti. Tanto che i due non si erano presentato all’ultima riunione di verifica convocata a Reggio Calabria da Jole Santelli. Un’assenza che aveva fatto letteralmente imbufalire Mimmo Tallini e i cosiddetti falchi che avevano già da allora puntato l’indice contro i due “traditori”. Tallini, in realtà, aveva fatto di più chiedendo di presentare alla segreteria di palazzo Campanella il documento di richiesta del referendum in possesso di Jole Santelli e che, a suo tempo, era stato sottoscritto anche da Graziano e Morrone. Per il consigliere catanzarese quel documento era da considerarsi valido a tutti gli effetti.

Dagli uffici di palazzo Campanella, però, hanno fatto sapere che per una richiesta valida sarebbe stato necessario procedere all’autenticazione delle firme poste in calce al documento.

In ogni caso Graziano e Morrone hanno diffidato ufficialmente i capigruppo Nicolò e Cannizzaro di procedere al deposito di quel documento. E ai due non è rimasto altro che prendere atto di avere in mano soltanto sei firme, non sufficienti per poter avviare la macchina referendaria.

Un regalo per Oliverio che lunedì vedrà entrare in vigore lo Statuto riformato e potrà procedere al varo della giunta senza limiti nella nomina degli esterni. Ma soprattutto una grave ferita per la coalizione di centrodestra che, per dirla con Wanda Ferro, deve registrare una pesante sconfitta con il mancato avvio del referendum. Tallini stesso, nel momento in cui ha indicato chiaramente le responsabilità di Morrone e Graziano sull’esito finale della vicenda, ha invitato Jole Santelli ad assumersi le sue responsabilità e chiesto una verifica interna al partito.

Da una situazione di potenziale vantaggio, insomma, si è passati ad un “liberi tutti” che fa riemergere le spaccature interne al centrodestra che erano state mitigate appena il mese scorso con le vittorie alle amministrative registrate in centri nevralgici come Vibo, Gioia Tauro e Lamezia Terme. Divisioni che sembrano sembra coincidere con l’asse degli ex An (Ferro, Tallini) e quello dei forzisti della prima ora (Santelli, Nicolò).

Le prossime settimane saranno determinanti per capire che tipo di aggiustamenti ci saranno all’interno dei partiti. Al trambusto del referendum vanno aggiunti i fermenti delle forze vicine a Scopelliti a Reggio Calabria (da ultimo anche Caridi e Cannizzaro sembrano voler specificare una loro posizione autonoma), quelli catanzaresi di Tallini e Ferro che guardano con attenzione alle istanze portate avanti da Tallini e la battaglia che presto sarà avviata a Cosenza in vista della scelta del futuro sindaco.